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La breve egemonia spartana.
Umiliata Atene, vedi Guerra del Peloponneso, Sparta diventava la prima città della Grecia. Atene, però, aveva dominato con intelligenza,
con l'ideale democratico, con la superiorità nelle arti e nella cultura, Sparta non aveva che la forza.
La sua prima cura fu di abolire la democrazia in tutte le città che avevano seguito l'esempio di Atene e di stabilirvi governi
« oligarchici », ossia affidati a una minoranza ricca, ben sapendo che questi governi tendono naturalmente a mantenere le cose nello
stato in cui sono, evitando le novità. In questo modo si paralizzava l'agile spirito di tutta la Grecia.
Nessuna meraviglia se, in breve. si diffuse un generale malcontento e incominciarono le ribellioni. In Atene il potere era passato a
trenta cittadini fedeli a Sparta, detti poi "i trenta tiranni", che governarono per alcuni mesi con il terrore. Poi il generoso Trasibulo,
a capo del partito democratico, riuscì a rovesciarli, instaurando nuovamente la dentocrazia.
In egual tempo la Persia si staccava dall'alleanza spartana per imporre il suo dominio alle Città greche dell'Asia Minore. E Sparta non
riescì a impedirlo, perdendo così una buona parte del suo prestigio.
Si formà allora una lega antispartana a cui aderirono molte città, fra cui Atene, Tebe e Corinto, sostenute dalla Persia. Sparta vinceva
per terra a Coronea, per opera del re Agesilao, ma era battuta per mare a Cnido dall'ateniese Conone. Così che nella pace detta di
Antàlcida, perché trattata da questo generale spartano nel 386 avanti Cristo, i vantaggi maggiori li otteneva la Persia, a cui veniva
riconosciuto un certo dominio sulle città greche dell'Asia Minore. Era chiaro quindi che Sparta non era in grado di dare una certa
sicurezza in Grecia.
Tebe, resti della rocca Cadmea
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Moneta d'argento con scudo beota (V secolo a.C.)
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Il predominio di Tebe. Sparta, però, non voleva rinunciare alla sua egemonia sulle città della Grecia. Nella Beozia, la piccola città
di Tebe, un tempo fiera rivale di Atene, stava affermandosi.
Nel 382 a.C. il generale spartano Febida si impadronisce di Tebe, destinata poi ad essere città egemone della Grecia, dal 371 a.C.
fino al 362 a.C., instaurandovi in essa un governo aristocratico a lei fedele.
I democratici tebani in esilio, guidati da Pelopida, si allearono con i moderati rimasti a Tebe, diretti
da Epaminonda, uccisero i capi dell'oligarchia sollevando il popolo e ripristinando lo stato tebano (379 a.C.). Successivamente si
prepararono alla vendetta.
Così Tebe e Atene si trovarono unite contro Sparta: Atene ricostituì l'antica lega marittima, che in pochi anni comprese le principali
città della Grecia
mentre Tebe riunì attorno a se le città della Beozia. Sparta tentò invano di opporsi ma non portò successi per terra e fu più volte
battuta in mare.
Atene, da parte sua, non volle favorire Tebe, che stava diventando la città più forte della Grecia e chiese una nuova pacificazione. Al momento di
firmarla, il capo della diplomazia tebana Epaminonda, amico di Pelopida, rivendicò a Tebe il diritto di sottoscriverla a nome di tutta la Beozia.
Non riconoscendo Sparta la lega beota, la guerra continuò tra Sparta e Tebe.
L'ordine obliquo, ideato da Epaminonda, diede ai Tebani un considerevole vantaggio sul campo di battaglia. Nel 373 a.C. l'esercito tebano
distrusse Platea, la città rivale di Tebe in Beozia; successivamente sconfisse gli Spartani a Leuttra (371 a.C.) e giunse perfino nel
Peloponneso, fino ad allora mai violato.
Fu la fine dell'egemonia spartana: nel 370 a.C. Epaminonda portava le truppe tebane entro le mura di Sparta e per la prima volta le
donne spartane poterono vedere i fuochi degli accampamenti nemici, abbandonandosi a una disperazione ignota fino allora al loro fiero
carattere.
Cominciava così un periodo di breve predominio tebano che non doveva durare molto. Nel Nord della Grecia nuovi popoli come i Tessali e i Macedoni
si stavano agitando e rappresentavano energie vive a cui mancava una direzione. Tebe cercò di affermare il suo dominio su di loro e vi riuscì solo
in parte. Accadde che a Cinocefale, nella campagna campale in cui la Tessaglia venne sottomessa dopo dure lotte, l'esercito tebano perse Pelopida
lasciando la sua città priva di un buon comandante.
Successivamente Tebe dovette affrontare una lega di città greche con a capo Sparta e Atene, questa volta amiche, per arrestare lo sviluppo della potenza
tebana che si stava diffondendo ora anche per mare. Nel 362, a Mantinea, l'esercito tebano vinceva l'esercito della lega ma Epaminonda moriva per le ferite
riportate: vuole la tradizione che Epaminonda riconoscesse che l'instabilità di una egemonia tebana, consigliasse i suoi a fare la pace.
In realtà la forza di Tebe si basava sulla singolare amor di patria che animava i suoi uomini migliori, Pelopida e Epaminonda e nella esemplare amicizia che li legava.
Con la loro scomparsa finiva la grande storia greca e si facevano avanti nuovi popoli. Decenni di lotte interne avevano impoverito
l'intera Grecia causandone
una riduzione demografica.
Il declino di Tebe fu altrettanto rapido. La reazione antitebana culminò nella terza guerra sacra (356-346 a.C.) la quale ebbe l'effetto
di far intervenire Filippo II di Macedonia in Grecia. Il pericolo macedone spinse Tebe ad allearsi con Atene, ma le forze greche furono
sconfitte nella battaglia di Cheronea: la lega beotica venne sciolta, e Tebe dovette versare alla Macedonia enormi riparazioni di guerra e
accettare un presidio macedone nella città. Poi Tebe e Atene si ribellarono al dominio macedone, ingannati dalla falsa notizia della morte di
Alessandro Magno (335 a.C.), e la vendetta di Alessandro fu atroce: Tebe fu tutta distrutta e gli abitanti venduti come schiavi. Tebe
venne ricostruita da Cassandro I nel 316 a.C., ma una nuova ribellione, questa volta a Demetrio Poliorcete nel 293 a.C., causò nuovamente
la perdita dell'autonomia e la nomina di armosta, lo storico Ieronimo di Cardia.
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A sinistra: Ordine di battaglia oplitico e
avanzata;
sotto: La tattica di Epaminonda a Leuttra. L'ala sinistra rinforzata
avanza mentre la destra più debole si ritira o segna il passo. I blocchi
in rosso indicano il posiziona- mento delle truppe di élite nello
schiera- mento.

Principio di funzionamento della falange obliqua.
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Sopra: Beozia antica.
Un pò di storia. Sui più antichi abitanti della Beozia, e quindi anche di Tebe, non si hanno dati sicuri. I reperti
archeologici mostrano che l'acropoli della Tebe antica, la cosiddetta "Cadmea", era abitata già nell'età elladica (III-II millennio
a.C.). Sono stati rinvenuti manufatti del XVI secolo a.C., perfino affreschi, che mostrano contatti di Tebe con la Creta minoica. In
seguito Tebe fu un potente centro miceneo fino a quando il palazzo e le mura non furono distrutti poco tempo prima della Guerra di
Troia (ca. 1200 a.C.) Secondo la tradizione, la città fu distrutta dagli epigoni, i figli dei "Sette contro Tebe". Secondo il mito,
che non ha conservato memoria delle età precedenti quella micenea, Tebe sarebbe stata fondata da Cadmo, giunto dalla Fenicia. La
notizia della venuta di Cadmo fu suggerita forse dall'esistenza della "Cadmea". A Tebe regnarono in successione, dopo Cadmo e i suoi
discendenti, re di dinastia beota: Penteo e Polidoro, Nitteo e Laddamo, Nitteo e Laio, Lico e Laio, Anfione, Laio II, Creonte, Edipo,
Eteocle, Creonte tutore di Ladama, Tersandro, Tisamene, Damasittone, Tolomeo e Xanto.
Più tardi in Beozia fu costituita, probabilmente per difesa dalle mire espansionistiche di Orcomeno, la lega beotica, una confederazione
che comprendeva inizialmente 13 o 14 città, nessuna delle quali predominava sulle altre. A Tebe la monetazione è documentata a partire
dal VII secolo a.C. Attorno al VI secolo a.C. Tebe divenne, all'interno della Lega beotica, la città egemone, ossia la città a cui
spettava il comando in caso di guerra. L'egemonia tebana minacciava l'uguaglianza effettiva dei membri della lega, suscitando i tentativi
separatistici di alcune importanti città della Beozia, in particolar modo di Platea, che cercò fin dal 519 a.C. l'appoggio di Atene. .
Durante le guerre persiane Tebe, pur avendo inizialmente aderito alla lega ellenica antipersiana, si arrese a Serse, dopo l'annientamento
dei 300 di Leonida nella Battaglia delle Termopili (480 a.C.). Pertanto, dopo la battaglia di Platea (479 a.C.), Tebe fu punita: Pausania,
dopo un assedio, la conquistò instaurandovi un governo democratico. Ma i tentativi di instaurare la democrazia a Tebe fallirono in quanto
l'ordinamento democratico presupponeva una base sociale che non esisteva in Beozia: l'economia in questa regione era essenzialmente
agricola e il potere era nelle mani di aristocratici latifondisti; l'artigianato e il commercio non erano sviluppati, le più grandi
città in realtà non erano altro che grossi borghi privi di plebi urbane. Tebe non riconobbe mai l'egemonia ateniese in Beozia e, dopo
le sconfitte di Atene a Coronea (447 a.C.) e soprattutto a Delio (424 a.C.), la classe aristocratica riprese il potere a Tebe, che
riconquistò il ruolo egemonico in seno alla lega beotica.
Durante la guerra del Peloponneso Tebe fu alleata dapprima di Sparta e poi di Atene. Il mutamento nella politica estera può essere
attribuito a un governo democratico moderato subentrato a Tebe a quello aristocratico. Anche durante la guerra di Corinto (395-386 a.C.)
Tebe fu alleata di Atene, contro Sparta. La pace comune di Antalcida (386 a.C.), espressione dell'egemonia spartana, negava a Tebe
l'egemonia sulla Beozia e ordinava lo scioglimento della lega beotica. Nel 382 lo spartano Febida, con uno sleale colpo di mano, occupò
addirittura la rocca Cadmea, sostituì i governanti democratici con aristocratici filospartani e pose quindi Tebe sotto il controllo
spartano; Agesilao avallò queste gesta permettendo che Ismenia, il principale democratico popolare tebano, fosse messo a morte.
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