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Entro il 2030 molto probabilmente con H2 verde    l'acciaio green  sarà competitivo come quello tradizionale riducendo l'inquinameto. Lo  sostiene  lo studio ‘Steel From Solar Energy: Techno-Economic Assessment of Green Steel Manufacturing’, realizzato e diffuso dall’associazione Hydrogen Europe con il supporto della piattaforma The smarter E Europe.

Confrontando  l’acciaio prodotto con DRI (direct reduced iron) generato da idrogeno e forni elettrici (identificato con la sigla H2-DRI-EAF)  con quello tradizionale prodotto in altoforno (BF-BOF) si chiarisce che, con la prima tipologia, la riduzione delle emissioni del ciclo vitale dell’acciaio è sensibile in tutti i casi, ed è tanto più avvertibile quanto più aumenta la quota di energia rinnovabile impiegata per alimentare il processo.  Per la diffusione dell'acciaio green è fondamentale ridurre i costi   (che comprende i costi di produzione, trasporto e stoccaggio) dell’idrogeno verde pari a 5,3 euro a Kg sia nello scenario ‘high prices’ sia in quello ‘adjusted prices’, il differenziale di costo tra acciaio H2-DRI-EAF e BF-BOF è comprso tra 126 euro e 203 euro rispettivamente nei due scenari. Questo significa che il maggior costo finale per un’automobile ‘tipo’ prodotta con acciaio green potrebbe essere compreso tra 100 e 170 euro.

Il tema dei costi non è l’unico da affrontare rispetto alla decarbonizzazione dell’industria siderurgica: un’altra grande sfida è infatti è costituita dalla scala dimensionale.

Attualmente la capacità totale degli impianti di tipo BF-BOF attivi in Europa è pari a 103 milioni di tonnellate all’anno: convertirlie tutti in H2-DRI-EAF permetterebbe di evitare l’emissione di 196 milioni di tonnellate di gas serra ogni anno, ma servirebbero fino a 5,3 milioni di tonnellate all’anno di idrogeno verde e 370 TWh di energia rinnovabile addizionale (considerando anche il consumo dei forni elettrici)

.Poi per convertire un singolo impianto produttivo da 4 milioni di tonnellate di acciaio all’anno di capacità (la media UE), servirebbe una capacità di elettrolisi di 1,2-1,3 GW in funzione a pieno regime, 3,3 miliardi di euro di investimenti e moltissimo spazio disponibile.

Siccome gli impianti di DRI hanno bisogno di un afflusso costante di combustibile, sarebbe necessario prevedere sistemi di stoccaggio anche di grandi dimensioni, che tuttavia comportano problematiche in termini di costi e  di spazi disponibili.

Nella produzione di acciaio green sono interessati il gruppo cinese HBIS con la tecnologia Energiron di Tenova e Danieli.

Ci auguriamo che a una riduzione di anidride carbonica segue una riduzione di sostanze nocive per la salute dell'Uomo. Da verificare.

Giuseppe

divulgatore scientifico

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