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1 Romani, conquistatori del mondo allora conosciuto, furono grandi costruttori di strade.
Caratteristica principale di una strada romana doveva essere la linea retta, essi, nella costruzione di una strada, procedevano cosí: si aprivano ai fianchi del tracciato due fossi paralleli (sulci) per la raccolta dell'acqua piovana; si scavava quindi il terreno fino al sodo e vi si deponeva un primo strato di grossi sassi, poi un secondo strato di breccia, cocci e calcinaccio, poi uno strato di sabbia; su questo venivano sistemati grossi blocchi poligonali di lastricato (ancor oggi se ne incontrano sbiaditi dai secoli e vellutati di muschio) bombati al centro per lo scolo delle acque. Ai margini qualche paracarro e di tanto in tanto grandi pietre cilindriche con l'indicazione delle miglia, calcolate dal miliarium aureum fatto costruire a Roma da Augusto.
A volte la natura del terreno richiedeva strutture imponenti e complesse: terrazzamenti, mura di sostegno. come per la via Flaminia presso Urbino; tunnels (cuniculi), come quello tra Baia e Cuma lungo più di un chilometro e che prendeva luce da pozzi intervallati: viadotti che univano le vallate, come il viadotto lungo 197 metri e alto 12 per il quale la via Appia superava la vallata di Ariccia; e i numerosi ponti, ardite architetture per cui i Romani superarono gli stessi Etruschi.
A Roma le vie, secondo la misurazione di Vespasiano e Tito, assommavano a 85 chilometri: le maggiori erano la via Sacra e la via Nova, che attraversavano o fiancheggiavano il Foro.
Molto importanti erano le grandi arterie consolari, fra le quali l'Appia, la Flaminia, l'Aurelia.
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L'Appia, la regina viarunt, costruita da Appio Claudio Cieco, andava da Roma a Capua 1132 miglia) e fu poi prolungata fino a Taranto e a Brindisi. Fiancheggiata da illustri sepolcri (ricorda quello di Cecilia Metella), toccava varie città come Terracina. Formia, Capua, Benevento, Venosa, Taranto.
La Flaminia andava da Roma a Rimini (212 miglia), passava per l'Etruria e l'Umbria e attraverso l'Appennino raggiungeva l'Adriatico.
L'Aurelia è di costruzione piú tarda, pare del Il sec. dopo Cristo, e fiancheggiava per 189 miglia tutto il litorale mediterraneo fino alle Alpi marittime.
Tra le vie che non portavano a Roma la piú importante era la Via Emilia, tracciata da M. Emilio Lepido. e che correva per un percorso di 168 miglia da Rimini a Piacenza, attraverso Bologna e Parma.
Numerose altre strade raggiungevano la Gallia. il Belgio, la penisola iberica, la Britannia. l'Africa, le regioni d'oriente: una fitta rete attraverso cui fervevano le
relazioni dell'inmmenso impero, come le arterie di un gigantesco cuore.
La circolazione sulle vie era severamente regolata. Anzitutto le vie stesse erano distinte in tre categorie: l'iter dava diritto al transito dei soli pedoni, actus dei pedoni e dei veicoli, la via dei pedoni, dei veicoli e degli animali.
Poi c'erano le prescrizioni della Lex Julia Municipalis, del 45 a. C. ispirata da Cesare: nessun veicolo poteva circolare nel territorio di Roma durante le prime 10 ore del giorno, eccetto quelli addetti a pochi e determinati generi di lavori pubblici; l'uso di vetture in città era riservato in giorni fissi alle vestali e a certi ordini religiosi, al generale trionfatore nel giorno del trionfo, ai carri dei ludi pubblici, alla nettezza urbana.
Il traffico ne risultava rallentato, e - quel che è peggio - i rumori e i frastuoni si concentravano nelle ore notturne. In compenso durante il giorno la circolazione era sicura.
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