Giuseppe Pignatale Presenta:
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Il Mondo Romano:
La potente macchina militare romana.
Roma, riuscì per secoli a "dominare" l'allora mondo conosciuto e a imporre il suo modo di vita grazie
alle
sue leggi, lasciando ai vari popoli una certa libertà negli usi, costumi, pensiero e infine alla sua macchina
militare, che garantì, grazie alla pax romana, una fioritura secolare delle provimcie romane....
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Sotto: esempio di trireme romana con due torri su cui erano posizionate gli
arcieri e due balliste.
Sotto: una vista del "corvo" o ponte ribaltabile per agganciare le navi nemiche
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Come ben si sa Roma non combatteva solo per terra ma anche per mare (Per mare per terram):
questa fu la prima conseguenza del contatto con altre popolazioni e civiltà per l'epoca più evolute, che
sfruttavano già il mare oltre che per il commercio anche per spostare eserciti. I primi scontri registrati tra
Roma ed un'altra flotta furono appunto durante le guerre puniche nel 264-146 a.C. e da questo momento in poi incominciò
l'irrefrenabile conquista del Mediterraneo, ribattezzato poi orgogliosa- mente Mare Nostrum.
Per terra, soprattutto in difesa dei confini, intervenivano le quadrate legioni con largo impiego delle macchine da guerra sull'esempio degli Assiri prima e
dei Greci poi. Per gli spostamenti, le truppe a terra erano favorite da una fitta rete di strade. Occorre ricordare che i Romani furono grandi costruttori di strade,
ponti e di grandi opere in genere. Le legioni romane difendevano i confini dell'impero e spesso utilizzavano grande strutture di difesa come il vallo Adriano in Scozia.
Ma, vediamo dettagliatamente.

Sopra:esempio di ballista romana.
All'inizio le navi romane non furono altro che l'evoluzione di quelle greche, quindi di galee, o biremi.
La necessità che i Romani sentivano era quella di usare i legionari ovunque, e non si scomodarono molto a trovare la soluzione
più adatta. Oltre che ad introdurre l'utilizzo delle trireme (cioè navi con 3 file di rematori) in modo massiccio nella flotta,
fecero alcune importanti innovazioni per permettere l'utilizzo della fanteria pesante anche sulle navi. La prima fu l'invenzione
del "corvo" una specie di enorme gancio agganciato ad un palo che veniva gettato sulla nave nemica per immobilizzarla ed
abbordarla per mezzo di alcuni ponti mobili. In tal modo i legionari combattevano più o meno con le stese tecniche usate su terra.
Un'altra innovazione fu l'inserimento del rostro in bronzo più "appuntito" e quindi molto più efficace degli altri.
Altro cambiamento non meno importante fu l'inserimento sulle navi di onagri (specie di catapulta) che lanciavano palle
infuocate. Esistevano anche delle flotte fluviali ed avendo esse navi più piccole venivano montate al posto degli onagri
dei ballisti che sparavano frecce di 1 m di lunghezza a oltre 200 m di distanza. I Romani non si limitarono di
apportarare modifiche sugli "accessori" delle navi ma ne modificarono anche la struttura per renderla più resistente e allo
stesso tempo flessibile.
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Esistevano quindi vari tipi di naves longae cioè militari:
Esareme: erano composte da sei file di rematori ed erano le più grandi in assoluto (si ipotizzano anche decime!), di
solito erano usate come Ammiraglie e quindi difficilmente prendevano parte agli scontri, poiché era la sede dello Stato
Maggiore
cioè del comando della Flotta e vi risiedevano quindi l'Ammiraglio
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e gli alti ufficiali.
Quinqueremi e Quadriremi (cacciatorpediniere): Erano navi di grandi
dimensioni anche difficili da manovrare che
permettevano però di caricare a bordo una notevole quantità di macchine di artiglieria e uomini.
Trireme\Bireme (fregate): erano il fulcro della Marina Militare dello Stato poiché erano molto maneggevoli in
battaglia e permettevano l'imbarco sul ponte di almeno una centuria (80 uomini) di marines. La nave era dotata di
uno o due corvi a prora e a poppa che permettevano l'aggancio e quindi l'attacco della nave nemica simultaneamente
da due punti.
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Sopra: impiego di una ballista a terra.
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Ma la vera forza militare di Roma, risiedeva nelle sue legioni composte in particolare
di fanteria.
Scrive Vegezio: "I Romani dovettero la conquista del mondo conosciuto al costante addestramento militare, all'esatta
osservanza della disciplina nei loro accampamenti e all'instancabile esercizio delle altre arti della guerra. In mancanza di
quanto detto, quale speranza avrebbero avuto gli eserciti romani, col loro numero di soldati, contro le moltitudini dei Galli
e dei Germani? gli Iberi poi ci superavano sia per numero che per forza fisica. fummo sempre inferiori agli Africani in ricchezza, meno abili di loro in inganni e negli stratagemmi.
I Greci poi erano superiori nell'abilità artistica e in ogni genere di conoscenza."
La supremazia delle armi dunque e in particolare la fanteria che costituiva il nerbo della legione: essa era composta in passato da cinque o seimila uomini tra fanteria pesante (agricoltori) e velites cioè fanteria leggera. Le
quadrate legioni erano coperte sui fianchi da contingenti di cavalleria.
La legione si disponeva in battaglia suddivisa in manipoli e su tre linee. In prima linea combattevano gli astati,e i principes, dotati di scudo, corazza, elmo, giavellotto e il gladio (una spada corta con larga lama e doppio taglio): in
fase offensiva, questa prima linea aggrediva di fronte il nemico, scagliando il giavellotto, e caricando di corsa per combattere corpo a corpo col il gladio.
Se la prima linea era respinta il comandante mandava una seconda linea armata come la prima e con la stessa tattica. La terza linea, che comprendeva la fanteria pesante e leggera insieme, mantenuta come riserva, interveniva dove ci fosse l'esigenza.
Della riserva erano spovvisti i barbari.
La legione in fase difensiva stava chiusa in quadrato, capace di combattere in qualunque direzione, ogni reparto seguendo gli ordini dalla disposizione delle rispettive insegne.
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RIFLESSIONI:
La vita di ogni essere umano, da sempre, è fatta di saper cogliere le occasioni. Nel nostro caso, con la nascita dell'impero
- visto come una massa immensa di territori conquistati - e la comparsa di latifondi con largo impiego di schiavi portò
scomparsa del ceto dei contadini e come detto alla creazione dell'esercito di mestiere: in esso ogni cittadino che si
arruolava,
sperava farsi una posizione col bottino di guerra e la distribuzione delle terre ai veterani per far si di aspirare a una buona vecchiaia.
Questo stato di cose portò all'anarchia militare, all'elezione contemporanea di più imperatori, all'uccisione di molti generali proclamati
imperatori: tutto questo contribuì a indebolire l'impero romano che alla fine cessò di esistere nel 476 dopo Cristo.
Le cause della sua caduta furono molteplici: la mancanza, o meglio la scomparsa dello spirito di sacrificio
(basta considerare le prime figure di personaggi romani come Coriolano, Muzio Scevola, e di molti che immolarono la propria
vita per la Patria -Decio Mure, i Fabi, ecc - , del rispetto delle regole, il principio secondo cui tutto è lecito, di chiedere per non
dare niente, un mondo attuale dominato esclusivamente dai furbi.
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