a cura di
Giuseppe
Pignatale
 
Preistoria:_______LE PALAFITTE

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   La palafitta (figura a sinistra) è un'abitazione primitiva risalente al periodo com-
 preso tra il Neolitico e l’età del bronzo in Europa, specialmente in Svizzera, in
 Austria, nella Francia orientale e nell'Italia settentrionale ma tuttora in uso presso
 alcune popolazioni africane, asiatiche e sudamericane.
 È costruita su una piattaforma di legno strutturale appoggiata su pali sempre in
 legno infissi specialmente nel fondo o sulla riva di fiumi, lagune, paludi o tal-
 volta anche su terreno asciutto, che sostiene una o più capanne di paglia, legno,
 canne o altro materiale.
 In Italia il primo ritrovamento di una palafitta risale al 1860 ed avvenne nei
 pressi di Arona (NO - Piemonte), nella zona dove attualmente é presente il Par-
 co naturale dei Lagoni di Mercurago, assieme ai resti della costruzione, tornó
 alla luce anche una piroga intagliata nel legno.

 
 Diffusione delle principali culture europee
 dell'età del bronzo recente (1200 a.C.
 circa): in rosso e in arancione cultura dei
 campi di urne centrale e settentrionale; in
 grigio-blu cultura di Knovíz (appartenente
 alla cultura dei campi di urne); in fucsia
 cultura lusaziana; in marrone cultura da-
 nubiana; in azzurro cultura delle terra-
 mare; in verde cultura del bronzo atlan-
 tica; in giallo cultura del bronzo nordica.


 
Le Terramare.


  Le terramare erano antichi villaggi in legno strutturale su palafitte costruiti secondo uno schema
  ben definito. Erano di forma quadrangolare, costruiti sulla terraferma, generalmente in vicinanza di
  un corso d'acqua, con strade intersecantesi ad angolo retto, secondo un progetto non casuale che
  denota il carattere di un insediamento fortificato. Le terramare erano diffuse nella pianura padana
  (specialmente lungo il corso del Panaro, tra Modena e Bologna), e nel resto d'Europa.
  La civiltà legata a questi insediamenti si sviluppò nell'età del bronzo medio e recente, tra il XVII
  e il XIII secolo a.C..

  Le terramare dell'Emilia sono l'espressione dell'attività commerciale nell'età del bronzo.Sono inse-
  diamenti lungo una via che attraversava le Alpi nella Val Camonica e giungeva alle sponde del Po,
  qui venivano costruite le terramare che fungevano da depositi e punti di partenza delle merci
  costituite da ambra dal Mar Baltico, e stagno dai Monti Metalliferi, con direzione lungo il Po fino
  alla foce e all'Adriatico, verso il Mar Mediterraneo orientale, il Mar Egeo, Creta,l'Asia Minore,
  la Siria, l'Egitto.

  La struttura delle terramare si concilia con la tecnica delle palafitte costruite sui laghi dell'Italia
  settentrionale e centrale. Queste strutture su palafitte in terra erano adatte per costruire villaggi
  permanenti lungo le sponde dei fiumi soggetti a straripamenti. Il motivo di costruire in zone così
  difficili è sicuramente legato al commercio fluviale.
  Per le fondamenta delle palafitte utilizzavano il frassino, per il pavimento assi di abete, travi di pioppo coperti di canne per il tetto, rami
  intrecciati di nocciolo per le pareti; per rendere il pavimento impermeabile lo si ricopriva di argilla, mentre le pareti, per proteggersi dal
  freddo, venivano rivestite di un composto di argilla e sterco di vacca.
  Se una terramare prendeva fuoco, veniva abbattuta e ricoperta di terra. Questi resti, uniti agli scarti del villaggio, finivano per formare del-
  le collinette, alcune alte anche più di un metro. La terra, essendo fertile per i numerosissimi resti organici, fu usata per concimare e fu rino-
  minata marna, cioè appunto terra fertile.

  Non è sicuro se i terramaricoli fossero o meno una popolazione indoeuropea. Ma i contatti commerciali li rendeva soggetti ad influssi cultu-
  rali internazionali provenienti dal centro Europa e dal Mar Mediterraneo. Verso la fine del periodo i terramaricoli adottarono l'uso di cre-
  mare i defunti, per influsso delle culture centroeuropee, senza che cambiasse la popolazione originaria.
  L'espansione dei popoli illiri nei balcani e nell'Adriatico durante il XII secolo a.C., interruppe l'afflusso dello stagno attraverso le Alpi
  verso il Mediterraneo. La scomparsa dei villaggi terramaricoli nel XII secolo a.C. fu forse causata dal crollo della domanda di ambra nel
  Mediterraneo orientale, a sua volta dovuto all'interruzione dei commerci a causa delle invasioni dei Popoli del mare. Nei secoli seguenti le
  Terramare furono abbandonate in favore della formazione del sentiero pedemontano che sarà poi la via Emilia. Altro fattore di declino fu lo
   spostamento della via dell'ambra che prima passava per la Val Camonica e poi per il Tirolo, che favorì invece la comparsa della civiltà
  Atesina dei Veneti. Nonostante lo stacco storico di alcuni secoli, le popolazioni terramaricole sono forse strettamente imparentate con
  i successivi Villanoviani e gli Etruschi. Infatti la grande tecnica nel trattare le acque di scolo, la presenza di argini, canalizzazioni
  e fognature nelle città etrusche, non poteva essere originata se non dai terramaricoli che da sempre ebbero a che fare con tali opere. Il
  collegamento tra Terramaricoli e Villanoviani si riscontra anche nella pratica d'incinerazione dei defunti, diffusasi dal nord Europa lungo
  la via dell'ambra. Proprio i Villanoviani potevano rappresentare un ramo periferico di questa via che portava l'ambra fino in Sardegna dove
  era fiorente la Civiltà nuragica.