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I pubblici spettacoli che la generosità dei magistrati e dei privati elargiva al popolo erano chiamati semplicemente ludi.
I ludi erano di due tipi: quelli che eseguivano nel Circo (ludi circenses) e poi le rappresentazioni teatrali ( ludi scaenici),
La celebrazione dei ludi era collegata al culto ed era collegata al calendario ufficiale ma c'erano anche i ludi pubblici eccezionali e i ludi offerti da privati e celebrati in occasione di funerali per onorare il defunto.
Le recite teatrali si accompagnavano ai circenses solo nei ludi più importanti. Le spese erano pagate dall'erario ma i magistrati incaricati di provvedervi, per cattivarsi
il favore della plebe, quasi sempre spendevano del loro, profondendo somme enormi: anche Giulio Cesare, quando era edile, per
farsi un nome organizzò molti spettacoli a sue spese riempiendosi di debiti: a quel tempo chi voleva fare politicia doveva ostentare ricchezza.
I ludi circenses comprendevano spettacoli diversi: ricordiamo i ludi gladiatorii in cui i gladiatori armati in modo differente combattevano fra loro cercando di ferire o uccidere l'avversario. La sorte del ferito o del vinto dipndeva
dagl umori del pubblico: se tutti sventolavano un fazzoletto, la vita del vinto era risparmiata, al contrario se tutti avevano il pollice all'ingiù (pollice verso): in questo
caso il vinto doveva mostrare il collo al vincitore per essere finito per evitare che successivamente un inserviente lo finisca con un ferro rovente: l'esecuzione avveniva in
modo teatrale e solenne: un araldo lo annunciava con squilli di tromba. Poichè molti gladiatori morivano in giovane età. c'era una organizzazione funeraria che provvedeva al
funerale del morto
Un'altra attrattiva del Circo erano le corse dei carri: gli aurighi guidavano le bighe e le quadrighe, stando in piedi sul carro e successivamente i più bravi
diventavano molto ricchi e popolari suscitando l'invidia: erano sulla bocca di tutti e le signore ne andavano matte.
C'erano poi le venaziones, in cui i gladiatori combattevano contro le fiere: leoni, tigri, pantere, che improvvisamente comparivano su da un buco, da gabbie. portate su da ascensori portate su a braccia o
azionate da forza animale: i gladiatori spesso li abbattevano dopo dura lotta. La forte richiesta arricchì i commercianti di fiere, e portò all'estinzione di animali nel Nord Africa.
Dei circenses facevano parte le pubbliche esecuzioni di delinquenti che venivano gettati a bestias o fatti morire di morte atroce: affinchè queste esecuzioni divertissero il pubblico si allestivano nel Circo delle azini sceniche che finivano col lo strazio e la morte del protagonista: per esempio il mitico Icarocon le ali spennate veniva lasciato cadere al centro del circo a testa in giù cos' da rompersi il cranio, oppure il mitico brifante Lareolo veniva inchiodato alla croce e gli si aizzava contro un orso inferocito
che con gli artigli gli riduceva il corpo in poltiglia. Il popolo si entusiasmava.
I ludi gladiatorii erano espressione della Forza di Roma che aveva messe i suoi nemici più forti a combattere fra loro. Questo per noi può essere impensabile e non si riesce a capire
la fame di sangue richiesta dal popolo. Solo Seneca e Plinio mostravano il disgusto per quanto avveniva nel Circo. Durante i ludi gladiatorrii la folla si esaltava e si abbruttiva parteggiando per questo o quel gladiatore.
L'addestramento dei gladiatori al combattimento nell'arena avveniva in apposite scuole (ludi) gestiti da un proprietario chiamato lanista che affittava i gladiatori
all'organizzatore (editor o munerarius) degli spettacoli gladiatorii, i munera, traendone il proprio profitto che non veniva meno neppure se il gladiatore fosse morto durante
il combattimento; in questo caso infatti l'editor, oltre a pagare il prezzo d'ingaggio, risarciva al lanista anche il valore del gladiatore, una sorta di indennizzo per i suoi
mancati guadagni futuri. L'attività del lanista era in genere poco stimata nel mondo romano e considerata di livello infimo, persino più basso di quello dei lenoni.
Il lanista era di solito un ex gladiatore coadiuvato nella sua attività dai Doctores (o Magistri), abili ex gladiatori affrancati che, conclusa l'attività agonistica, erano stati
insigniti del rudis (la spada di legno) ed elevati, pertanto, al rango di rudiarii.
I gladiatori si sottomettevano tramite giuramento al lanista, capo della familia gladiatoria con potere legale sulla vita e la morte di ogni membro del gruppo, compresi i servi
poenae, auctorati e ausiliari.
Dopo l'iniziale periodo di ambientamento il lanista decideva insieme al magister, che giudicava le caratteristiche fisiche, la mobilità e la perizia sul campo, e ad un medicus,
che ne valutava invece lo stato complessivo di salute, l'assegnazione del novizio (tiro) alla classe gladiatoria più idonea curandone, con la dieta e la ginnastica, lo sviluppo
fisico e la tonicità muscolare.
I gladiatori erano alloggiati in celle, disposte come in una caserma intorno a un'arena centrale. Giovenale descrive la disposizione dei gladiatori in base al loro ruolo nel
circo
secondo una rigida gerarchia all'interno della scuola.
Il fascino dei gladiatori sulle donne romane è confermato da alcune scritte ritrovate sui muri di Pompei: ad esempio il reziario Crescente viene indicato come «signore e
medico delle fanciulle nottambule» (dominus et medicus puparum noctornarum), mentre il trace Celado viene definito come «lo struggimento e l'ammirazione delle ragazze» (suspirium
et decus puellarum). Marziale definì addirittura il gladiatore Ermes «tormento e spasimo delle spettatrici» (cura laborque ludiarum).
Secondo una tradizione non verificata il sangue di un gladiatore morto veniva ricercato come efficace afrodisiaco ma si legge in Plinio che i romani per lo più lo bevevano dai
gladiatori morenti come da coppe viventi, per guarire dall'epilessia: sanguinem quoque gladiatorum bibunt, ut viventibus poculis, comitiales [morbi o come rimedio per l'anemia].
Spesso i reziari raccoglievano con spugne nell'arena il sangue dei gladiatori feriti o uccisi per venderlo.
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Le rovine del Ludus Magnus, a Roma.

A destra: La venatio. Mosaico V secolo. Museo dei Mosaici. Istanbul
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A sinistra: Stele del "secutor" (gladiatore) Urbico, fiorentino, morto dopo 13 combattimenti, a 22 anni, nel III secolo avanzato. Nella lapide è compianto dalla moglie
(da sette anni) Lauricia e dalle figlie bambine, Olimpia e Fortunense. L'iscrizione conclude minacciando "chi uccide colui che aveva vinto" (?) e ammonendo che i tifosi
(amatores) avrebbero coltivato il ricordo di Urbico. La stele è conservata nell'Antiquarium di Milano.
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Sembra che la dieta (sagina) dei gladiatori fosse costituita prevalentemente di vegetali come legumi, cereali, cipolle, aglio, semi di finocchio, frutta e fichi
secchi.
Scarsa la carne ma non mancavano latticini, olio, miele, vino annacquato. La mensa dei gladiatori, cioè il locale in cui si servivano loro i pasti, si chiamava
monomachotrophium. Prima degli scontri nell'arena, per acquistare energia, i gladiatori di solito mangiavano
focacce d'orzo speziate cosparse di miele e bevevano infusi di fieno greco (trigonella foenum-graecum) dalle proprietà rinforzanti
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Sopra: ricostruzione del Circo Massimo, andato distrutto ove avvenivano spesso la corsa dei carri.
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