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LA FALANGE MACEDONE.
La falange macedone era una particolare formazione dell'esercito del Regno di Macedonia, introdotta dal sovrano Filippo II
di Macedonia, padre di Alessandro Magno, durante la sua radicale riforma delle forze armate. I successi bellici di Filippo
II prima e di Alessandro poi crearono intorno alla falange macedone un mito di invincibilità che durò per secoli.
Filippo II di Macedonia era prigioniero dei Tebani (368-365 a.C.) quando Tebe era divenuta la maggior potenza militare della Grecia
Antica grazie alla sconfitta inflitta a Sparta; ebbe così modo di vedere in azione il "Battaglione Sacro" di Epaminonda ed il
rivoluzionario schieramento ad "Ordine obliquo". Fatto tesoro dell'esperienza tebana, Filippo riformò le forze di fanteria del
Regno di Macedonia, superando il vecchio modello della falange oplitica anche grazie alla rivalutazione dei corpi di fanteria
leggera operata dallo stratega ateniese Ificrate i cui peltasti si erano ben portati nella Guerra di Corinto (392 a.C.).
La falange macedone riuniva al suo interno diversi reparti di fanteria pesante:
Gli hypaspistai ( o "portatori di scudi dei compagni"), erano un corpo di opliti d'élite. Protetti da armatura, portavano il pesante
scudo greco, l'aspis, ed erano armati di picca e spada. Erano suddivisi in chiliarchie di un migliaio di uomini;
I pezeteri componevano i ranghi della tàxis (t????), il cuore della falange. Erano protetti da armature pesanti, complete di schinieri,
ed armati con la lunghissima picca macedone, la sarissa di 5-7 m, che obbligava i soldati a portare lo scudo sulla spalla sinistra. I
ranghi erano suddivisi in chialiarchie di dimensioni più ridotte rispetto agli hypaspistai.
Lo schieramento della falange era rettangolare, con la fronte al nemico: le lunghe sarisse delle prime file venivano puntate
orizzontalmente davanti alla falange, mentre quelle dei compagni più arretrati venivano tenute in alto e abbassate solo nel momento
dell'impatto con il nemico, quando le file della falange si comprimevano. In questo modo, una falange pronta al combattimento assumeva
l'aspetto di un gigantesco istrice: durante l'assalto le prime sarisse colpivano il nemico e costringevano chi riusciva ad evitarle
a restare in mezzo alle loro aste, fornendo alle sarisse delle file retrostanti dei bersagli fissi su cui concentrarsi. Schiacciati
gli uni contro gli altri, gli uomini della tàxis si proteggeva vicendevolmente con gli scudi portati sulla spalla.
Il principale difetto dello schieramento di fanteria pesante macedone era la vulnerabilità ai fianchi. Compito degli hypaspistai era
appunto proteggere i fianchi dei fanti armati di sarissa o altre armi leggere sfruttando la loro maggior rapidità per le azioni di
disturbo con proiettili o nel corpo-a-corpo. Ulteriore protezione veniva garantita dalla mobilissima cavalleria degli etèri, solitamente
posizionata ai fianchi dello schieramento macedone.
La sconfitta della falange tebana ad opera dei macedoni di Filippo nella Battaglia di Cheronea (338 a.C.) dimostrò la supremazia
dell'esercito macedone sui convenzionali schieramenti del mondo classico.
Durante la battaglia del Granico (334 a.C.), nel corso della conquista dell'Asia Minore, la tattica di Alessandro fu di aprire dei
varchi nella fanteria nemica, lasciando poi spazio alla cavalleria per spezzare l'esercito persiano (che era disposto lungo le ripide
rive del fiume), permettendo alla falange macedone di caricare con le sarisse, ponendo fine alla battaglia.
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Sopra: la falange macedone.
LA MACEDONIA DAL 392 AL 360. FILIPPO II di Macedonia era il terzo figlio di Aminta III e di Euridice.
Il padre (Aminta III) aveva avuto un regno abbastanza lungo (392-370 A.C.) ma poco glorioso e travagliato da conflitti
intestini e invasioni esterne. Per tutta la durata la durata del suo governo, aveva lottato contro i tentativi degli Illiri,
dei Traci, della Lega Calcidica guidata da Olinto e degli Ateniesi di assicurarsi la sottomissione della Macedonia, ed era
sopravvissuto soltanto perché grazie alla sua diplomazia, riuscì di volta in volta a giocare i suoi ambiziosi vicini l’uno
contro l’altro, alleandosi o atteggiandosi a tributario di volta in volta del più forte. Nel 377 per sfuggire alle pressioni
della Lega Calcidica aderì alla Lega navale ateniese; più avanti entrò nell’orbita di Giasone di Fere e perfino di Tebe, conservando
tenacemente la sua indipendenza. Dalla moglie Euridice, Aminta, aveva avuto tre figli: Alessandro, Perdicca e FILIPPO. Alessandro
successe al padre ma regnò soltanto un anno dal 370 al 369 prima di essere assassinato dal cognato Tolemeo d’Aloro, che era anche
l'amante di Euridice. Tolemeo assunse la reggenza nei confronti di Perdicca, ancora troppo giovane per regnare. Quando Perdicca
divenne maggiorenne e consapevole dei suoi diritti assassinò Tolemeo nel 365. Il nuovo Re ebbe un regno infelice e travagliato.
Dovette vedersela innanzi tutto con gli Ateniesi che, guidati dall'ammiraglio Timoteo, presero Pidna e Metone nel 363; queste due
città, situate nel Golfo Termico, che bagnava le coste Macedoni, impedivano in pratica l’accesso al mare a Perdicca. Agli Ateniesi
in realtà servivano solo come basi per il vero scopo dell’operazione, che era quello di riprendere Anfipoli, una colonia da loro
fondata nel 437, che ai tempi della guerra del Peloponneso si era resa indipendente (424) e sulla quale non erano mai più riusciti a
riprendere il controllo. Le città del Golfo Termico, per prevenire gli Ateniesi, riuscirono a introdurre una guarnigione macedone
nella città contesa. Il pericolo maggiore per i Macedoni veniva però dal selvaggio popolo degli Illiri che, sotto il comando di re
Bardili, inflissero una disastrosa sconfitta a Perdicca nel 360. Il Re macedone perse la vita insieme a 4000 soldati.
Sotto: ricostruzione: carica di fanti contro i pezeteri schierati nella falange.
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