Giuseppe Pignatale
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   Storia Antica
 Il Mondo Greco:

LE GUERRE PERSIANE.

Le Guerre Persiane furono le sostenute da Atene, Sparta e dalle città-stato greche contro l'invasione persiana per difendere la loro libertà, i loro costumi dal dilagare dell'ideale di monarchia univer- sale sostenuto dai paesi orientali e in particolare dai Persiani. ......

 
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PREMESSA
Le conquiste di Dario avevano portato l'Impero Persiano a diretto contatto con l'Ellade. Nell'immenso territorio persiano c'era la Fenicia, i cui abitanti, i Fenici, erano i diretti concorrenti dei Greci nei commerci marittimi e le colonie greche dell'Asia Minore. Tutto questo creò le premesse per le future Guerre Persiane.

Agli inizi del V secolo a.C., la vita in Grecia aveva

 

preso il suo ritmo laborioso e vivace. Le città prosperarono, sia che erano rette da antica aristocrazie con una più o meno partecipazione popolare, sia che ubbidivano a tiranni, sia infine che avessero accolto i moderni governi democratici.
In questo stato di cose avvenne un fatto che avrebbe avuto conseguenze della massima importanza per il popolo greco e che avrebbe dato il senso preciso della propria unità e della propria forza: le Guerre Persiane.


Sopra: dal film "La Battaglia di Maratona" un immagine della famosa battaglia combattuta
dagli opliti ateniesi contro l'esercito persiano invasore.

La Persia si stava imponendo nell'Asia Minore da una cinquantina d'anni da Ciro il Grande a Dario I. Furono annesse, loro malvolentieri, anche le città greche dell'Asia Minore che dovettero pagare un tributo al Persiano. La Grecia poi aveva spinto le sue colonie fino al Mar Nero e voleva controllare i traffici con l'Oriente, dal canto suo la Persia mirava sempre più all'Occidente ad impadronirsi dei traffici del Mediterraneo. In tutto questo si inserivano gli avidi e accorti Fenici, che dopo essere stati i più grandi marinai del passato, vedevano con cattivo occhio lo svilupparsi dei traffici ellenici. I Fenici avevano accettato quindi ben volentieri il predominio persiano perchè ritenevano di guadagnarci; la Persia, dal canto suo, ben sapendo che non si poteva sostituire a loro nei traffici marittimi, esigeva dai Fenici tributi non gravosi perchè si serviva della loro flotta.
Era chiaro che i due contendenti sarebbero giunti prima o poi alle mani.
Accadde quindi l'inevitabile: le città greche dell'Asia Minore con a Capo Mileto si ribellarono alla Persia: nel 499 a.C. il tiranno di Mileto Aristagora, depose volontariamente la sua tirannide, instaurò la democrazia e si ribellò apertamente al re di Persia invitando le altre città greche dell'Asia Minore a seguirlo: in breve la rivolta divampò in tutta la Ionia costringendo Dario, il Grande Re, come lo chiamavano i Greci, decise allora di intervenire punendole severamente in modo asiatico. Fu una lotta dura e lunga.
Gli insorti chiesero aiuto alla madrepatria però solo Atene ed Eretria mandarono alcune navi in soccorso. Dopo alcuni successi iniziali degli insorti, come l'incendio della roccaforte persiana di Sardi, la rivolta fu domata dai Persiani, Mileto data alle fiamme e i suoi cittadini uccisi o venduti schiavi (494 a.C.).


  Sopra: i tirannicidi Armodio e Aristogìtone in   una scultura del V sec. a.C.

Dominata la rivolta di Mileto, Dario assog- gettò all'impero Persiano la Tracia, la Mace- donia, puntando poi alla Grecia (492 a.C.). Questa operazione costò tuttavia gravi perdite ai Persiani e Dario si convinse della necessità di imporre il suo dominio all'intera Grecia per evitare in futuro il ripetersi di tali disavventure.

 LA PRIMA SPEDIZIONE PERSIANA  CONTRO LA GRECIA.

Nel 490 a.C. col pretesto di punire Atene ed Eretria per gli aiuti dati agli insorti, Dario mandò in Grecia una forte spedizione punitiva al comando di Dati e Artaferne. Atene, vistosi minacciata, si preparò subito alla difesa chiedendo aiuto alle altre città greche. I Persiani giunsero a bordo di una flotta e attaccarono e distrussero Eretria nell'Eubea per poi accostare l'Attica orientale, sbarcando nella Pianura di Maratona. Sotto consiglio dello stratega Milziade (per saperne di più cliccare su Milziade), l'esercito ateniese, forte di 10.000 uomini più un contingente fornito da Platea, si portò sulle alture circostanti. Essendo inferiori di numero rispetto agli avversari, gli Ateniesi preferirono aspettare l'arrivo dei rinforzi da Sparta.
I Persiani però decisero di prevenire l'arrivo attaccando il nemico. Gli Ateniesi allora furono costretti a calare nella pianura, mettendo il rotta il nemico e costringendolo a reimbarcarsi . Questa sconfittà esasperò Dario, che preparò un'altra spedizione contro la Grecia. Questi preparativi furono interrotti dallo scoppio di una rivolta in Babilonia e in Egitto, sino a dopo la morte di Dario, avvenuta nel 485 a.C., e proseguirono poi sotto Serse.



   Sopra: L'antica Grecia e le sue regioni.
 

LA SECONDA SPEDIZIONE PERSIANA CONTRO LA GRECIA.

La battaglia Maratona aprì gli occhi all'intera Grecia. Ben presto tutti compresero che c'era una partita aperta con la Persia e che il nemico sarebbe tornato e occorreva prepararsi. L'enorme prestigio derivato ad Atene, dopo Maratona, preoccupava Sparta che vedeva esaltata la sua rivale: il suo rifiuto di partecipare alla lotta era stato un grave errore: ora se ne accorgeva. La prossima volta non si sarebbero tirati indietro.
Così, mentre Sparta badava a raccogliere intorno a sè le città del Peloponneso e rafforzava il suo esercito per far fronte alle future minacce.

Ad Atene, per prepararsi alla difesa del nemico persiano, si ebbero pareri discordi tra chi voleva la difesa da terra, sostenuta da Aristide, e chi da mare, grazie alla costruzione di una grande flotta militare, che successivamente sarebbe stata impiegata con fini commerciali, voluta da Temistocle.
Aristide era un rigido idealista, fermo sostenitore dei principi morali, intento a praticare una giustizia sociale nella sua città, ma con scarso senso della realtà e delle esigenze immediate.
Pensava: "Costruire una flotta? una vera pazzia! i nostri cittadini più ricchi saranno incaricati dei lavori, arricchendosi ancor di più, alle spalle del popolo, che dovrà pagare le spese." E quindi per non favorire i ricchi si opponeva al progetto.
Temistocle era l'esatto opposto: non badava troppo agli ideali ed era dotato di una intelligenza acutissima e si rendeva conto della situazione presente ed era disposta a fronteggiarla ad ogni modo col suo senso pratico e sosteneva: "Contro un nemico che viene dal mare, l'arma migliore è la flotta, che potrà poi essere impiegata in tempo di pace". Si era reso conto che Atene era una città marinara e doveva cercare le sue fortune in mare.
Alla fine prevalse la tesi di Temistocle e Aristide, per la sua rigidità, fu esiliato ricorrendo all'ostracismo: il popolo impiegava gusci di conchiglie (ostraka) e, se il voto risultava contrario, l'uomo abbandonava la citta.

Nel frattempo, Serse, successore di Dario preparava una nuova spedizione contro la Grecia.
L'ambiziosissimo re persiano riorganizzò la nuova spedizione in modo imponente: un grande esercito sarebbe sceso dalla Tracia e dalla Macedonia mentre una enorme flotta lo avrebbe accompagnato in mare. Nello stesso tempo mandava messi alle città greche per chiedere "l'acqua e la terra" in segno di sudditanza ad eccezione di Atene che doveva essere occupata e distrutta anche se voleva capitolare.

Il mondo ellenico fu turbato dai preparativi: le città più lontane da Atene e Sparta più facilmente esposte all'aggressione nemica, accettarono la sudditanza dagli araldi del Grande Re.
Le altre città si raccolserso in una grande lega difensiva sotto la guida di Sparta e di Atene.

Alla notizia che l'esercito persiano aveva passato l'Ellesponto, e si stava avvicinando, i generali Greci tennero consiglio: le loro forze erano minori rispetto a quelle del nemico, per cui si decise di fermarlo in Tessaglia, presso il passo delle Termopili, là dove c'era uno stretto passaggio tra il monte Eta e il mare e quindi pochi uomini avrebbero tenuto testa a un esercito numeroso. Era il 480 a.C..


IL LEONE DI SPARTA ALLE TERMOPILI.

Il passo delle Termopili fu occupato da 5000 uomini al comando del re spartano Leonida: non erano molti se si pensa che i Persiani dovevano essere in 100.000, ma i Greci disponevano di truppe scelte.
I Greci per due giorni fecero testa al nemico, distruggendo la stessa guardia scelta del Re, gli Immortali, poi i Persiani, forse guidati da un traditore, la tradizione vuole che sia stato Efialte, riuscirono a trovare la strada per aggirare l'esercito greco.
Non appena Leonida seppe della notizia, e che quindi ogni difesa era vana, licenziò le sue truppe e rimase con i suoi trecento spartani, per vendere cara la vita. I rimasti si pettinarono i lunghi capelli e si lucidavano le armi secondo l'uso spartano prima di una guerra decisiva; poi banchettarono allegramente sapendo che sarebbe stato l'ultimo sulla terra e se qualcuno faceva notare che le frecce persiane avrebbero oscurato il cielo rispondevano che avrebbero combattuto all'ombra.
Caddero tutti dopo una difesa feroce.


 ATENE IN FIAMME.

Così tutta la Grecia settentrionale rimase in balia del nemico. L'esercito delle città greche abbandonò Atene e l'Attica al loro destino e si ritirò sull'istmo di Corinto per difendere il Pelo- ponneso.
Atene fu presa e incendiata mentre la sua popolazione si era rifugiata sull'isola di Salamina ove si era raccolta la flotta greca. Per un momento parve che l'Ellade dovesse essere travolta.
Quando dall'isola si videro le fiamme provenire dall'Acropoli, la parte alta di Atene, i profughi furono presi dalla disperazione: ovunque si levavano preghiere agli dei. Il peggio era che gli equipaggi delle altre città greche volevano abbandonare Atene per andare a difendere le loro città che già vedevano fumanti vedendo cosa stava avvenendo in quel luogo.
Sarebbe stata la fine dell'Ellade, se ognuno avesse difeso i loro piccoli centri che sarebbero stati presi uno ad uno da un nemico enormemente superiore!


 SALAMINA, il riscatto dell'Occidente sull'Oriente.
In questo momento tragico, Temistocle, che aveva il comando supremo della flotta, riuscì a trovare la soluzione per una situazione che sembrava senza via d'uscita.Forse si tratta di una leggenda, ma tale da farci capire la tattica usata dal condottiero.
Guardando la cartina, si nota che Salamina racchiude il mare con due uscite a oriente e occidente.
In questo stretto si era raccolta la flotta greca mentre quella persiana era pronta a dare battaglia sull'uscita orientale.
La tradizione vuole che Temistocle mandò a Serse un prigioniero persiano per informarlo che sarebbe passato dalla sua parte e lo consigliava di bloccare anche l'uscita occidentale perchè le navi greche avevano deciso di fuggire: in questo modo si sarebbe impadronito dell'intera flotta greca.
Serse allora dette l'ordine alla navi persiane che occupavano l'uscita orientale di attraversare lo stretto per occupare l'uscita occidentale. A questo punto i Greci furono costretti ad accettare battaglia e a combattere con la forza della disperazione. Sarà una leggenda, ma le navi persiane attraversarono lo stretto per impedire la fuga delle navi greche e furono aggredite proprio durante questo movimento.
Le navi persiane, molto numerose ma più grandi e pesanti di quelle greche, furono serrate lungo la costa e rimaseo serrate mentre le navi greche le aggredivano da tutte le parti. Era il 28 settembre del 480 a.C.: metà della flotta andò distrutta mentre il resto riuscì a stento a fuggire.L'eserrcito persiano di terra rimase quindi senza appoggio e sebbene vincitore poteva finire in balia dell'esercito greco vinto.
La battaglia di Salamina passò alla storia come quella di Maratona: per la seconda volta il Persiano era stato sconfitto.
Serse che aveva assistito alla lotta dall'alto di una rupe su un magnifico trono, rimase sbigottito della vittoria greca: temendo che l'esercito, rimasto senza navi, potesse rinanere senza rifornimenti, decise la ritirata, lasciando un nucleo di truppe nella Grecia Centrale per riprovare nella primavera dell'anno successivo. La tradizione vuole che Temistocle per affrettare la decisione di Serse, gli abbia mandato un altro schiavo per avvertirlo che i Greci avrebbero distrutto il ponte di barche persiano sull'Ellesponto che aveva fatto costruire per portare le truppe in Europa.




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 Quando i Persiani sbarcarono a Maratona, gli Ateniesi
 li attaccarono con 11.000 uomini costringendoli
 a reimbarcarsi.

  Sopra: difesa delle Termopili.

 Sopra: Battaglia di Salamina.

Il generale persiano Mardonio, tentò un accordo non accettato dagli Ateniesi, a cui avrebbe consegnato le terre se lo avessero lasciato marciare verso il Peloponneso; poi gli Ateniesi informarono gli Spartani della proposta persiana. Era come dire che per ora non accettiamo, ma se non avessero avuto aiuto al più presto avrebbero cambiato idea. E gli Spartani capirono e non rimasero a difendere il loro territorio marciando verso l'Attica. Fu allestito un esercito di 10.000 uomini al comando del generale Pausania, altri 10.000 uomini furono raccolti dalle altre città greche e quasi un anno dopo Salamina, a Platea fu data battaglia.
I Persiani furono messi in fuga.
Lo stesso giorno presso il capo Micale, in Asia Minore, fu distrutto il resto della flotta persiana. La lotta era finita.

Le Guerre Persiane dettero ai Greci il senso di nazionalità che non fu sufficiente a creare un unico blocco. Sparta che si era avvicinata ad Atene, nel momento del pericolo, ritornò poi ostile a questa città, molto intelligente e assai diversa. Infatti poi le lotte fra le città greche portarono a un impoverimento demografico dell'intero territorio che fini poi sotto il predominio macedone prima e romano poi.