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ROMA: Parrucchieri per uomo.

Uno dei mestieri ben pagati nell'Antica Roma era quello dei parrucchieri per uomo ......

 
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Fu per colpa di Alessandro Magno che i Romani vennero a trovarsi in lotta con la propria barba. Essi l'avevano, infatti, lasciata sempre crescere liberamente, come natura comandava, limitandosi a tagliarla quel tanto che bastava a darle una forma e ad impedire che straripasse.
Ma il caso volle che Alessandro di Macedonia non avesse la barba e che per di piú non amasse che gli altri la coltivassero, per cui, conquistata la Grecia, impose ai Greci l'uso di radersi.
L'uso si trasformò ben presto in una moda che, valicato lo stretto braccio dell'Adriatico, giunse anche in Italia e risalì fino a Roma. I barbuti Romani si opposero a questa nuova usanza che minacciava supplizi quotidiani e riuscirono a resistere validamente fino al secondo secolo avanti Cristo.
Ma infine capitolarono, e cento anni dopo, erano ridotti a sparuti drappelli, guardati dagli altri con ironia e gratificati di titoli quali " caproni ", " lanuti " e simili. Le botteghe dei barbieri si moltiplicavano e giunse il tempo che lo stesso Cesare si sarebbe vergognato di andare in giro con la barba non rasata di fresco. Il primo taglio, poi, quello del giovanetto che affidava al rasoio i primi peli, era diventato addirittura un rito; si festeggiava come un avvenimento, e parenti ed amici venivano invitati a celebrarlo. Tutta la città. nel settembre del 39 a. C., venne in tal modo ampiamente informata del fatto che Ottaviano Augusto si era fatta la prima barba. Nerone giunse a far mettere i suoi primi peli in una pisside d'oro massiccio che venne solennemente offerta a Giove Capitolino. Trovò un imitatore in Trimalcione, il nuovo ricco: costui, alle folle di invitati e di scrocconi che popolavano la sua casa, mostrava con orgoglio una pisside non meno preziosa di quella di Nerone e che veniva religiosamente custodita nella sua cappella privata, tra i Lari. La festa della prima barba la celebravano anche i meno ricchi, che si accontentavano di riporre i peli in un semplice vasetto di vetro.
Non vi fu piú, cosí, a Roma, uomo dabbene che, raggiunta una certa età, non passasse sotto i ferri del barbiere. I soli a fare eccezione erano i soldati, ai quali la barba serviva per incutere rispetto al nemico, ed i filosofi che, per lunga tradizione, la consideravano propizia alle sublimi cogitazioni. Gli altri dovevano raderla; anche gli schiavi, che i padroni spedivano a farsi raschiare il viso da quei barbitonsori, mezzo macellai, che lavoravano agli angoli delle strade.



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Ma se gli schiavi strillavano sotto i ferri, gli altri, i liberi, non si divertivano. Gli scavi ci hanno restituito pochi esemplari di rasoi romani per il semplice fatto che erano di ferro e che la ruggine se li è quindi mangiati. Si trattava, comunque, di grossi coltelli che il barbiere cercava di affilare passandoli e ripassandoli sulla pietra da molare che veniva importata dalla Spagna; perché l'operazione riuscisse piú efficace, il bravo uomo sputava di tanto in tanto sulla pietra per inumidirla; ma, per quanto facesse, data la qualità del metallo, il filo non diventava mai abbastanza sottile e continuo; si può pertanto affermare che non vi fu valoroso romano che non sentisse la voglia di alzarsi dallo sgabello e di abbandonare il campo, ogni qualvolta vedeva sfarfalleggiare intorno al viso quei micidiali coltelli. Affilato il rasoio, il barbiere passava un po' d'acqua sul viso dei paziente ed iniziava la rasatura che richiedeva di solito molto tempo. Anzi, piú il barbiere era abile, piú tempo impiegava, tanto che di uno di essi si disse che " mentre faceva il giro del viso di Luperco, al cliente, spuntava di nuovo la barba ". Intanto gli altri, seduti sulle panche che correvano intorno alle pareti della bottega, aspettavano il loro turno e, mescolati agli sfaccendati che venivano li solo per sbarcare la mattinata, discutevano, criticavano e si scambiavano le ultime notizie.
Le botteghe aprivano all'alba e rimanevano aperte fino poco dopo il mezzogiorno: erano sempre affollate anche perché, dati gli attrezzi rudimentali che si usavano, nessuno era in grado di radersi da solo. Occorreva molta abilità ed una lunga pratica per giungere ad esercitare il mestiere senza troppo spargimento di sangue. Di conseguenza, i tonsores dalla mano leggera acquistavano in breve tempo larga fama e potevano praticare tariffe cosi alte da permetter loro, in pochi anni, di acquistare ville o poderi.