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Questa tavoletta ittita fornisce importanti informazioni sulla città di Troia e sulla guerra di Troia. Questa tavoletta è nota come "Tavoletta di Mursili II" ed è stata scoperta negli archivi reali della città ittita di Hattusa (oggi nell'attuale Turchia).
La tavoletta è una lettera scritta da Mursili II, re degli Ittiti, a suo suocero il re Tawagalawa, presumibilmente il re di Wilusa, un regno che alcuni studiosi identificano con Troia. La lettera è datata intorno al XIV secolo a.C. e contiene riferimenti alla guerra tra i popoli ittiti e i "Achiyawa", una possibile forma di riferimento agli achei o ai greci.
Nella lettera, Mursili II menziona che il regno di Wilusa (che è stato collegato a Troia) è stato attaccato e distrutto da una coalizione di nemici, tra cui gli Achiyawa. Questo è stato interpretato da alcuni studiosi come una prova storica dell'esistenza di Troia e della sua distruzione in un contesto simile a quello descritto nei miti greci.
Tuttavia, è importante notare che questa tavoletta non fornisce una conferma definitiva della storia mitologica della guerra di Troia. La sua interpretazione è soggetta a dibattito tra gli studiosi, e ci sono varie teorie sull'identificazione di Wilusa con Troia e sugli eventi storici che hanno portato alla sua distruzione.
Nonostante ciò, la Tavoletta di Mursili II è considerata uno dei documenti più importanti per l'analisi storica della regione e ha contribuito significativamente alla nostra comprensione della storia dell'antica Anatolia e dei suoi rapporti con il mondo greco.
Giuseppe
ricercatore di dati archeologici
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La tomba di Filippo II di Macedonia si trova a Verghina, una località vicino a Salonicco, in Grecia. Essa fa parte di un complesso di altre tombe scavate all'interno di una collina denominata grande tumulo o tumulo reale. Fu scoperta l'8 novembre del 1977 dall'archeologo greco Manolis Andronikos .
L'interno della tomba, rimasto intatto, rivela opere straordinarie di estrema finezza, che contrastano con quanto riportato da alcuni autori antichi, come Demostene, che descrive Filippo come un bruto e i Macedoni come dei barbari. Si considera una delle più grandi scoperte archeologiche del XX secolo: ogni nozione sull'antica Macedonia viene stravolta.
Nella tomba furono rinvenuti magnifici oggetti in avorio o poggiati su letti anch'essi in oro e avorio; sul letto di Filippo stesso erano presenti alcuni ritratti realistici, i primi in assoluto mai rinvenuti nella storia dell'arte, raffiguranti il re stesso: sul suo volto sono visibili tutti i segni dell'età, tutte le cicatrici riportate in battaglia.
Le pitture rupestri conservano tutta la loro particolare policromia, come nella scena di caccia di oltre 5 metri, raffigurante Alessandro, e il rapimento di Persefone da parte di Ade.
Alcuni studiosi sostengono, invece, che la tomba appartenga a Filippo III. Nella tomba furono trovati in un contenitore i resti di un uomo diciassettenne,: forse di uno dei due figli - Alessandri IV e Ercole - di Alessandro che furono uccisi dopo la sua morte a Babilonia in seguito allo scoppio di una guerra civile fra i diafochi i generali. Il corpo e la tomba Alessandro III, il Magno, non furono mai ritrovati perchè Tolomeo portò il corpo di Alessandro III in Egitto e, nel tempo sono andati persi:, forse si trovano sotto il centro di Alessandria.
La tomba di Filippo II è costituita da due stanze, anticamera e camera principale, entrambe coperte da volte a botte ed alte 5,30 metri; nella prima, che misura 3,36 x 4,46 metri, quindi rettangolare, vennero deposte le ceneri di una donna, forse Meda di Odessa o Cleopatra Euridice, le mogli più giovani del sovrano macedone. La seconda stanza, quella riservata a Filippo, è quadrata e risulta di 4,46 metri di lato. Sommando queste misure allo spessore dei tre muri di 0,56 metri, e che insieme misurano 1,68 metri, si ottiene la lunghezza di 9,50 metri. La parte esterna delle volte non venne lasciata scoperta, come era solito fare per questo genere di opere in area macedone, ma venne interamente coperta da uno strato di stucco dello spessore di dieci centimetri.
L'ingresso, monumentale, è sormontato dal fregio della caccia un fregio dorico al di sopra del quale si trova, protetto da una cornice in rilievo, una scena di caccia che misura 5,56 metri di larghezza e 1,16 metri di altezza.
La tomba venne fatta costruire sicuramente da Alessandro intorno al 336 a.C., anno di morte del padre ucciso da Pausania offeso in precedenza dalre: la mano fu forse armata da Olimpiade mogle ripudiata da Filippo.
Giuseppe
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Sensazionale scoperta fatta dalla missione archeologica congiunta polacco-americana: durante gli scavi nella città di Berenice, sul Mar Rosso, è stata rinvenuta una statua di Buddha risalente al II secolo a.C.

Gli scavi nella città di Berenice – fondata nel 275 a.C. da Tolomeo II Filadelfo in memoria della madre Berenice I – proseguono dal 1994, sotto la supervisione del Consiglio Supremo delle Antichità Egiziane che, attraverso il Dott. Mustafa Waiziri, Segretario Generale, riferisce l’importante scoperta.
La statua di Buddha permette di far luce sui rapporti tra Egitto e India, dovuti alla posizione privilegiata che l’Egitto ha mantenuto in età romana: in quanto si trovava, , al centro delle rotte commerciali che collegavano Roma alle diverse parti del mondo antico, tra cui, l’India. La vocazione commerciale dell’Egitto romano è testimoniata anche dalla presenza di molti porti lungo il Mar Rosso, oltre a Berenice. Nella città, in particolare, arrivavano navi cariche di prodotti quali pepe, tessuti, avorio e spezie, che poi venivano distribuiti in tutto l’Egitto o via terra, oppure via mare fino ad Alessandria e da lì proseguivano nel resto dell’Impero Romano.
Secondo i primi studi effettuati sulla statua, si pensa che potrebbe provenire da Istanbul o essere stata scolpita a Berenice, dedicata al più importante mercante indiano del tempo. Come dimensioni è alta 71 cm e raffigura Buddha in piedi mentre tiene parte della sua veste nella mano sinistra, porta un’aureola con raggi di sole e vicino un fiore di loto.
Queste scoperte sono fondamentali per scoprire i contatti dell'Uomo nei secoli che a quel tempo si muovevano nei mari, lungo le coste, affrontando immensi pericoli.
Giuseppe
divulgatore Culturale
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La sensazionale scoperta è stata fatta grazie all'opera dell'archeologo della civiltà egizia Zahi Hawass: in una fessura del corridoio principale è stata inserita una sonda endoscopica che ha portato alla luce un corridoio di 9 metri di lunghezza e cargo 2,1 metri. Applicando nuove tecnologie che sfruttano i raggi cosmici con lo scopo di scoprire vuoti nelle rocce si potrebbe arrivare al sarcofago di Cheope con tutto il corredo. Di Cheope che costruì la più grande piramide di Giza ci è giunta una piccola statuina. Fosse la volta buona.
Giuseppe
divulgatore culturale
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