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Il LiDAR, acronimo di Light Detection and Ranging, è una tecnologia di rilevamento che utilizza la luce sotto forma di laser per misurare distanze e creare rappresentazioni tridimensionali di oggetti e superfici. Funziona emettendo impulsi di luce laser e misurando il tempo impiegato da ciascun impulso per tornare al sensore dopo aver colpito un oggetto o un terreno.
Le principali applicazioni del LiDAR includono:
- Cartografia e mappatura: Creazione di mappe topografiche dettagliate e modelli digitali del terreno.
- Monitoraggio ambientale: Analisi della vegetazione, studio delle risorse naturali e monitoraggio dei cambiamenti ambientali.
- Archeologia: Scoperta e mappatura di resti archeologici che possono essere nascosti dalla vegetazione o dal terreno.
- Geologia e geotecnica: Studio della conformazione del terreno e delle sue proprietà fisiche.
- Automazione e veicoli autonomi: Utilizzo in sistemi di navigazione e guida autonoma per il rilevamento dell’ambiente circostante.
Grazie alla sua precisione e capacità di raccogliere dati in modo rapido ed efficiente, il LiDAR è diventato uno strumento fondamentale in molti settori, dall'ingegneria all'ambiente, dall'urbanistica all'agricoltura di precisione.
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Una start-up russa Air HES diretta da Andrew Kazantsev vorrebbe produrre energia e elettricità dalla nubi: il sistema comprende un piccolo dirigibile provvisto di una micro-turbina e una vela verticale di 1.000 m², che “imprigiona” tra le sue fibre il vapore acqueo contenuto nelle nuvole all’altezza di oltre 2.000 metri di quota.

L’acqua raccolta viene successivamente trasferita verso un serbatoio posizionato a terra (il dirigibile è ancorato al suolo tramite dei cavi) per mezzo di tubi speciali; il suo movimento produce energia cinetica che mette in funzione le pale della turbina producendo, a sua volta, energia meccanica che sarà convertita in elettricità grazie ad un alternatore.
Prima di essere immessa nella rete elettrica, però, l’energia elettrica prodotta dovrà passare in un trasformatore che ne abbasserà l’intensità alzando la tensione; raggiunto il luogo di impiego, la corrente, sempre tramite un trasformatore, subirà un processo inverso al precedente, cioè l’intensità sarà alzata e la tensione diminuita: solo a questo punto l’elettricità sarà pronta per l’uso domestico.
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Notizia da energycue.it: il Giappone ha scoperto un nuovo materiale innovativo per produrre idrogeno. Vediamo un pò....
L’idrogeno è considerato una delle fonti di energia del futuro grazie alla sua capacità di generare energia senza emettere gas serra. Viene utilizzato in diversi settori, tra cui quello energetico, industriale e dei trasporti.

L’elettrolisi, che separa l’acqua in idrogeno e ossigeno utilizzando energia elettrica, è una delle tecnologie più promettenti per una produzione sostenibile di idrogeno, soprattutto se l’elettricità proviene da fonti rinnovabili.
Un altro metodo comune è il reforming del gas naturale, che produce idrogeno combinando metano con vapore acqueo. Questo processo è attualmente il più economico, ma ha un impatto significativo sull’ambiente a causa delle emissioni di CO₂.
La gassificazione delle biomasse rappresenta una strada interessante per la produzione di idrogeno sostenibile. Questo processo utilizza materiali organici per generare gas di sintesi, che possono essere ulteriormente convertiti in idrogeno.
Negli ultimi anni, l’attenzione globale si è concentrata sulla produzione di idrogeno, considerato il carburante del futuro nella transizione energetica e nella decarbonizzazione dell’economia. In questo contesto, il Giappone ha compiuto un passo straordinario, riuscendo a generare idrogeno ininterrottamente per oltre 3.000 ore utilizzando un innovativo materiale spagnolo. Questo risultato non solo dimostra l’impegno del Giappone nella produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio, ma segna anche un importante traguardo nella ricerca globale per un’energia più pulita.
Il Giappone, infatti, sta cercando di superare la sua dipendenza dall’iridio, un metallo prezioso necessario per il processo di elettrolisi, riducendo il suo uso del 95% senza compromettere l’efficienza. Questa scoperta, realizzata da ricercatori dell’Istituto Riken, potrebbe contribuire significativamente alla creazione di un’economia a zero emissioni, puntando sull’idrogeno verde come risorsa chiave per il futuro. Il loro sistema innovativo utilizza un frammento di ossido di manganese come catalizzatore, garantendo prestazioni elevate con un minore impiego di materiali costosi.
Il team di ricerca, guidato da Ryuhei Nakamura, ha dimostrato di poter produrre idrogeno con un’efficienza dell’82% e senza quasi alcuna degradazione, testando il nuovo catalizzatore per un periodo prolungato. Questa scoperta ha suscitato interesse nel settore industriale, con varie aziende già in fase di sperimentazione per implementare la tecnologia. Secondo Nakamura, la realizzazione di una produzione di idrogeno verde efficace e redditizia potrebbe diventare una realtà entro il 2030, aprendo la strada a un’energia più sostenibile e accessibile.
Tuttavia, la transizione verso un sistema energetico basato sull’idrogeno richiederà tempo e ricerca continua. Con una produzione media globale di energia che si attesta attorno ai 18 terawatt, Nakamura è convinto che l’adozione di nuove tecnologie e metodi sarà fondamentale. La ricerca di metalli comuni per la creazione di catalizzatori innovativi, come quella condotta in Giappone, si rivela cruciale per il progresso verso un’economia a basse emissioni. La notizia del “hacking” dell’idrogeno da parte del Giappone si allinea perfettamente con gli sviluppi nell’industria dell’idrogeno, compreso il ritrovamento della miniera di idrogeno più grande della storia vicino alla Spagna.
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Questi obiettivi potranno poi essere meglio raggiunti grazie alle ulteriori tecnologie innovative offerte da 5G, IoT (Internet of Things) e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, con le quali sarà possibile facilitare lo scambio di informazioni tra il veicolo e la piattaforma di gestione del sistema, accrescendo la sicurezza sulla strada e l’efficienza di viaggio.