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Le glaciazioni sono periodi nella storia della Terra caratterizzati da temperature globali significativamente più basse rispetto ai periodi interglaciali, durante i quali le calotte di ghiaccio si espandono e coprono ampie aree delle terre emerse, in particolare nelle regioni polari e montuose.
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Ecco alcuni punti chiave sulle glaciazioni:
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Ciclo delle glaciazioni: La Terra ha sperimentato numerose glaciazioni nel corso della sua storia geologica. Le più recenti appartengono al ciclo delle glaciazioni di Quaternario, che ha avuto inizio circa 2,6 milioni di anni fa e si continua ancora oggi.
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Ultima glaciazione: L'ultima grande glaciazione, conosciuta come la glaciazione di Würm in Europa (o Wisconsin in Nord America), ha raggiunto il suo picco circa 20.000 anni fa. Durante questo periodo, gran parte del Nord America e dell'Europa erano coperti da grandi calotte di ghiaccio.
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Cause delle glaciazioni: Le glaciazioni sono influenzate da vari fattori, tra cui:
- Cambiamenti nelle orbite terrestri (cicli di Milankovitch) che influenzano la distribuzione della radiazione solare.
- Variazioni nei gas serra nell'atmosfera.
- Attività vulcanica che può influenzare il clima globale.
- Distribuzione delle terre e oceani e la loro influenza sulle correnti oceaniche e atmosfera.
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Impatto sulle specie: Durante le glaciazioni, molte specie animali e vegetali si sono adattate ai cambiamenti climatici, mentre altre sono state costrette all'estinzione. Gli esseri umani, per esempio, hanno sviluppato strategie di sussistenza per affrontare gli ambienti freddi.
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Evidenze geologiche: Le evidenze delle glaciazioni includono morene, depositi glaciali, fossili e analisi isotopiche nel campionamento di ghiaccio.
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Implicazioni attuali: Comprendere le glaciazioni e i loro effetti sul clima è fondamentale per affrontare i cambiamenti climatici contemporanei. L'analisi delle glaciazioni passate aiuta gli scienziati a prevedere come i ghiacciai e le calotte polari potrebbero rispondere al riscaldamento globale attuale.
Le glaciazioni sono, quindi, eventi climatici cruciali che hanno modellato la storia della Terra e continuano a influenzare il nostro ambiente odierno.
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In climatologia i modelli del clima (o modelli climatici) sono modelli fisico-matematici che descrivono il funzionamento del clima terrestre a livello globale o locale attraverso metodi quantitativi basati su equazioni differenziali per simulare le interazioni tra le componenti fondamentali del sistema climatico, tra cui l'atmosfera terrestre, gli oceani, la superficie terrestre, la biosfera e la criosfera. In particolare la modellistica climatologica è una branca della climatologia che esiste sin dagli inizi degli anni 60 del XX secolo, con i modelli creati (a volte utilizzati congiuntamente ai modelli oceanici) che vengono utilizzati per svariati scopi che vanno dallo studio delle dinamiche del clima passato alle proiezioni sul clima futuro nell'ambito dei mutamenti climatici della Terra.
L'evidente difficoltà di studio tramite riproduzione in laboratorio dell'intero sistema complesso climatico, come avviene invece per molti altri fenomeni fisici, e la necessità di tenere in considerazione tutti i processi rappresentativi in legame strettamente non-lineare ha portato via via i climatologi negli ultimi decenni ad un approccio di studio simulato, col ricorso a laboratori virtuali ovvero all'uso accoppiato di supercalcolatori e modelli matematici al fine di ottenere simulazioni sul clima passato e su quello futuro, preservando così, attraverso la validazione del modello sui dati passati, uno dei requisiti cardine della scienza fisica moderna qual è la riproducibilità galileiana dell'osservabile fisico nonché il superamento definitivo dell'approccio qualitativo con quello ben più rigoroso di tipo quantitativo pesando i contributi di ciascun fattore[1].
Tutti modelli climatici prendono in considerazione sia la radiazione proveniente dal Sole sotto forma di radiazione elettromagnetica, principalmente nel visibile e nel vicino infrarosso, che la radiazione che lascia il nostro pianeta sotto forma di radiazione infrarossa a lunghezza d'onda maggiore. L'equilibrio è regolato dalle leggi della termodinamica e dà luogo alle variazioni di temperatura (vedi trasferimento radiativo).
I modelli climatici più evoluti cercano di tenere conto di tutti i fattori coinvolti nella regolazione del sistema climatico ovvero sono costruiti a partire dalla conoscenza dello stato dell'arte del funzionamento del clima tenendo conto delle leggi fisiche (es. irraggiamento, geofluidodinamica ecc...) e dei processi di retroazione. Questi modelli sono per costruzione simili ai modelli numerici di previsione meteorologica utilizzando set di equazioni simili, ma ne differiscono anche per aspetti sostanziali: essi rinunciano al livello di dettaglio spazio-temporale tipico delle previsioni meteorologiche (ad es. tramite linearizzazione), ma si concentrano sui dettagli significati all'analisi climatica ovvero la temperatura media e la piovosità media per controllare il trend a medio lungo termine dell'effetto serra e del ciclo dell'acqua fornendo dunque in uscita solo valori medi nel tempo delle grandezze fisiche atmosferiche. Alcuni processi significativi, ma troppo complessi o a scala molto ridotta vengono risolti attraverso le cosiddette parametrizzazioni. Tali modelli, una volta costruiti, girano su supercomputer e vengono validati sulla scorta dei dati climatici passati facendo girare il modello indietro nel tempo e verificando la bontà o meno del clima simulato con quello presente nelle serie storiche.
In particolare i modelli differiscono tra loro per la complessità della loro struttura:
- Il semplice modello basato sul trasferimento del calore radiante considera la Terra come un punto singolo con un'energia in uscita uniforme. Questo modello può essere espanso sia verticalmente (modelli radiativi-convettivi) che orizzontalmente.
- I modelli che accoppiano atmosfera-oceano-criosfera-circolazione risolvono in pieno le equazioni per il trasferimento energetico e di massa e per lo scambio termico.
- I modelli a box trattano il flusso attraverso e all'interno dei bacini oceanici.
- Altre modellizzazioni usano interconnessioni come l'utilizzo del territorio per valutare le interazioni tra clima e ecosistema.
Sul fronte strettamente implementativo, ovvero nell'applicazione del modello, gli scienziati suddividono il pianeta Terra in una griglia tridimensionale e valutano su di essa i risultati della computazione finale: i modelli atmosferici calcolano i venti, il trasferimento di calore, la radiazione solare, l'umidità relativa e l'idrologia superficiale all'interno di ogni griglia tenendo conto delle interazioni con i punti confinanti.
Modelli a zero dimensioni
Un modello molto semplice per l'equilibrio radiativo della Terra è:
- (1−a)Sπr2=4πr2ϵσT4
dove
- a sinistra si ha l'energia proveniente dal Sole
- il membro destro rappresenta l'energia che lascia la Terra, calcolata con la legge di Stefan-Boltzmann assumendo come temperatura fittizia T, quella che viene talvolta chiamata "temperatura di equilibrio della Terra" e che deve essere trovata,
e
- S è la costante solare, cioè la radiazione solare incidente per unità di area, pari a circa 1367 W·m−2
- a è l'albedo media della Terra, pari a 0,3.
- r è il raggio terrestre, circa 6,371×106m
- π = 3,141...
- σ, è la costante di Stefan-Boltzmann —circa 5,67×10−8 J·K−4·m−2·s−1
- ϵ è l'emissività della Terra, pari a circa 0,612
Il fattore comune πr2 può essere eliminato, dando
- (1−a)S=4ϵσT4
Risolvendo per la temperatura,
- T=(1−a)S4ϵσ4
Questo produce un'apparente temperatura media effettiva della terra di 288 K (15 °C; 59 °F),[4] che tiene conto anche delle nuvole e dell'atmosfera. L'impiego dell'emissività e dell'albedo tiene conto dell'effetto serra.
Questo modello molto semplice è molto istruttivo ed è anche l'unico che riesce a stare in un'unica pagina. È in grado di determinare facilmente l'effetto sulla temperatura media terrestre delle variazioni della costante solare, o di variazioni dell'albedo o dell'emissività della Terra.
L'emissività media terrestre può essere stimata facilmente dai dati disponibili. Le emissività delle superfici terrestri cadono tutte nell'intervallo 0,96-0,99 tranne per alcune piccole aree desertiche dove il valore può scendere a 0,7. Le nubi invece, che coprono in media metà della superficie terrestre, hanno un'emissività media di circa 0,5[7] (che va ridotta per la quarta potenza del rapporto tra la temperatura assoluta delle nubi e la temperatura media assoluta della Terra) e una temperatura media di circa 258 K (−15 °C; 5 °F).[8] Tenuto conto di tutto si ottiene un'emissività effettiva della terra di 0,64 (con temperatura media della terra pari a 285 K (12 °C; 53 °F).
Modelli radiativi-convettivi
Il modello zero-dimensionale appena descritto, che utilizza la costante solare e una data temperatura media della Terra, determina la reale emissività terrestre della radiazione a grande lunghezza d'onda emessa nello spazio. Questo può essere raffinato in verticale a un modello unidimensionale radiativo-convettivo, che considera due processi di trasporto dell'energia:
- transfer radiativo in upwelling e downwelling attraverso gli strati atmosferici che assorbono ed emettono radiazione infrarossa
- trasporto verso l'alto del calore per convezione (importante soprattutto nella bassa troposfera)
Rispetto al modello semplificato, i modelli radiativi-convettivi hanno il vantaggio di poter determinare gli effetti della variazione della concentrazione di gas serra sull'emissività effettiva e di conseguenza la temperatura superficiale. Sono però richiesti parametri addizionali per determinare l'emissività e l'albedo locali e per includere i fattori che muovono l'energia attorno alla Terra.
L'albedo dovuta al ghiaccio ha inoltre un effetto sulla sensibilità globale di un modello del clima radiativo-convettivo monodimensionale.
Modelli a dimensioni superior
Il modello zero-dimensionale può essere espanso per includere l'energia trasportata orizzontalmente nell'atmosfera. Si ottiene così il vantaggio di permettere una dipendenza razionale dell'albedo e dell'emissività locale dalla temperatura (cioè i poli possono essere ghiacciati e l'equatore caldo), ma la mancanza di vere dinamiche implica che deve essere specificato il tipo di trasporto orizzontale.
Modelli di complessità intermedi
A seconda della natura delle questioni poste e della corrispondente scala temporale richiesta, si possono avere ai due estremi modelli concettuali più induttivi o modelli generali della circolazione che operano alla più alta risoluzione spaziale e temporale oggi disponibile. I modelli di complessità intermedia servono a colmare il divario tra i due estremi.
Un esempio è il modello Climber-3. La sua atmosfera è un modello statistico-dinamico 2,5-dimensionale con una risoluzione di 7,5° × 22,5° e un gradino temporale di mezza giornata; l'oceano è MOM-3 (Modello modulare dell'oceano) con un reticolo 3,75° × 3,75° e 24 livelli verticali.
Modelli generali della circolazione (GCM) o modelli globali del clim
I modelli generali della circolazione trattano in modo separato le equazioni differenziali che regolano il moto dei fluidi e il trasferimento di energia; queste sono poi integrate in funzione del tempo. Diversamente dai modelli più semplici, i GCM dividono l'atmosfera e/o gli oceani in griglie di celle separate che rappresentano unità computazionali. Mentre i modelli più semplici fanno assunzioni miste, i processi interni a una cella (come la convezione) che avvengono su scale troppo piccole per essere risolte direttamente, vengono parametrizzate a livello della cella, mentre altre funzioni governano l'interfaccia tra le celle.
I GCM atmosferici (Modello generale della circolazione atmosferica o AGCM) modellano l'atmosfera e impongono la temperatura superficiale marina come condizione al contorno. I GCM accoppiati atmosfera-oceano (AOGCM come ad esempio HadCM3, EdGCM, GFDL CM.X, ARPEGE-Climat)[14] combinano i due modelli. Il primo modello climatico generale della circolazione che combinava sia i processi atmosferici che quelli oceanici, fu sviluppato alla fine degli anni 1960 al Geophysical Fluid Dynamics Laboratory del NOAA.
Gli AOGCM rappresentano il vertice della complessità nei modelli climatici e analizzano quanti più processi è possibile. Tuttavia sono ancora in fase di sviluppo e rimango ancora alcune incertezze. Possono essere accoppiati a modelli di altri processi, come il ciclo del carbonio, per meglio modellizzare gli effetti di ritorno. Questi modelli integrati multisistema sono a volte chiamati "modelli del sistema Terra" o "modelli globali del clima".
Modelli a rete neurali
Esistono a partire dagli anni 2000 anche dei modelli climatici basati sulle reti neurali artificiali [16][17].
Critiche
Sono state avanzate diverse critiche che riguardano sostanzialmente l'incertezza nella stima della sensitività climatica, le cosiddette parametrizzazioni (approssimazioni di processi fisici alla scala del modello) e la completezza del modello nella descrizione del sistema climatico, nei suoi vari sottosistemi, con tutte le sue retroazioni. Il fisico delle particelle Antonino Zichichi ha criticato i modelli del clima sotto il profilo matematico, ma diversi climatologi hanno espresso il loro dissenso sulle affermazioni di Zichichi. Va notato che la quasi totalità delle critiche arriva da scienziati che non si sono mai occupati della fisica del sistema climatico e la cui competenza a riguardo è quantomeno discutibile.
Altri contestano sostanzialmente la validità del metodo predittivo utilizzato, così come l'affermazione che le cause del riscaldamento globale abbiano origine antropiche, ma l'IPCC e la comunità degli scienziati del climati è unanime sulla questione, che deriva da principi fisici fondamentali prima ancora che dalle predizioni dei modelli climatici. J. Scott Armstrong, professore in economia e statistica alla Wharton School, Università della Pennsylvania, propose nel 2007 ad Al Gore una scommessa di 10.000 dollari da destinare in beneficenza, che nel periodo dei dieci anni a venire le temperature del pianeta non sarebbero aumentate. Nonostante Armstrong abbia rivendicato la vittoria della scommessa, i dati dei termometri mostrano che nel periodo 2007-2020 il trend di riscaldamento è continuato in maniera inconfutabile, e tutti gli anni dell'ultima decade sono tra i 15 anni più caldi di sempre a livello globale. La scommessa di Armstrong è stata inoltre criticata dal meteorologo Gavin Schmidt, che l'ha descritta come una scommessa basata sul "rumore meteorologico (fluttuazione della temperatura) di anno in anno" piuttosto che sul cambiamento climatico. Per parlare di cambiamento climatico è infatti necessario effettuare misurazioni nell'arco di trent'anni: una valutazione nell'arco di dieci anni non è quindi significativa ai sensi del cambiamento climatico, ma solo delle variazioni del tempo meteorologico.
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Il Hadley Centre for Climate Prediction and Research è uno dei principali centri del Regno Unito per lo studio di tutti gli aspetti scientifici associati con il riscaldamento globale. Fa parte del Met Office, l'ufficio meteorologico del Regno Unito, e la sua sede centrale è posizionata nella città di Exeter, nella Contea di Devon. È stato denominato in onore di George Hadley.
Hadley Centre fu fondato nel 1990 e la sua costituzione fu approvata dall'allora Primo Ministro britannico Margaret Thatcher. Nel 2020 ha festeggiato i 30 anni di vita.
La denominazione iniziale era Hadley Centre for Climate Research and Prediction, successivamente modificata in varie occasioni. Viene spesso indicato come Met Office Hadley Centre for Climate Change.
Gli scopi principali del Hadley Centre sono:
- La comprensione dei processi fisici, chimici e biologici all'interno del sistema climatico e lo sviluppo di modelli del clima aggiornati.
- L'utilizzo dei modelli del clima per simulare la variabilità e i cambiamenti climatici sia a livello globale che regionale.
- La predizione interannuale e decennale della variabilità del clima.
- La predizione a lungo termine dei cambiamenti climatici.
- Monitorare le variabilità e i cambiamenti climatici a livello globale e nazionale.
- L'attribuzione a fattori specifici dei cambiamenti climatici recenti.
Il Met Office impiega oltre 1500 persone, delle quali circa 200 lavorano nell'unità di ricerca climatica. La maggior parte dei finanziamenti proviene dal Dipartimento per l'ambiente, l'alimentazione e gli affari rurali (DEFRA), da altri dipartimenti governativi britannici e dalla Commissione europea. Il centro lavora in stretto contatto con il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), per fornire previsioni sul clima globale.
Il modello del clima HadGEM, sviluppato dal centro Hadley viene utilizzato in tutto il mondo per la ricerca sui cambiamenti climatici. Il modello prevede sia la modellazione oceanica (OGCM) che quella atmosferica (AGCM)
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Abbiamo visto che in una nube, nelle sue particelle di acqua e ghiaccio, per lo strofinio si creano dei campi elettrici, vedi foto.
Poi per il surriscaldamento ambientale a periodi di siccità seguono periodi di pioggia torrenziale distruttiva: non si salva nessuno nemmeno l'opulenta Abu Dabi dove si fa piovere artificialmente insufflando fra le nubi sali ricchi d'argento: anche qui si manifestano le piogge torrenziali distruttive. Occorre conoscere meglio la situazione climatica interagendo per ridurre gli effetti nefasti che si manifestano spesso come in Emilia Romagna negli ultimi tre anni in modo consecutivo: il governo Meloni aveva proposto l'assicurazione obbligatoria contro gli eventi atmosferici: gli abitanti emiliani, marchigiani, toscani, che hanno subito per tre anni consecutivi danni, sono disperati: occorre dare una risposta ai diversi problemi come tenere puliti i torrenti riducendo le possibili ostruzioni, realizzare laghetti o punti di accumulo acqua su cui mandare l'acqua eccedente, controllare i tombini lungo le strade.... Studiare se c'è una possibilità per ridurre la quantità d'acqua nelle nubi facendo piovere artificialmente spesso riducendo l'effetto delle piogge distruttive. Per regioni come la Sicilia bisogna realizzare o mettere in funzione i dissalatori. portare a termine le opere delle dighe esistenti e ridurre le perdite delle tubazioni esistenti e, aggiungere se necessitano ulteriori tubazioni di collegamento.
Oltre al cloud seeding occorre vedere se c'è la possibilità, per esempio, di fare piovere sulle alpi con un impianto che interagisce con le nubi in particolari condizioni climatiche incrementando le piogge che verrebbero raccolte nei laghi alpini che nei tempi di siccità potrebbero essere utilizzati per alimentare il Po, il Garda,.... Si potrebbero realizzare sulle alpi una rete di parafulmini che interagiscono con le nubi favorendo la frequenza di piogge.
Vediamo le caratteristiche che si manifestano durante le perturbazioni fra le nubi, vedi foto, e nubi terra carica negativamente magari per strofinio dell'aria si ionizza negativamente.
Un fulmine medio contiene circa 5 miliardi di joule (5 GJ) di energia, equivalente all'energia rilasciata dall'esplosione di 1 tonnellata di TNT. Questo fenomeno naturale colpisce per la sua bellezza e affascina per la sua potenza.
La distribuzione delle cariche determina la presenza di una differenza di potenziale che, se supera una determinata soglia, genera la scarica tra la nube e il suolo, anch’esso carico elettricamente. La situazione è simile a quella che avviene tra due piastre di un condensator e divise da un mezzo isolante, in questo caso l’aria.
In meteorologia il fulmine (detto anche saetta o folgore) è un fenomeno atmosferico legato all'elettricità atmosferica che consiste in una scarica elettrica di grandi dimensioni che si instaura fra due corpi con elevata differenza di potenziale elettrico.
I fulmini più facilmente osservabili sono quelli fra nuvola e nuvola, ma sono comuni anche quelli fra nuvola e suolo. Inoltre qualsiasi oggetto sospeso nell'atmosfera può innescare un fulmine: si sono osservati infatti fulmini tra nuvola, aeroplano e suolo. Un caso particolare sono i cosiddetti fulmini globulari al suolo, tuttora in fase di studio e ricerca.
Bisogna vedere se in particolari condizioni meteorologiche, incrementando i fulmini, si aumentano le dimensioni delle gocce d'acqua fra le nubi che darebbero origine alla pioggia; se si riuscisse a fare piovere più frequentemente come in passato l'effetto nefasto sarebbe ridotto.
CONTINUA
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