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S'impone Pèricle . Caduto -Tennistocle, il partito democratico pensò di opporre al rappresentante dell'aristocrazia, Cimone, un abile politico, Efialte. e un giovane discendente da un'antica famiglia che aveva sempre sostenuto i diritti del popolo, Pèricle.
Efialte e Pèricle riuscirono infatti a far partecipare alla vita pubblica la maggior parte dei cittadini, acquistandosi così il favore popolare. Cimone perse a sua volta le simpatie e fu esiliato. Infine, la morte di Efialte lasciò Pèricle arbitro della situazione: e quest'uomo di intelligenza superiore, abilissimo politico, sempre sostenendo la democrazia ateniese, riuscì a esercitare fino alla morte un vero dominio sulla città.
Pèricle non fu un tiranno; aveva la carica di "stratego" cioè di generale in capo" e si guardò bene dal modificare la costituzione democratica di Atene. Nonostante la sua autorità militare, egli fu l'uomo della pace. II suo ideale era quello di riunire le più valide forze della Grecia e le migliori qualità della sua città e del
suo popolo per fondare una grande democrazia greca sotto Li guida di Atene, affinchè lo spirito ellenico potesse compiutamente affermarsi. Non riuscì ad attuare in pieno questo suo progetto che poi, alla fine. provocò una catastrofe: ma mai come sotto di lui l'ideale dernocratico fu chiaro e definito.
Egli rafforzò Atene: poichè il porto della città, il Pireo, era molto distante, fece costruire ai due lati della strada di collegamento alla città due lunghe
mura per impedire che la città ne fosse tagliata fuori. Dopo alcune lotte condotte con varia fortuna, stabilì con Sparta una pace che avrebbe dovuto essere duratura; anche con la Persia si giunse a una pacificazione. Il " secolo di Pèricle " è caratterizzato soprattutto dalla fioritura delle arti e delle lettere in Atene.
La corte di Pèricle, grande accademia. La corte di Pèricle fu il centro di questa vita continuaumente ispirata al senso dell'ordine, dell'armonia, della limpidità dello spirito. Intorno a Pèricle erano artisti, scienziati, pensatori, il fiore dell'intellettualità ateniese. La sua stessa compagna, Aspasia, eccezione notevolissima fra le donne ateniesi, partecipava alle loro discussioni e, per la libertà delle sue idee, giunse perfino ad essere accusata di empietà.
Questi intellettuali geniali, nei loro banchetti. incoronati di rose, davanti a grandi anfore di aromatico vino greco, profumato di resine e di essenze, mentre l'acuto suono di una cetra ritmava il tempo di un canto, parlavano delle leggi che devono guidare i popoli, dell'armonia della Grecia, delle virtù dei capi, del genio
ateniese che avrebbe dovuto essere guida e norma di vita a tutta l'umanità veramente civile, cioè all'umanità ellenica.
In realtà, per Pèricle e per coloro che gli erano attorno, Atene era la Grecia: un'idea non del tutto errata perchè, in fondo, anche noi, quando pensiamo alla Grecia pensiamo soprattutto ad Atene. Purtroppo, in questo bel mondo ellenico, si agitavano ancora egoismi, ambizioni e interessi particolari che si opponevano al sogno di Pèricle.
E proprio sotto di lui doveva iniziare quella terribile guerra - cioè la Guerra del Peloponneso - che condusse Atene alla rovina.
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A destra veduta del Partenone nell'acropoli
di Atene
A sinistra: statua di Pericle.
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Atene fonda i modelli dell'architettura. In questo periodo, l'acropoli cioè la parte alta della città. si iiveste di marmi, diviene un'opera, un museo. Per iniziativa di Pericle, gli architetti Ictino e Callicrate edificarono il Partenone sul sommo dell'acropoli, il grande tempio di Atena, la dea protettrice della città mentre Fidia e i suoi discepoli lo decorarono con i loro rilievi. II Partenone, vedi tempio greco, fu il massimo modello dello stile dorico e costituì uno dei moduli fondamentali dell'architettura europea in tutti i tempi.
Ancora per iniziativa di Pèricle, Fidia creava la grande statua d'oro e d'avorio ad Atena che sorgeva nel suo tempio, e quella di bronzo ad Atena combattente, così alta che si poteva vedere dal mare: l'architetto Mnèsicle edificava i Propilei, l'ingresso monumentale dell'acropoli, e sorgevano il tempio di Atena Vittoriosa, bagni, palestre e altri numerosi edifici quali l'Odeion. dedicato alle rappresentazioni musicali, e I'Eretteo, in onore di Posìdone Eretteo.
E' chiaro che non tutta la città ebbe lo splendore dell'acropoli. Solo le case dei ricchi, che non erano molte, avevano una certa ampiezza con un bel cortile interno lucecircondato da colonne e saloni per i conviti, con le pareti affrescate. Ma, di solito, le abitazioni erano piccole, a un solo piano, con stanze anguste e senza luce e prive di servizi. II Greco, e l'Ateniese in particolare, stavano in casa lo stretto necessario e trascorrevano la vita nelle piazze, dette agorà, presso i grandi monumenti pubblici, veri salotti cittadini.
Un secolo di poeti, di Storici, di oratori. L'epoca di Pèricle è inoltre l'epoca d'oro del teatro. Forse questa affermazione sembrerà poco importante perchè, oggi, il teatro non ha per noi un particolare valore. Ma per i Greci. e soprattutto per gli Ateniesi, la cosa era diversa: il teatro costituiva per loro un'istituzione che non ha l'eguale fra noi: dovrenuno pensare. uniti insieme al teatro, le nostre chiese, le nostre università, i nostri circoli di cultura e di divertimento. Era il luogo in cui gli eroi delle antiche leggende, meravigliosa creazione dello spirito greco, tornavano a vivere le loro vicende e prestavano al popolo greco immortali modelli di vita.
E accanto agli scrittori di tragedie, come Sòfocle ed Euripide, appaiono i primi scrittori di storia, conte Erodoto: anche la storia presenta insigni modelli di vita, e i Greci amano e rispettano la vita in tutte le sue espressioni, l'esistenza dell'uomo fatta di nobili idee, di chiari ragionamenti, di forti passioni. Si fanno avanti adesso anche i grandi oratori che, con la loro parola. risvegliano appunto idee, ragionamenti, passioni.
E' l'epoca dell'intelligenza: mai come in questo periodo i Greci ebbero la convinzione che l'idea e la parola valgono più della forza materiale e della ricchezza. Per loro, una cosa chiaramente pensata, espressa e capita, era già una cosa reale: e un buon oratore poteva ottenere, con un ragionamento ben presentato, effetti superiori a quelli di una battaglia vinta. Poteva spingere l'intero popolo in una direzione piuttosto che in un'altra, mutarne i destini.
Nessuna meraviglia se, in una civiltà così concepita la donna aveva un posto molto secondario. Chiusa nei suoi appartamenti, che costituivano il " gineceo ", la madre di famiglia greca ne usciva solo poche volte all'anno per assistere alle grandi feste religiose; salvo rarissime eccezioni, non partecipava in nulla alla vita del marito che, in fondo, rimaneva per lei un estraneo per tutta la vita.
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