Giuseppe Pignatale
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Il Trionfo degli uomini di Buona Volontà.
 


    
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 MEDI E PERSIANI.

I Medi e i Persiani erano popolazioni indoeuropee che si stanziarano sull'altipiano iranico e dettero origine sotto la dinastia degli Achemenidi al più grande impero dell'antichità: il loro Re prese il nome il Re dei Re....

 
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   Sopra: la Media e la Persia intorno al 600 a.C.


Gli Ariani. Avrete notato che tutte le civiltà che abbiamo considerato fin ora - relative alla Mesopotamia, Anatolia, Libano, Palestina, Siria fino all'Egitto -, a un certo momento, verso il 540 prima di Cristo, sono caduti sotto la dominazione persiana.
Ma chi erano questi persiani che si mostrano adesso così pieni di vita e di ambizioni e pronti a raccogliere l'eredità delle più illustri e più antiche civiltà del vicino Oriente?

Parlando della migrazione dei popoli indoeuropei dal centro del continente asiatico verso occidente, nel nord dell'Euro- pa e poi nelle regioni meridionali, una parte di quel popoli tornò sui propri passi. Costoro si divisero poi in due rami, 1'uno dei quali si stanziò sull'altipiano dell'Iran, l'altro proseguì verso oriente stabilendosi nell'India. A questi due rami si addice propriamente la denominazione di Ariani, a volte estesa a torto a tutte le popolazioni indoeuropee, perché costituiti prevalentemente dalle originali popolazioni ria che avevano dato l'avvio alla migrazione. I Persiani, e i Medi, popolo loro affine, discendevano appunto da quegli Ariani fermatisi nella regione iranica, formando tribù nomadi dedite alla pastorizia e tenute più o meno a bada dai popoli della Mesopotamia, più civili, ai cui confini si avvicinavano durante i loro consueti spostamenti.


I MEDI. I Medi sono un'antica popolazione iranica stanziata dal 9° secolo avanti Cristo nei pressi del Mar Caspio, nella regione nord-occidentale della Persia da loro denominata Media.
In origine i Medi - vedi per approfondimento l'oriente e l'occidente nel VI sec a.C. - sono una popolazione sogget-

 
 Sopra: rilievi del palazzo di Serse a Persepoli.
 Sotto: capitello persiano.

ta al dominio degli Assiri ma la vastità del regno e la caratteristica impervia del loro territorio gli consente di resistere alle politiche espansionistiche dei popoli della vicina Mesopotamia. Nel 7° secolo a.C. approfittano del momento di debolezza degli assiri per rovesciare il rapporto di sudditanza e si spingono fino a Ninive che conquistano nel 612 a.C. quando Ciassarre, sovrano dei medi, unisce le proprie forze con i babilonesi e dopo un assedio di tre anni riesce a conquistare la città facendo cadere l'impero assiro. Nel regno di Ciassarre l’impero dei medi si espande fino in Armenia e in Asia Minore, riuscendo anche sottomettere le regioni meridionali dove sono stanziati i persiani nei pressi del Golfo Persico.
Decadenza dell'impero dei medi. L'espansionismo dei medi si blocca con la morte di Ciasarre. Sotto il regno di Astiage, figlio di Ciassarre, e dei suoi successori i medi conoscono una rapida fase di decadenza di cui ne approfittano la vicina popolazione dei persiani. Nel 550 a.C. i persiani guidati da Ciro il Grande sconfiggono definitivamente i medi e ne conquistano tutti i territori. La regione ove sorge Media fu divisa in due satrapie o province persiane. Pur sottomessi i medi esercitano comunque una forte influenza culturale sui vincitori persiani, al punto che molti storici preferiscono indicare il nascente impero persiano di Ciro il Grande con il nome di impero medo-persiano.


I Re Achemenidi. Nel 550 a.C. un re locale della dinastia degli Achemenidi, Ciro, riuscì ad abbattere Astiage e si nominò re dei Medi e Persiani, spostando la capitale da Ecbatana all'antico centro dell'Elam, Susa. Ciro, uno dei più grandi e magnanimi conquistatori dell'antichità, abbattè tutte le monarchie orientali in pochi anni. Creso, re di Lidia, fu sconfitto e catturato nel 546 a.C. e il suo regno comprese le città greche dell'Asia Minore furono ridotte a provincia persiane (satrapie). Creso, in un primo momento condannato a morte, fu graziato da Ciro, già quando era sul rogo, che lo sentì invocare Solone, famoso saggio ateniese, il quale lo aveva ammonito che nessuno,finchè vive, può dirsi completamente beato.
Negli anni seguenti Ciro strappò vasti territori ai nomadi delle steppe asiatiche, portando le sue frontiere dal Mar Caspio al Lago di Aral ed avanzò sino alle lontane frontiere della Battriana e dell'Aracosia sino ai confini dell'India. Più tardi abbattè il II Impero Babilonese, entrando in Babilonia nel 539 a.C. ed impadronendosi della Mesopotamia, della Siria, della Palestina, la Fenicia. Ovunque Ciro dette prova di singolare umanità e mitezza con i popoli vinti: tra l'altro consentì agli Ebrei deportati in Babilonia di rientrare nel suo paese natale.

Suo figlio Cambise - re dal 529 al 522 a.C.- proseguì le conquiste del padre impadronendosi dell'Egitto e ponendo fine alla dinastia saitica nel 522 a.C.. Figlio di Ciro il grande, fu nominato reggente nel 529, col titolo di re di Babilonia. Alla morte del padre, avvenuta nello stesso anno, divenne re di Persia, continuando l'opera paterna di consolidamento dell'impero. Prima di partire per la spedizione contro l'Egitto, fece uccidere di nascosto il fratello Bardiya (meglio conosciuto con il nome greco di Smerdi), temendo che potesse usurpare il regno durante la sua assenza. Nel frattempo, in patria, un mago di nome Gaumata, tentò di impadronirsi del trono affermando di essere lo scomparso fratello del re. Cambise morì durante il viaggio di ritorno verso Susa. Dette prova di crudeltà e stranezze, facendo nascere una rivolta, nel corso della quale morì in circostanze oscure.

Dopo aver sconfitto, nel 525 a.C., l'ultimo sovrano della XXVI dinastia, Psammetico III, grazie anche alla collaborazione del generale greco Fanes, che in precedenza aveva disertato dall'esercito egizio, Cambise occupò tutto l'Egitto giungendo fino al confine con la Nubia. Pur essendosi incoronato re dell'Egitto, adottando la completa titolatura reale, considerò la sua conquista come una satrapia dell'impero persiano e ne affidò il governo al satrapo Aryandes anche per potersi dedicare a tre progetti militari che dovevano avere come base di partenza l'Egitto stesso: la conquista della Nubia, una spedizione verso le oasi occidentali del deserto libico e la conquista di Cartagine.
Le prime due imprese fallirono probabilmente a causa della scarsa conoscenza del territorio e la terza non ebbe neppure inizio a causa del rifiuto dei marinai fenici, che non vollero armare la flotta persiana per attaccare una città di origine fenicia. Secondo lo storico greco Erodoto in seguito a questi fallimenti il re persiano impazzì iniziando a comportarsi con efferata crudeltà e giungendo ad

 

  Sopra: ricostruzione di una porta del palazzo di Dario a   Persepoli.
  Sotto: Cambise cattura Psammetivo III -Immagine tratta   da un sigillo persiano.

 
   sopra:l'impero persiano al tempo di Dario.
   
sotto: tomba di Ciro.

uccidere con le proprie mani il sacro toro Api. Queste notizie, anche se confermate in parte da un testo ebraico, sono probabilmente affette da una certa parzialità a causa della visione anti-persiana dello storico greco.
Alcuni dati archeologici sembrano smentire Erodoto: il fastoso sarcofago, conservato nel Serapeo di Saqqara, che Cambise stesso dedicò al toro Api morto durante il suo regno e una statua dovuta a Udjahorresne, un funzionario egizio che si era messo al servizio dei persiani. Nell'iscrizione, Udjahorresne, Capo del palazzo e Sovrintendente alla flotta sotto Amasis e Psammetico III afferma di aver preparato la titolatura reale per Cambise e di averlo convinto ad onorare la dea Neith di Sais. Nel 522 a.C. Cambise fu costretto a partire dall'Egitto per ritornare a Susa a causa di un complotto ordito contro di lui. Morì, come già detto, in circostanze non del tutto chiare, durante il viaggio.

Le sorti del regno furono risollevate dal re Dario (521-485). Questi ristabilì l'ordine nell'impero persiano e ne allargò i confini verso l'India: passò il Bosfroro penetrando nell'Europa, per assoggettare gli Sciti, che dimoravano alle foci del Danubio - vedi per approfondimento Milziade. In questo modo l'Impero Persiano giunse più vicino all'ideale orientale della monarchia universale rispetto ai regni precedenti. Dario non fu solo grande come conquistatore ma anche come organizzatore del suo immenso regno. Una caratteristica molto importante dell'Impero Persiano fu la tolleranza verso i popoli vinti permettendo loro di conservare i loro usi e costumi. Dario divise l'impero in provincie o satrapie a capo delle quali c'era un vicerè o satrapo, solitamente nobile o di sangue reale. Ogni satrapia era governata da un satrapo, che rappresentava il re, amministrava la giustizia, riscuoteva le tasse e manteneva l'ordine pubblico. I reparti militari di stanza nelle satrapie, addetti alla sicurezza interna dello Stato, dipendevano dai satrapi; quelli che presidiavano le fortezza e i posti di confine erano comandati da generali dipendenti direttamente dai generali. Tutta l'amministrazione era continuamente controllata da ispettori, detti "gli occhi del Re". Poi organizzò un razionale sistema di imposte: coniò un'unica moneta per tutto l'impero: il darìco d'oro e d'argento. Infine fece costruire una rete di strade che collegassero la capitale al resto dell'impero. Grazie a quanto detto l'Impero Persiano durò molto di più rispetto l'impero Assiro anche se fu spesso indebolito dalla sua grande estensione e dalla grande varietà dei suoi sudditi. Malgrado la sua rete stradale, l'Impero era molto vasto per cui lo spostamento delle truppe risultava molto lento. Ai conflitti interni provocati dalle varie stirpi, si aggiungevano spesso le rivolte dei satrapi distanti dal re. Questo spiega perchè l'Impero Persiano portò clamorosi insuccessi contro la piccola Grecia e più tardi cadde rapidamente sotto i colpi di Alessandro Magno.


L'impero persiano non aveva una capitale fissa: il Gran Re risiedeva, secondo le stagioni, a Ecbatana, Babilonia, Susa, Pasargade e Persepoli. Egli viveva in un palazzo sontuoso ed era circondato da una corte di sacerdoti, di ufficiali e di alti funzionari. Il Gran Re riceveva l'autorità dal dio del bene e della giustizia e la esercitava con lo scopo di allontanare, mediante opere di pace e di guerra, il male e l'ingiustizia dal mondo.Sebbene avesse poteri assoluti, nell'elaborazione delle leggi e nel governo dello Stato era assistito da una assemblea di cittadini.
Ogni popolo poi, era lasciato libero di vivere secondo le sue leggi e i suoi costumi e di seguire la sua religione, purchè ciò non fosse causa di male e di ingiustizia.

Nonostante queste ragioni di debolezza, ebbe un certo periodo di floridezza materiale e spirituale. Gli stessi Greci erano abbagliati dalla leggendaria ricchezza del Re dei Re persiani. In campo economico le riforme dell'Impero Persiano fatte da Dario (unificazione politica e amministrativa, la rete stradale, l'unificazione monetaria), favorirono molto i popoli soggetti. Nell'immenso impero Persiano si espandevano le tradizionali industrie egiziane e babilonesi, e si svilupparono i commerci Fenici. I persiani poi erano abili agricoltori: noti erano i loro splendidi giardini e a loro si deve la diffusione di piante come i peschi e gli albicocchi. Nei tempi più antichi i Medi e i Persiani erano dediti alla pastorizia e allevavano cavalli, buoi, montoni, capre; divenuti sedentari, si dedicarono all'agricoltura, e furono abilissimi nei lavori di giardinaggio e nella coltivazione di alberi da frutto.
Tutti i lavori di bonifica e di irrigazione e i lavori di costruzione di grandi strade che assicurassero rapide comunicazioni tra le varie satrapie e la corte venivano eseguiti a spese dello Stato. La principale strada strada, lunga 2400 Km, era la Via Reale, che colegava Susa, vicino al Golfo Persico, con Sardi, in prossima al Mar Egeo.
Per queste vie si svolgeva il servizio postale, svolto da corrieri, dei quali si servivano i segretari dei satrapi per comunicare con il Gran Re.

I persiani svilupparono anche le industrie, in particolare della ceramica e dei mattoni smaltati avviando poi il commercio favorite dalle grandi vie di comunicazione e dal servizio postale. Le maggiori città persiane furono centri di scambi commerciali tra l'India e i paesi del Mediterraneo.

I Medi e i Persiani assimilarono e svilupparono molti elementi della civiltà dei Babilonesi e degli Assiri, con i quali vissero a contatto.

Nell'arte persiana confluirono i vari elementi provenienti dalle varie civiltà dell'impero. Fra le arti fu coltivata dai Persiani l'architettura, non per costruire templi, perchè i culti religiosi si celebravano all'aperto, ma per costruire sontuosi palazzi dimora dei sovrani e grandiose tombe per il loro riposo dopo la morte.

I Persiani fino ai tempi di Ciro erano privi di una propria civiltà: ricorsero ai vari artisti dell'impero per costruire le loro splendide capitali a Ecbatana, Susa, Persepoli; allo scopo, artisti Greci collaborarono con quelli orientali nell'architettura mentre quelli Babilonesi ed Egiziani collaborarono per realizzare bassorilievi e mattoni colorati. Da qui il carattere tollerante e universale dell'impero Persiano.

Nel campo religioso erano all'inizio politeisti. come gli altri popoli indoeuropei. Successivamente nella religione esse si rifacevano alla predicazione del profeta Zarathustra o Zoroastro che ammetteva l'esistenza di due sole divinità, Ormudz, pricipio del bene e signore della luce ed Arimane, principio del male e signore delle tenebre. Di Zoroastro non si sa molto: chi ritiene che sia vissuto intorno al VI secolo a.C. e chi lo posticipa al 1000 a.C.. La raccolta dei libri sacri persiani viene chiamata Avesta che afferma l'esistenza di un dio Ahura Mazda ( da qui il nome di mazdeismo per la religione persiana), dio di luce, di giustizia, bontà, in lotta con quello del male. Gli uomini devono decidere tra il bene e il male. La lotta sarà lunga e difficile però alla fine il bene trionferà sul male e i malvagi saranno puniti. Da qui l'alto contenuto spirituale e morale del mazdeismo rispetto alle altre religioni politeiste orientali.
I sacerdoti, detti Magi, dal nome di una delle sei tribù in cui erano divisi i Medi, coltivavano, oltre all'astrologia, l'astronomia e la medicina, però rimangono poche testimonianze.

 




Sopra: disegno su vaso greco raffigurante Dario I.
Sotto: Il darico fu una moneta coniata a partire dal regno di Dario I fino alla conquista macedone della Persia, in particolare un pezzo in oro, del peso variabile tra gli 8,35 e i 8.4 g. Al dritto è rappresentato il re inginocchiato come un arciere, il rovescio mostra un quadrato incuso.




Sopra: portatori di pane e di altre cibarie - bassorilievo reggia di Dario Persepoli.




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