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La circumnavigazione dell'Africa da parte dei Fenici sotto ordine del faraone Necao II è una storia affascinante che ha radici nell'antichità, sebbene non vi sia una conferma storica definitiva di questo evento. Tuttavia, ci sono prove e indizi che suggeriscono che una circumnavigazione potrebbe essere avvenuta.
La storia di questa circumnavigazione è riportata principalmente nei racconti di Erodoto, l'antico storico greco spesso considerato il "padre della storia". Secondo Erodoto, nell'VIII secolo a.C., il faraone Necao II ordinò ai Fenici, un popolo marittimo noto per le loro abilità di navigazione, di circumnavigare l'Africa. L'obiettivo era scoprire se l'Africa fosse un'isola o se fosse possibile navigare intorno ad essa e tornare in Egitto.
Erodoto racconta che i Fenici partirono dal Mar Rosso e iniziarono il loro viaggio verso sud lungo le coste orientali dell'Africa. Dopo un lungo viaggio, giunsero nell'Oceano Atlantico e procedettero verso nord lungo le coste occidentali dell'Africa. Infine, tornarono in Egitto attraverso il Mediterraneo, completando così la circumnavigazione.
Sebbene la storia di Erodoto sia affascinante, molti storici moderni sono scettici riguardo alla sua completezza e precisione. Alcuni ritengono che potrebbe essere stata un'esagerazione o una distorsione della realtà. Tuttavia, ci sono alcune prove archeologiche e geografiche che suggeriscono che i Fenici potrebbero essere arrivati fino alle coste dell'Africa occidentale, come reperti fenici trovati in Africa e conoscenze geografiche di altri popoli dell'antichità.
In definitiva, mentre la circumnavigazione dell'Africa da parte dei Fenici sotto ordine del faraone Necao II rimane una storia affascinante e suggestiva dell'antichità, le prove storiche concrete sono limitate e la verità dietro questo evento potrebbe rimanere avvolta nel mistero.
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In questi giorni si svolge la Paqua, in particolare si ricorda la sua Morte per la remissione dei nostri peccati e, la Resurrezione che rappresenta la Vittoria sulla morte stessa.
Di Gesà, figlio di un falegname, non si sa nemmeno l'anno di nascita stesso: secondo molti studiosi , se la stella cometa fosse la cometa di Halley, sarebbe pasata tre anni prima. Dico se fosse la cometa di Halley, perchè secondo alcuni studiosi la stella cometa poteva essere una inter'azione fra pianeti. Sta di fatto che la tradizione dice che per adorarlo sono andati tre Re Magi che portarono oro, incenso e mirra;a questi si aggiunsero dei pecorai, persone non attendibili. Non è nemmeno certo il mese e giorno di nascita riportato per errore molto probabilmente dai monaci medievali.
La religione cristiana si diffuse nell'impero romano anche per una questione di riscatto degli umili. Nell'impero romano, gli schiavi validi diventavano liberi e spesso grazie alle loro capacità divenivamo uomini di fiducia di potenti e ricchissimi.
In Palestina la pressione fiscale romana era forte e si poteva essere crcefissi se non si pagavano le tasse. Questo stato di cose portò molti Giudei come Barabba alla ribellione. Il Paese, come oggi, era pieno di tumulti e di molti predicatori come Giovanni Battista cugino di Gesù.
Tra l'altro pare che i Vangeli dei quattro evangelisti, scritti decenni dopo la morte di Cristo, non siano completi. Secondo la tradizione Gesù giunto a Gerusalemme poco prima di essere yradito da Giuda e condannato, secondo molti studiosi è strano che la folla abbia preferito Barabba a Gesù che era stato accolto con onori e impiego di palmw; secondo gli studiosi, Gesù, accolto con largo impiego di palme fa pensare che sia giunto a Gerusalemme mesi prima quando le palme erano disponibili e poi a causa di avvenimenti imprigionato.
Strano è che andato al Tempio, che a quel tempo era dedito più agli affari che al credo a cacciato molti dichiarando che avevano ridotto il luogo sacro in una spelonca senza che alcuno agisse. Come Mai?
Molto probabilmente Gesù era protetto da importanti personalità come l'amministratore di Erode Antipa perchè muovendosi con un mungo seguito cone i 12 apostoli e le loro famiglie aveva bisogno di aiuti economici e molto probabilmente anche da Roma stessa.
I vangeli non parlano di Elio Seiano prefetto del pretorio e imparentato con Pilato. Elio Seiano, facente parte dei cavalieri, divenne uomo di fiducia di Tiberio imperatore romano soprattutto dopo che a causa di un terremoto coprì col suo corpo l'imperatore: alla fine Tiberio e Elio Seiano furono liberati dagli ammassi prodotti dal terremoto; Tiberio, amareggiato, si rifugiò nella sua tenuta di Capri lasciando Seiano il governo. In seguito alla morte di alcuni parenti imperiali mandò una lunga lettera letta da Macrone in cui alla fine Tiberio accusava Seiano di alto tradimento e di eseguire subito la condanna a morte: dopo un sommario processo in senato, Elio Seiano, che doveva essere il successore di Tiberio, fu condotto al carcere Mamertino dove fu subito strangolato e il corpo dato al popolo che ne fece scempio e poi buttò i resti nel Tevere.
Quando la notizia giunse a Gerusalemme Gesù perse i suoi appoggi politici e da qui l'ultima cena, il tradimento di Giuda e l'intervento del Sinedrio di cui Caifa minacciò Ponzio Pilato di non tradire l'imperatore: il governatore se ne lavò, come sappiamo le mani, condannando alla crocifissione Gesù.La tradizione o il Credo vuole che Gesù resuscitò dopo tre giorni.
Certo che i Vangeli sono più di quattro, a cui si aggiungono quelli di Tommaso, della Madonna, di Maria Maddalena,...... Tra gli apostoli molto probabilmente spiccava Maria Maddalena ridotta poi a ruolo quasi di prostituta.
C'e di fatto che il Cristianesimo si diffuse in tutto l'impero romano e, soprattutto in Oriente: in effetti non fu un caso che Costantino spostò la capitale da Roma a Bisanzio, una ex colonia greca, sullo stretto dei Dardanelli, battezzandola Costantinopoli oggi Istanbul.
In effetto dopo l'editto di Milano del 315 d.C. ben presto il cristianesimo divenne la religione principale. E non fu un caso. Dopo l'esperimento fallito della Tetrarchia di Diocleziano, con Costantino si voleva diffondere il pensiero un unico Dio, un solo imperatore. Da qui poi come vedremo scaturì poi la lotta alle investiture tra il papato e gli imperatori.
Sta di fatto che non c'erano notizie certe su Gesù che era un umile falegname anche se abbastanza colto di teologia. Il pensiero di Gesù fu poi raccolto da Maometto che riporta nel Corano molti personaggi della Bibbia compreso Gesù. Poi l'ignoranza dell'Uomo, la ricerca del diverso, di chi la pensa diversamente e, la successiva repressione partendo dalla minoranza ebraica presente in Europa e dall'affermazione di San Bernardo di Chiarevalle che sosteneva che non era peccato uccidere un infedele: questa affermazione portò a massacrare la popolazione di Gerusalemme nel 1089 costituita da Arabi e Giudei, dopo la conquista crociata. In nome di Dio, che è concettualmente creazione, furono determinati stermini da ambo i lati: i mussulmani, durante le Crociate, nell'occupare un castello crociato uccidevano e facevano a pezzi in particolare i Templari i cui resti venivano buttati nei pozzi.
Questa cattiva usanza è presente tutt'oggi. in particolare in Palestina. In Israele i gendarmi vanno alla ricerca spesso di palestinesi seviziandoli seminando odio senza fine: ne abbiamo notizie dai telegiornali.
In occasione delle festività che il Signore ci aiuti a trovare la giusta strada della PACE e del Progresso,,,,,
Giuseppe
divulgatore di Pace e Benessere Globale
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La situazione in Gaza è estremamente complessa e le cause della guerra attuale sono il risultato di una serie di fattori storici, politici, sociali ed economici. Ecco alcuni dei principali fattori che contribuiscono al conflitto attuale:
Striscia di Gaza, la storia | Wired Italia
Territorio e confini: Il conflitto tra Israele e Palestina riguarda in gran parte la questione dei confini e del controllo territoriale. Dopo la guerra arabo-israeliana del 1948 e la guerra dei sei giorni del 1967, Israele ha occupato la Striscia di Gaza insieme alla Cisgiordania e alla parte orientale di Gerusalemme. Questa occupazione ha portato a tensioni costanti con la popolazione palestinese, che rivendica il diritto all'autodeterminazione e alla creazione di uno Stato indipendente.
Blocco di Gaza: Dal 2007, Gaza è stata soggetta a un blocco israeliano che ha limitato l'accesso della popolazione a beni essenziali, incluso cibo, acqua, medicine e materiali da costruzione. Questo blocco ha avuto un impatto devastante sull'economia e sul benessere della popolazione locale, alimentando sentimenti di rabbia e disperazione.
Violazioni dei diritti umani: Sia Israele che gruppi armati palestinesi sono stati accusati di violazioni dei diritti umani e crimini di guerra. Queste violazioni includono attacchi indiscriminati su civili, uso di armi proibite, detenzioni arbitrarie e demolizioni di case.
Estremismo e radicalizzazione: Gruppi estremisti palestinesi come Hamas hanno guadagnato consenso in parte a causa della situazione di oppressione e povertà a Gaza. Allo stesso modo, l'estremismo di alcuni settori della società israeliana ha contribuito ad alimentare il conflitto.
Manca di una soluzione politica: Nonostante gli sforzi internazionali e i tentativi di negoziato, non c'è stata una soluzione politica duratura al conflitto israelo-palestinese. La mancanza di progressi nella ricerca di una soluzione basata sulla coesistenza pacifica e la creazione di due Stati indipendenti ha alimentato la frustrazione e il ciclo di violenza.
Questi sono solo alcuni dei fattori che contribuiscono al conflitto attuale a Gaza. La situazione è estremamente complessa e richiede una comprensione approfondita della storia e della politica della regione per essere affrontata in modo efficace.
La situazione viene aggravata dalle convinzioni religiose, in particolare gli israeliani sostengono che i terreni occupati sono stati dati loro da dio. estromettendo i palestinesi non voluti da nessuno. per diversi motivi. Dovremmo intervenire per terminare la immane distruzione e massacri. Porre le condizioni per una PACE definitiva permettendo ad ogni essere umano di tendere alla felicità abbattendo mura, realizzando una societò trasparente basata sul lavoro, sulla voglia di fare., facendo si che ogni essere umano possa avere una vita degna di essere vissuta. E' già stato accennato abbondantemente nel forum Supersapiens.it. Lo vedremo presto dettagliatamente nel programma di sviluppo globale Giuseppe Pignatale.
Giuseppe
Supersapiens.it Promozione Sviluppo Globale Benessere
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Nel 1683 i Turchi invasero l'Austria assediando per la seconda volta Vienna: il primo assedio turco di Vienna avvenne nel 1529 e l'esercito turco allo fine si ritirò.
La battaglia di Vienna ebbe luogo tra l'11 e il 12 settembre 1683 e fu l'atto finale del secondo assedio ottomano di Vienna; fu combattuta dalle truppe alleate polacche, austriache e tedesche comandate da Giovanni III Sobieski contro l'esercito ottomano comandato da Kara Mustafa Pascià. L'assedio iniziato ill 14 luglio dello stesso anno, quando un numero variabile tra 150000 e 300000 militari ottomani avevano circondato la capitale austriaca.
L'imperatore Leopoldo I si era rifugiato a Passavia, da cui dirigeva l'attività diplomatica (sostenuto dalla diplomazia del papa Innocenzo XI) indispensabile per tenere unito un esercito variegato in un momento tanto drammatico; di conseguenza i capi militari della città non esitarono a conferire a Sobieski il comando dell'esercito così composto:
30.000 polacchi al comando di Giovanni III Sobieski con circa 5.000 ussari alati, l'élite dell'esercito polacco;
18.500 austriaci, toscani, veneziani e mantovani, al comando di Carlo V duca di Lorena e di Eugenio di Savoia;
19.000 franconi, svevi e bavaresi, al comando di Giorgio Federico di Waldeck;
9.000 sassoni, al comando di Giovanni Giorgio III di Sassonia.
In tutto quindi le forze europee contavano su circa 75.000 uomini, contro 150.000/200.000 ottomani che avevano invaso l'Austria. La maggior parte di essi, tuttavia, non si trovava a Vienna il giorno della battaglia.
Le forze cristiane, appena arrivate, conoscevano malissimo il territorio, mentre i soldati all'interno della città erano mal ridotti a causa dei due mesi d'assedio. Buona parte dell'esercito ottomano aveva comunque una scarsissima preparazione militare, e alcuni loro contingenti (come i tartari e i magiari) parteciparono solo in maniera indiretta alla battaglia e all'assedio, limitandosi a saccheggiare i territori circostanti e a compiere incursioni. Durante la battaglia l'esercito ottomano non si riunì, ma inviò un corpo ad affrontare i polacco-imperiali, mentre altre truppe continuavano ad assediare la città.
In pratica la battaglia fu uno scontro fra i polacchi e la parte militarmente più capace dell'esercito del Gran Visir, che si trovò a combattere in condizioni di rilevante inferiorità e di stanchezza, dato che combatteva da giugno contro la guarnigione di Vienna ed era stato indebolito da diverse epidemie, soprattutto di dissenteria. La maggior parte dell'esercito ottomano era partita per la guerra nell'autunno dell'anno precedente, con marce che avevano avuto inizio in Crimea, Valacchia, Mesopotamia, Armenia, o dalla stessa Costantinopoli.
La sconfitta ottomana fu l'evento scatenante della guerra austro-turca, conclusasi formalmente con la successiva firma del trattato di Carlowitz (1699). A seguito di tale vittoria, gli Stati europei ripristinarono la loro sovranità su gran parte dei territori dell'Europa orientale conquistati nei due secoli precedenti dagli ottomani, per i quali l'evento segnò invece la fine della stagione dell'espansionismo.
Il grosso dell'esercito ottomano investì Vienna ed i suoi difensori il 14 luglio. Il conte Ernst Rüdiger von Starhemberg, capo delle truppe superstiti (circa 20.000 uomini) rifiutò di arrendersi e si chiuse dentro le mura della città. La corte imperiale e gli ambasciatori presenti, presi dal panico, si diedero alla fuga. Drappelli di Tatari, talvolta di soli 3 o 4 uomini, arrivarono a 80 chilometri ad ovest di Vienna, saccheggiando e disturbando le comunicazioni, incendiando villaggi e fienili, radunandosi e disperdendosi a seconda delle condizioni locali, e diffondendo il panico secondo la più consolidata tradizione mongola.
I difensori avevano abbattuto le case che circondavano la città, in modo da non lasciare alcun riparo per chiunque si avvicinasse alle mura, anche se i lavori erano stati affrettati e mal eseguiti. Kara Mustafa Pascià risolse il problema facendo scavare profonde trincee che dal campo ottomano si diramavano fino Sopra: Giovanni III Sobiesky
alle mura, limitando così di molto il numero di batterie viennesi in grado di colpire i soldati che si avvicinavano.
Dato che le mura della città erano molto solide ed i cannoni ottomani piuttosto vetusti ed inefficaci, gli assedianti pensarono bene di minare le mura — come avevano già fatto a Candia contro i Veneziani — anziché distruggerle a cannonate. Le trincee furono così prolungate fin sotto le mura dove vennero poste le cariche esplosive. L'artiglieria d'assedio ottomana era di qualità appena sufficiente, scarsa e scadente quella campale da utilizzare in supporto, al contrario gli ingegneri turchi avevano una grande abilità sia nella guerra di mina e contromina, sia nello scavo delle trincee di approccio.
Un po' alla volta i lavori d'assedio ottomani distrussero le difese situate posteriormente al palazzo imperiale e al bastione Bug: il rivellino antistante fu completamente distrutto con più mine, ambedue i bastioni presso il torrente Wien furono rovinati sullo spigolo e notevolmente danneggiati in vari punti, mentre il muro tra i due bastioni venne ulteriormente indebolito. Quando l'esercito di soccorso raggiunse la città danubiana rimanevano ormai pochi giorni di tempo previsti prima dello sfondamento. Tuttavia la difesa asburgica fu molto aggressiva ed efficiente — almeno in superficie —, riuscendo a rallentare notevolmente i lavori d'approccio; di contro gli austriaci fecero molta fatica ad operare delle contromine. Inoltre la calura estiva e la concentrazione di civili e militari nella città causò, com'era sperato dai turchi, un'epidemia di dissenteria, che però si diffuse anche tra gli assedianti.
Kara Mustafa non aveva però messo in conto che Leopoldo I a Passavia aveva ormai concluso l'accordo con i suoi alleati, tra cui spiccava Sobieski e la sua potentissima cavalleria composta da Ussari alati di Polonia, che si preparava infatti a marciare verso Vienna. Va infatti ricordato che Kara Mustafa era tranquillo, in quanto la maggior potenza continentale dell'epoca, la Francia di Luigi XIV, sperava in un ulteriore indebolimento dell'Austria, in vista di una possibile espansione verso ovest. L'intransigente posizione papale contribuì a disinnescare questo rischio, spingendo al contrario Luigi XIV a inviare una squadra navale contro Algeri per dimostrare la sua cattolicità.
L'assedio fu ovviamente durissimo, con malattie, fame e morte all'ordine del giorno. Ormai il destino della città era segnato, e i Turchi aspettavano solo di penetrarvi, anche se loro stessi non sapevano se saccheggiare "la mela d'oro" (soprannome turco di Vienna) e passare lì l'inverno, oppure conquistarla ed annettere così l'Austria orientale al loro impero. Carlo V di Lorena e i suoi uomini compirono numerosi movimenti in appoggio alla capitale, disturbando — assieme alle sortite delle fortezze rimaste isolate alla frontiera — i rifornimenti ottomani. Le truppe austriache, molto esigue numericamente, furono subito fronteggiate dagli ungheresi di Imre Thököly, alleati dei Turchi, ma in svariati scontri ebbero la meglio, costringendo gli Ungheresi alla ritirata.
Kara Mustafa, compreso l'acuirsi delle difficoltà dell'impresa, diede ordine di procedere alla distruzione delle mura e di prepararsi all'assalto finale, rinunciando a inseguire il duca di Lorena che nel frattempo si era allontanato dalla città. La situazione pareva di nuovo volgere a favore degli assedianti in quanto le mura poco a poco si assottigliavano erose dalle mine turche. Prevedendo l'imminente apertura di una breccia nelle mura, i viennesi si prepararono al combattimento strada per strada. Nonostante le richieste da parte dei giannizzeri e dai generali turchi, Kara Mustafa decise di non fortificare il campo con bastioni di terra e legno, ritenendo che non si potessero togliere genieri, manodopera e legname alla costruzione di trincee d'approccio.
La battaglia ebbe inizio all'alba, subito dopo la messa celebrata da Marco d'Aviano. Furono i Turchi ad aprire le ostilità nel tentativo di interrompere il dispiegamento di forze che la lega santa stava ancora ultimando. Carlo di Lorena ed i tedeschi rintuzzarono l'attacco in attesa che Sobieski ed i suoi fossero pronti.
Kara Mustafa ancora una volta rinunciò ad ingaggiar battaglia sperando di riuscire a entrare in Vienna in extremis, lasciando così altro tempo alle forze cristiane di ultimare il dispiegamento. Ma ormai le sorti volgevano decisamente in favore degli occidentali, e addirittura gli assediati, galvanizzati dall'arrivo dei rinforzi, attaccavano le file turche. La battaglia era cominciata, furibonda come e più del previsto. I turchi pagarono subito l'errore di non essersi preparati a difendersi dalle forze provenienti dal nord, trovandosi di fatto con l'élite dell'esercito (i Giannizzeri) schierati dove non serviva, cioè presso le mura che erano ancora in piedi, e le retroguardie difese solo da truppe poco preparate. A questo punto Kara Mustafa capì che la battaglia era persa, e tentò con tutte le forze di vendere cara la pelle, cioè prendere Vienna, complicando così di molto i piani della Lega Santa e soprattutto infliggendole lo smacco di entrare in città proprio mentre la battaglia volgeva a favore dei cristiani. Inoltre i generali turchi si resero conto degli errori tattici che stava compiendo Kara Mustafa, dando così il giusto peso alle sue direttive. Molti di loro intervennero in maniera corretta per approfittare delle falle nell'attacco cristiano, per altro mal condotto e mal organizzato, dal momento che nessuno dei generali cristiani era abituato a muovere eserciti così grossi formati da una coalizione eterogenea per lingua e religione, e privi di un comando centrale organizzato. Tuttavia le controffensive turche fallirono una dopo l'altra: se gli assalti si rivelavano infatti ben azzeccati e ben diretti, d'altro canto la mancanza di riserve, il caos nelle retrovie e l'assenza di ordini fecero sì che i turchi vittoriosi si ritrovassero circondati e finissero con l'essere eliminati un po' alla volta in scontri molto violenti e molto confusi.
Ma ancora l'esercito cristiano non aveva giocato la sua carta più forte: la cavalleria polacca. Nel tardo pomeriggio dopo aver seguito dalla collina l'andamento dello scontro 4 corpi di cavalleria (1 tedesca e 3 polacche) scesero all'attacco a passo di carica. L'attacco fu condotto da Sobieski in persona e dai suoi 3000 Ussari. La carica sbaragliò definitivamente l'esercito turco, mentre gli assediati uscirono dalle mura per raggiungere i rinforzi che già inseguivano gli ottomani in rotta. Il cronista turco Mehmed, der Silihdar così commentò l'arrivo dell'armata del Sobieski:
«Gli infedeli spuntarono sui pendii con le loro divisioni come nuvole di un temporale, ricoperti di un metallo blu. Arrivavano con un'ala di fronte ai valacchi e moldavi addossati ad una riva del Danubio e con l'altra ala fino all'estremità delle divisioni tartare, coprivano il monte ed il piano formando un fronte di combattimento simile ad una falce. Era come se si riversasse un torrente di nera pece che soffoca e brucia tutto ciò che gli si para innanzi.»
La battaglia di Vienna vide anche l'esordio in combattimento di un futuro, grande condottiero: Eugenio di Savoia.
È storicamente provato che un notevole contributo alla vittoria di Sobieski fu arrecato dal graduato polacco Jerzy Franciszek Kulczycki, che svolse attività di spionaggio trafficando con i turchi in sacchi di caffè, ma in realtà fornendo al comando polacco notizie sulla dislocazione delle truppe turche e sui loro movimenti. Finito l'assedio Jan III lo ricompensò con una scritta sul suo stemma di famiglia: Salus Vienna Tua, nonché donandogli tutto il caffè abbandonato dalle truppe ottomane.
Gli ottomani persero circa 45000 uomini tra assedio e battaglia, a fronte dei 15000 della coalizione occidentale, che recuperò anche una gran parte del bottino accumulato dagli ottomani nel corso delle loro scorrerie nei Balcani. Poiché fu la cavalleria polacca la prima ad entrare nel campo turco si crearono non pochi malumori con i tedeschi, visto che il bottino raccolto in quell'occasione non fu diviso. Il saccheggio degli accampamenti periferici turchi (posti in ogni direzione attorno alla capitale) stemperò gli animi. Comunque sia il Principe Elettore di Sassonia che quello di Baviera lasciarono Vienna dopo pochi giorni, il primo senza partecipare all'inseguimento degli ottomani in ritirata.
Con il bronzo dei cannoni vinti ai turchi fu realizzata nel 1711 una grande campana del peso di 21 tonnellate, installata nel Duomo di Vienna.
Come già per le battaglie di Poitiers e di Lepanto, quella di Vienna assunse una profonda valenza religiosa. Come visto in precedenza, nelle prime ore del mattino del giorno della battaglia venne celebrata la Messa e, secondo la tradizione, Sobieski in persona prestò il proprio servizio all'altare . Innocenzo XI, per ringraziare la Vergine della vittoria contro gli Ottomani, proclamò la festa del Santissimo Nome di Maria il 12 settembre.
Il protagonista di questa vittoria, oltre al re polacco Sobieski, fu anche il frate cappuccino Marco d'Aviano. Fu incaricato dal Papa Innocenzo XI, nella primavera del 1683, di sollecitare i regnanti cattolici ad allearsi in una Lega Santa per contrastare l'avanzata turca. Fu l'instancabile opera di mediazione del frate che portò i sovrani europei ad affidare il comando della Lega al Sobieski. Nei due mesi di assedio, Marco d'Aviano incoraggiò e confortò i soldati e il popolo viennese, esortandoli ad affidarsi alla Madonna e invocando da Lei la salvezza mediante la preghiera del Rosario
La battaglia rappresentò il punto di svolta, a favore degli europei, delle guerre ottomano-asburgiche. Infatti non solo segnò l'arresto della spinta espansionistica ottomana in Europa, ma anche l'inizio della loro estromissione dai Balcani: poco dopo infatti gli austriaci occuparono l'Ungheria e la Transilvania, firmando quindi nel 1699 la pace coi turchi (Trattato di Carlowitz).
Kara Mustafa pagò con la vita i suoi errori strategici e soprattutto tattici: il 25 dicembre successivo, per ordine del Sultano Mehmed IV, fu strangolato a Belgrado, che a sua volta si apprestava a capitolare. Subito prima aveva fatto impiccare Ibrahim di Buda, privando così i turchi dell'unico generale che sarebbe riuscito a gestire la ritirata.
Luigi XIV il re rivoluzionario che ritardò la rivoluzione ...
Luigi XIV ottenne due conseguenze positive dall'invasione turca, sul breve periodo lui e i suoi alleati tedeschi (in particolar modo il Brandeburgo-Prussia) riuscirono ad espandersi territorialmente, in Alsazia, Lussemburgo, ecc. In secondo luogo la politica austriaca dei successivi decenni guardò ai Balcani e all'Ungheria come campo di battaglia privilegiato, Sopra Kara Mustafa.
anche perché la sconfitta ottomana sotto Vienna aveva indebolito notevolmente un sistema militare fino a quel momento apparentemente invincibile, quindi la tradizionale politica di sostegno degli austriaci alla Spagna nelle Fiandre e nella Germania occidentale venne accantonata, permettendo alla Francia di spadroneggiare e ponendo l'Olanda in un pericoloso isolamento. Queste vittorie ebbero come conseguenza un ulteriore inasprimento dei rapporti tra la Francia ed alcuni principi tedeschi, inasprimento che pochi anni dopo sfociò nella Guerra della Lega di Augusta, che costrinse anche l'Austria a rivolgersi nuovamente ad occidente.
Sobieski fu riconosciuto come l'eroe della battaglia, e una chiesa fu eretta sul Monte Calvo in onore del re polacco.
Giuseppe
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Il 23 agosto 2023 in seguito all'incedente aereo, presso Mosca, Prigozhin, capo della Wagner è morto:. Notizia confermata dall'analisi del DNA. Non è valso l'aereo gemello per evitare quanto è avvenuto. Putin vorrebbe reintegrare la Wagner nell'esercito russo: i componenti della Wagner, dopo la morte di Prigozhin - vedi immagine funerale - e del suo vice, devono giurare fedeltà al Cremlino..
Ora, la Wagner dopo aver combattuto in Ucraina, opera in molti paesi dell'Africa ed è una delle cause di instabilità di questi paesi e non solo contribuendo alla migrazione verso l'Europa. Il Sudan, è nel pieno caos, nella guerra civile e, potrebbe allargarsi in futuro all'Egitto Poi ultimamente c'è stato il colpo di stato in Niger e si teme l'intervento dei paesi confinanti: nel Niger dove molti inneggiano a Putin, alla Russia, dopo il regalo di grano ma soprattutto allo sfruttamento dell'occidente e in particolare della Francia ex potenza coloniale. Una politica globale fondata tutt'oggi sullo sfruttamento dove la malavita riesce a fare grandi guadagni ai danni di tutti. Manca una sana politica a dare una risoluzione ai problremi, al fine di dare ad ogni essere umano dignità, per, tendere a una vita dignitosa, alla felicità:: per ora solo chiacchiere.
Putin diserta i funerali di Prigozhin: l'ultima beffa all'ex capo della Wagner
L'Europa, tramite le sue pie donne, la von der Leyen e la Meloni, ha rsposto con un compenso verso la Tunisia, retta da un dittatore, un paese verso il lastrico:: la migrazione parte tutt'ora dai porti tunisini. Si legifera con pene maggiori verso la manovalabza che favorisce la migrazione e che non serve a nulla. Se la manovalanza è spinta dallo stato di necessità: servono leggi chiare come un programma Globale PIGNATALE basandosi sul nuovo colonialismo globale , sulla sana cooperazione dei popoli e non sullo sfruttamento de propri simili e dell'ambiente, con largo impiego di tecnologie, per trasformare il deserto in giardino dell'Eden, ponendo li le condizioni per una vita sana per tutti., sulla PACE, creando le FORZE ARMATE del GENIO e lo sviluppo economico favorito dal risparmio tutelato:grazie a leggi adeguate a risolvere i problemi.
Dobbiamo tendere a costruire una Grande Europa basata su solidi valori risolvendo i problemi che sono molti: controllo del territorio,, tendere a un sistema basato sul lavoro ben pagato per giungere dopo 55 anni di lavoro continuativo a una giusta pensione per tutti e non a una misera elemosina: solo dopo essere forti in casa, si potrà esportare i nostro modo di vita nei punti caldi del puaneta;: per ora nulla di nuovo, anzi no, una rivolta militare nel Gabon uno stato confinante con la repubblia Centrafricana, vicino al Niger..... Andiamo avanti così..... fino allo sfacelo generale.
Giuseppe
divulgatore di PACE per tendere a una società migliore
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- Francesco Datini di Prato un grande esempio di operosità: un esempio da seguire: prima di chiedere ognuno si chieda singolarmente cosa ho fatto per la comunità?
- 14 luglio 1789 un ricordo di violenza vivo ancora. E' possibile garantirsi un futuro agendo in modo intelligente e sano?
- Putin, Prigozhin,..., è romanzo storico. Ecco perchè...