
--- estensione probabile del pack nei mari.

Sopra: a intervalli nel corso del Pleistocene il ghiaccio formatisi alle alte
latitudini e altitudini si estese in America e In Europa
in grandi lastroni simili a quelli che ricoprono gran parte dell'Alasca Settentrionale.
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L'èra Quaternaria, cioè l'ultimo milione di anni, è divisa in due periodi: il Pleistocene, cioè "il piú recente",
che si estende per quasi tutta l'èra, e l'Olocene, "del tutto recente", gli ultimi 10.000 anni dell'èra.
Quando si parla di Grande Epoca Glaciale, in genere ci si riferisce al Pleistocene e non alle altre, età glaciali
determinatesi sulla Terra, perché le sue tracce ancora presenti sul nostro pianeta ce la fanno conoscere meglio delle altre. In
realtà il Pleistocene vide almeno quattro glaciazioni intervallate da lunghi periodi di clima caldo in cui i ghiacci
fondevano.
A intervalli durante il Pleistocene enormi masse di ghiaccio si spinsero a coprire l'Europa settentrionale, parte del Nord America,
l'Antartico e 1e alte catene montuose come le Alpi, 1'Himalaya, le Ande e le montagne del Giappone, e delle Hawaii. Circa il
28% della superficie terrestre, era coperto da ghiacciai o da lastroni di ghiaccio che si formavano nelle regioni con abbondanti
precipitazioni nevose.
Monti alti 1.500 metri erano completamente coperti di ghiaccio e alcuni dei lastroni che scendevano a coprire la terra erano
spessi anche 3.000 metri; a mano a mano che il ghiaccio si accumulava e i grandi ghiacciai avanzavano, le vallate si incidevano
sempre piú profondamente nel terreno. Nelle terre piatte spesso il ghiaccio raschiava il terreno fino a mettere a nudo il letto
roccioso; i principali sistemi idrografici dei continenti mutavano radicalmente a causa del ghiaccio che ostruiva il letto dei
fiumi: l'acqua doveva cosí scavarsi nuove vie verso i mari spesso proprio ai margini dei ghiacci.
Anche i ghiacciai che si ritiravano lasciavano il loro segno sulle terre perché le acque di fusione riempivano le vallate incise
dai ghiacciai dando origine a laghi interni. I laghi che stanno fra Stati Uniti e Canada, quelli della Scozia, dell'Inghilterra,
dell'Italia del Nord e della Svizzera, sono tutti laghi glaciali. Anche i fiordi norvegesi e le similari strette e profonde
insenature della Columbia Britannica sono stati intagliati dai ghiacciai e in parte sommersi dalle acque quando il livello dei
mari si alzò per effetto della fusione dei ghiacci.
Mentre l'emisfero settentrionale era stretto nella morsa glaciale, l'emisfero meridionale registrava sulle sue regioni
equatoriali forti precipitazioni, e mentre nella emisfero nord si verificavano i periodi piú caldi interglaciali, nell'emisfero
sud si avevano periodi di siccità. Dalle testimonianze geologiche risulta che l'Africa settentrionale durante il Pleistocene era
una regione fertile e solo l'estrema siccità della fine di questo periodo portò alla formazione del deserto sahariano.
L'alternarsi dei periodi glaciali influí anche sul livello dei mari; i ghiacciai sono infatti formati da neve, cioè particelle
d'acqua cristallizzate che provengono dall'evapora- zione
dei laghi e soprattutto degli oceani. E' chiaro che ai periodi di maggior glacia- zione abbia fatto riscontro un abbassamento dei
livelli oceanici, abbassamento che i geologi valutano a circa 90 metri rispetto al livello odierno. Nei periodi interglaciali,
a causa della fusione dei ghiacci si aveva il fenomeno opposto e si calcola che il livello oceanico fosse circa 30-45 metri più
alto che non ora. Ciò suggerisce che una buona quantità di acqua è oggi ancora bloccata sotto forma di ghiaccio intorno ai poli.
Le varie teorie avanzate per spiegare i cambiamenti climatici verificatisi nell'èra Quaternaria comprendono i mutamenti delle
correnti oceaniche e le variazioni dell'intensità d'irraggiamento solare. Quello che è chiaro è che grandi fasi glaciali si sono
sempre prodotte dopo vasti sommovimenti orogenetici: una dopo i corrugamenti precedenti il Paleozoico, una dopo quelli del
Carbonifero; allo stesso modo le glaciazioni del Quaternario seguono i grandi movimenti alpini con cui si completarono le catene
montuose esistenti ancora oggi.
Conosciamo invece con sicurezza l'effetto che i periodi glaciali hanno avuto sulla vita, e cioè la ridistribuzione degli animali
e delle piante. Abbiamo visto che le piante e gli animali della fine dell'èra Terziaria erano quelli stessi del nostro tempo; i
cambiamenti verificatisi in seguito riguardano soprattutto la differenziazione delle varie specie; cosí ad esempio i gatti
esistevano già, in quanto gruppo, alla fine dell'èra "Terziaria, ma non si erano ancora evolute tutte le specie oggi note e
alcune si estinsero durante le epoche glaciali.
Le piante e gli animali propri dei climi temperati o tropicali durante le epoche glaciali dovettero emigrare dalle zone coperte
di ghiacci per poter sopravvivere e cosí molti di essi, nativi dell'emisfero settentrionale, si spostarono verso sud e solo in
parte ne ritornarono alla fine del periodo glaciale. Inoltre, per quanto riguarda la vegetazione, molte specie perirono in Europa
perché bloccate nel loro movimento verso sud dalle alte catene montuose su cui non poterono diffondersi, e sopravvissero invece
in America dove non incontrarono simili barriere e quindi poterono ritornare a diffondersi nelle terre da cui provenivano quando
le condizioni climatiche lo permisero nuovamente. Questo fatto spiega anche perché la flora americana sia molto piú varia di
quanto non lo sia quella europea.
Per il genere umano il Pleistocene rappresenta il periodo forse piú affascinante, perché con esso ha inizio la storia dell'uomo e
la sua evoluzione.
A sinistra: la Venere di Lespugne, alta 15 cm, tra i tanti ritrovamenti preistorici dalle forme umane del Pleistocene
plasmate dall'uomo.
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