| |
Sul finire della primavera e poi per tutta l’estate, si possono finalmente cominciare a gustare i frutti di alberi e
campi coltivati. Ma chi garantisce l’impollinazione primaverile e la biodiversità delle specie vegetali coltivate?
E' bene ricordare che l’impollinazione è il trasporto di polline dall’apparato riproduttivo maschile di una pianta all’apparato riproduttivo
femminile di un’altra pianta della stessa specie. L’opera di impollinazione fortifica il fiore – dove è presente l’organo riproduttivo delle
piante – e di conseguenza anche la quantità e la qualità dei frutti prodotti.
La biodiversità, invece, è l’insieme e la varietà di tutte le forme viventi, vegetali e animali, presenti negli ecosistemi del pianeta. Il
concetto di biodiversità è strettamente legato alla vita di ogni forma vivente: una maggiore biodiversità garantisce una maggiore possibilità
di sopravvivenza. Tale diversità si manifesta a tre livelli: di geni, di specie e di ecosistema.

Sopra: ape che trasporta il polline dopo essersi nutrita.
L’impollinazione entomofila.
A garantire in natura l’impollinazione sono le api, le mosche, le farfalle e gli scarabei: sono tutti insetti impollinatori.
Le api si nutrono del nettare presente nei fiori e, grazie al loro corpo peloso, si ricoprono di polline fiorifero. Nello spostarsi da un
fiore all’altro, le api trasportano il polline e favoriscono così il processo riproduttivo delle piante. Questo tipo di impollinazione si
chiama entomofila, mentre quella garantita dal vento si chiama anemofila.
Esistono due tipi di api: selvatiche e domestiche
Le api domestiche producono il miele e lo accumulano, così che anche noi possiamo beneficiarne.
Le api selvatiche, invece, producono il miele solo ed esclusivamente per il proprio sostentamento e non ne accumulano scorte.
Le api selvatiche sono i più importanti insetti impollinatori e determinano, con i loro viaggi da un fiore all’altro, una notevole variabilità
dal punto di vista genetico nelle piante visitate.
Purtroppo, negli ultimi anni, è diventato evidente che le api selvatiche sono in pericolo. Il loro numero sta diminuendo per cause
diverse – si parla di un calo del 40%. Le principali minacce alla vita delle api sono la scomparsa dei loro habitat naturali, l’uso di
pesticidi in agricoltura, le malattie e i parassiti che possono infettarle e i cambiamenti climatici.
Torna alla Homebase
|
|
Si può osservare distintamente un'ape che si è nutrita e sta trasportando il polline con sè.
Sulla base di quanto detto in precedenza sul concetto di biodiversità, apparirà chiaro quanto importanti siano questi insetti e gli effetti
negativi di una loro diminuzione.
La rivista «Scienze», nel mese di febbraio 2013, ha pubblicato uno studio che sottolinea come una mancata impollinazione dei fiori a opera di
insetti selvatici come le api, determini una minore produzione di piante comunemente consumate nell’alimentazione umana.
Lo studio ha messo a confronto campi coltivati visitati e non visitati da insetti impollinatori. I campi visitati da api selvatiche erano
maggiormente produttivi. Inoltre, l’opera impollinatrice delle api selvatiche non è opportunamente sostituita dalle api domestiche.
Anche le api danzano…
Conoscete la danza delle api? Riuscite a immaginare che cosa potrebbe essere?
Quando un’ape ha rintracciato un fiore, al suo ritorno all’alveare esegue dei movimenti precisi che specificano la distanza e la posizione
rispetto al Sole della fonte di cibo. Le colleghe di questa prima ape portatrice di informazioni annusano il nettare presente sul suo corpo e,
a quel punto, sono definitivamente al corrente di dove è ubicato il cibo. L’odore del nettare è un altro utile indizio.
Si tratta di un vero e proprio linguaggio simbolico, molto simile a una danza. È stato Karl von Frisch a osservare questi strani
comportamenti: per questi studi vinse il premio Nobel in Medicina e Fisiologia nel 1973. Egli decodificò due tipi di danza:
1) Se la fonte di cibo è situata entro i 50 metri di distanza dall’alveare, l’ape esegue dei movimenti circolari, in senso orario e
antiorario.
2) Se, invece, la fonte di cibo è situata oltre i 50 metri di distanza, l’ape esploratrice esegue dei movimenti a descrivere un otto e
muove l’addome.
…e non solo
A completare il quadro del sistema comunicativo delle api, vanno ricordate altre due strategie altrettanto importanti. Le api sono dotate
di antenne. Le antenne funzionano da recettori, sensibili all’odore emesso dalle altre api.
L’odore è prodotto dalla ghiandola di Nasanoff, che produce un feromone. Questo è la terza via comunicativa delle api.
I feromoni sono sostanze odorose, di origine biochimica, prodotte da un organismo vivente. I feromoni prodotti da un essere vivente
stimolano e generano una reazione fisiologica-comportamentale in un suo simile, con il quale entra in contatto.
Si tratta di una strategia comunicativa largamente usata in natura.
Con il battito delle ali, un’ape propaga il feromone, che successivamente viene captato dalle compagne. Le api usano il feromone per
individuare l’entrata del proprio alveare o per segnalare la posizione di un pericolo.
Davvero interessante è come l’ape regina usa il feromone.
L’ape regina produce, durante la sua vita, una grandissima quantità di feromone. Esso serve a inibire l’allevamento, da parte delle api
operaie, di un’altra regina. Quando l’ape regina invecchia, essa produce sempre meno feromone. Con la sua morte e in assenza del suo feromone,
le operaie cominciano ad allevare una nuova ape regina.
Non dovete stupirvi di questi comportamenti sofisticati da parte delle api. Le api sono degli insetti sociali e, di conseguenza,
una comunicazione efficiente è fondamentale per la coesione e il coordinamento delle azioni del gruppo.
|
Sotto: fasi di impollinazione, fecondazione, sviluppo di un frutto e germinazione di un fiore.


Sopra: due api che succhiano il nettare.

Sopra: ape regina |

sopra: ape operaia |
Sotto: per l'ape di sinistra il cibo è situato entro i 50 metri di distanza. Per l'ape di destra il cibo è a più di 50 metri.
|