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LA SECONDA SPEDIZIONE PERSIANA CONTRO LA GRECIA.
La battaglia Maratona aprì gli occhi all'intera Grecia. Ben presto tutti compresero che c'era una partita aperta
con la Persia e che il nemico sarebbe tornato e occorreva prepararsi. L'enorme prestigio derivato ad Atene, dopo Maratona,
preoccupava Sparta che vedeva esaltata la sua rivale: il suo rifiuto di partecipare alla lotta era stato un grave errore: ora
se ne accorgeva. La prossima volta non si sarebbero tirati indietro.
Così, mentre Sparta badava a raccogliere intorno a sè le città del Peloponneso e rafforzava il suo esercito per far fronte
alle future minacce.
Ad Atene, per prepararsi alla difesa del nemico persiano, si ebbero pareri discordi tra chi voleva la difesa da terra,
sostenuta da Aristide, e chi da mare, grazie alla costruzione di una grande flotta militare, che
successivamente sarebbe stata impiegata con fini commerciali, voluta da Temistocle.
Aristide era un rigido idealista, fermo sostenitore dei principi morali, intento a praticare una giustizia sociale nella
sua città, ma con scarso senso della realtà e delle esigenze immediate.
Pensava: "Costruire una flotta? una vera pazzia! i nostri cittadini più ricchi saranno incaricati dei lavori, arricchendosi
ancor di più, alle spalle del popolo, che dovrà pagare le spese." E quindi per non favorire i ricchi si opponeva al
progetto.
Temistocle era l'esatto opposto: non badava troppo agli ideali ed era dotato di una intelligenza acutissima e si rendeva
conto della situazione presente ed era disposta a fronteggiarla ad ogni modo col suo senso pratico e sosteneva: "Contro
un nemico che viene dal mare, l'arma migliore è la flotta, che potrà poi essere impiegata in tempo di pace". Si era reso
conto che Atene era una città marinara e doveva cercare le sue fortune in mare.
Alla fine prevalse la tesi di Temistocle e Aristide, per la sua rigidità, fu esiliato ricorrendo all'ostracismo:
il popolo impiegava gusci di conchiglie (ostraka) e, se il voto risultava contrario, l'uomo abbandonava la citta.
Nel frattempo, Serse, successore di Dario preparava una nuova spedizione contro la Grecia.
L'ambiziosissimo re persiano riorganizzò la nuova spedizione in modo imponente: un grande esercito sarebbe sceso dalla
Tracia e dalla Macedonia mentre una enorme flotta lo avrebbe accompagnato in mare. Nello stesso tempo mandava
messi alle città greche per chiedere "l'acqua e la terra" in segno di sudditanza ad eccezione di Atene che doveva essere
occupata e distrutta anche se voleva capitolare.
Il mondo ellenico fu turbato dai preparativi: le città più lontane da Atene e Sparta più facilmente esposte
all'aggressione nemica, accettarono la sudditanza dagli araldi del Grande Re.
Le altre città si raccolserso in una grande lega difensiva sotto la guida di Sparta e di Atene.
Alla notizia che l'esercito persiano aveva passato l'Ellesponto, e si stava avvicinando, i generali Greci
tennero consiglio: le loro forze erano minori rispetto a quelle del nemico, per cui si decise di fermarlo
in Tessaglia, presso il passo delle Termopili, là dove c'era uno stretto passaggio tra il monte Eta
e il mare e quindi pochi uomini avrebbero tenuto testa a un esercito numeroso. Era il 480 a.C..
IL LEONE DI SPARTA ALLE TERMOPILI.
Il passo delle Termopili fu occupato da 5000 uomini al comando del re spartano Leonida: non erano
molti se si pensa che i Persiani dovevano essere in 100.000, ma i Greci disponevano di truppe scelte.
I Greci per due giorni fecero testa al nemico, distruggendo la stessa guardia scelta del Re, gli Immortali,
poi i Persiani, forse guidati da un traditore, la tradizione vuole che sia stato Efialte, riuscirono a
trovare la strada per aggirare l'esercito greco.
Non appena Leonida seppe della notizia, e che quindi ogni difesa era vana, licenziò le sue truppe e rimase con i
suoi trecento spartani, per vendere cara la vita. I rimasti si pettinarono i lunghi capelli e si lucidavano le armi secondo
l'uso spartano prima di una guerra decisiva; poi banchettarono allegramente sapendo che sarebbe stato l'ultimo sulla terra
e se qualcuno faceva notare che le frecce persiane avrebbero oscurato il cielo rispondevano che avrebbero combattuto all'ombra.
Caddero tutti dopo una difesa feroce.
ATENE IN FIAMME.
Così tutta la Grecia settentrionale rimase in balia del nemico. L'esercito delle città greche abbandonò Atene e l'Attica
al loro destino e si ritirò sull'istmo di Corinto per difendere il Pelo- ponneso.
Atene fu presa e incendiata mentre la sua popolazione si era rifugiata sull'isola di Salamina ove si era raccolta la flotta
greca. Per un momento parve che l'Ellade dovesse essere travolta.
Quando dall'isola si videro le fiamme provenire dall'Acropoli, la parte alta di Atene, i profughi furono presi dalla
disperazione: ovunque si levavano preghiere agli dei. Il peggio era che gli equipaggi delle altre città greche volevano
abbandonare Atene per andare a difendere le loro città che già vedevano fumanti vedendo cosa stava avvenendo in quel luogo.
Sarebbe stata la fine dell'Ellade, se ognuno avesse difeso i loro piccoli centri che sarebbero stati presi uno ad uno da un
nemico enormemente superiore!
SALAMINA, il riscatto dell'Occidente sull'Oriente.
In questo momento tragico, Temistocle, che aveva il comando supremo della flotta, riuscì a trovare la soluzione
per una situazione che sembrava senza via d'uscita.Forse si tratta di una leggenda, ma tale da farci capire la tattica
usata dal condottiero.
Guardando la cartina, si nota che Salamina racchiude il mare con due uscite a oriente e occidente.
In questo stretto si era raccolta la flotta greca mentre quella persiana era pronta a dare battaglia sull'uscita orientale.
La tradizione vuole che Temistocle mandò a Serse un prigioniero persiano per informarlo che sarebbe passato dalla sua parte e
lo consigliava di bloccare anche l'uscita occidentale perchè le navi greche avevano deciso di fuggire: in questo modo si
sarebbe impadronito dell'intera flotta greca.
Serse allora dette l'ordine alla navi persiane che occupavano l'uscita orientale di attraversare lo stretto per occupare
l'uscita occidentale. A questo punto i Greci furono costretti ad accettare battaglia e a combattere con la forza della
disperazione. Sarà una leggenda, ma le navi persiane attraversarono lo stretto per impedire la fuga delle navi greche e
furono aggredite proprio durante questo movimento.
Le navi persiane, molto numerose ma più grandi e pesanti di quelle greche, furono serrate lungo la costa e rimaseo serrate
mentre le navi greche le aggredivano da tutte le parti. Era il 28 settembre del 480 a.C.: metà della flotta andò distrutta
mentre il resto riuscì a stento a fuggire.L'eserrcito persiano di terra rimase quindi senza appoggio e sebbene vincitore
poteva finire in balia dell'esercito greco vinto.
La battaglia di Salamina passò alla storia come quella di Maratona: per la seconda volta il Persiano era stato sconfitto.
Serse che aveva assistito alla lotta dall'alto di una rupe su un magnifico trono, rimase sbigottito della vittoria greca: temendo
che l'esercito, rimasto senza navi, potesse rinanere senza rifornimenti, decise la ritirata, lasciando un nucleo di truppe nella
Grecia Centrale per riprovare nella primavera dell'anno successivo. La tradizione vuole che Temistocle per affrettare la
decisione di Serse, gli abbia mandato un altro schiavo per avvertirlo che i Greci avrebbero distrutto il ponte di barche persiano
sull'Ellesponto che aveva fatto costruire per portare le truppe in Europa.
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Quando i Persiani sbarcarono a Maratona, gli Ateniesi
li attaccarono con 11.000 uomini costringendoli
a reimbarcarsi.

Sopra: difesa delle Termopili.

Sopra: Battaglia di Salamina.
Il generale persiano Mardonio, tentò un accordo non accettato dagli Ateniesi, a cui avrebbe consegnato le terre se lo avessero
lasciato marciare verso il Peloponneso; poi gli Ateniesi informarono gli Spartani della proposta persiana. Era come dire che per
ora non accettiamo, ma se non avessero avuto aiuto al più presto avrebbero cambiato idea. E gli Spartani capirono e non rimasero
a difendere il loro territorio marciando verso l'Attica. Fu allestito un esercito di 10.000 uomini al comando del generale Pausania,
altri 10.000 uomini furono raccolti dalle altre città greche e quasi un anno dopo Salamina, a Platea fu data battaglia.
I Persiani furono messi in fuga.
Lo stesso giorno presso il capo Micale, in Asia Minore, fu distrutto il resto della flotta persiana. La lotta era finita.
Le Guerre Persiane dettero ai Greci il senso di nazionalità che non fu sufficiente a creare un unico blocco. Sparta che si era
avvicinata ad Atene, nel momento del pericolo, ritornò poi ostile a questa città, molto intelligente e assai diversa. Infatti poi
le lotte fra le città greche portarono a un impoverimento demografico dell'intero territorio che fini poi sotto il predominio
macedone prima e romano poi.
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