Giuseppe Pignatale
 Presenta:
 
Il Trionfo degli Uomini di Buona Volontà.
 
  
   
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  I GRANDI SOGNI DELL'UOMO:
Dalla leggenda di Dedalo e Icaro alle esplorazioni spaziali.

  L'Uomo sin dagli inizi, osservando il volo degli uccelli, aspirava a volare: oggi, non solo è
  riuscito nel suo intento, ma "sbarcando" sulla Luna nel Mare della Tranquillità, ha dato
  origine all'età spaziale.....

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Sin dai tempi più remoti uno dei sogni dell'Uomo è stato il Volo insieme alla scoperta di nuovi luoghi come dimostrato dalla leggenda di Dedalo e Icaro, gli Argonauti, l'Odissea. Infatti ci è giunta la leggenda greca di Dedalo e Icaro che nelle prigioni di Creta costruirono due coppie di ali, impiegando la cera, per fuggire: poi Icaro si avvicinò al Sole facendo sciogliere la cera e cadde nel mare annegando. Successivamente, nel 1250, si ha la notizia dal monaco Ruggero Bacone che un suo amico ha realizzato una macchina per volare come gli uccelli: ma di questa macchina non si sà nulla, pare sia una geniale fantasia. Il volo appassionò moltissimo Leonardo da Vinci, che vi dedicò molti anni di studio. Osservando il volo degli uccelli, Leonardo si accorse che gli uccelli non volavano sbattendo le ali sopra e sotto come molti tutt'oggi credono. Scoprì che gli uccelli, in volo, roteano le ali in modo tale che abbassando l'ala essa si trova di piatto al vento e poi alzandosi si trova di taglio: se non avvenisse questo l'uccello non potrebbe alzarsi ne avanzare. Poi, in base a quanto detto, Leonardo costruì delle macchine che imitavano il movimento degli uccelli, azionate dall'energia muscolare del l'uomo.Le macchine leonardesche sono di tre tipi:
- un primo tipo, l'apparecchio viene applicato alle spalle del volatore che poi con movimenti delle gambe agiscono su tiranti a staffa, e, delle braccia,che si afferrano a speciali manopole muovendo le ali in modo molto simile agli uccelli;
- un secondo tipo dovrebbe permettere al volatore di stare in posizione verticale,invece che orizzontale, agitando le ali con i piedi e le gambe; un terzo tipo è costituito da un apparecchio incapace di alzarsi in volo ma capace di sostenersi nell'aria se sollevato dalla forza del vento. Quest'ultimo apparecchio, imita il volo degli uccelli, ossia il volo ad ali ferme interrotto da qualche battito ogni tanto; in questa macchina le ali mobili servono a dare la direzione del volo che si riduceva a quello oggi chiamato volo a vela.
Leonardo non sperimentò mai i suoi apparecchi, che oggi con certezza possiamo dire che non avrebbero permesso all'uomo di volare. Infatti visto il peso del corpo umano, nessun uomo ha la forza sufficiente per alzarsi anche di due metri. Solo il terzo tipo potrebbe funzionare in teoria, ma se il celebre inventore per provarlo si fosse buttato dal celebre "Magno Ceceri", presso Fiesole si sarebbe ucciso.


l'elicottero di Leonardo




Il problema del volo fu poi affrontato nel 600 in modo diverso. Si pensò che il fuoco, siccome tende ad alzarsi, deve, per sua natura in grado di galleggiare sull'aria, e quindi se si riempiva di fuoco una nave, essa avrebbe navigato tra le nubi. Poi con l'invenzione del barometro, con cui si dimostrava che l'aria aveva un proprio peso, da parte di Torricelli, e con l'invenzione della macchina pneumatica che creava il vuoto in un recipiente da parte del fisico tedesco Otto von Guericke, accadde che uno studioso italiano, il Padre Francesco Lana, nel 1670, progettò una nave aerea, che si innalzava nell'area grazie a quattro palloni di rame nei quali era stato fatto del vuoto rendendoli più leggeri dell'aria. In teoria, l'idea era buona però era inattuale perchè i palloni di rame per adempiere alla loro funzione dovevano essere molto grandi e di spessore molto sottile da non reggere alla pressione dell'area quando in essi si creava il vuoto.


I palloni di rame di Padre Lana.

   
Sopra: Dedalo e Icaro fuggono da Creta.
Sotto: macchine Leonardesche.

 

Il 5 giugno del 1783, i fratelli Montgolfier, lanciarono nel cielo di Parigi il loro primo pallone ad area calda. I palloni ad area calda si basano sul seguente principio:
- l'area calda, si dilata, ossia diviene più leggera dell'area fredda e quindi se riempiamo, un involucro molto leggero, di area caldissima, esso galleggerà nella area allo stesso modo di una palla di gomma sull'acqua. Lo strano è che i fratelli Montgolfier non conoscevano questo principio: avevano notato che il fumo si innalzava e credettero che fosse un gas sconosciuto più leggero dell'area, non sospettando che il fumo si innalzava perchè traspor- tato dalle correnti d'area calda in cui era immerso.Comunque la scoperta dei fratelli Montgolfier iniziava una nuova epoca.
I fisici conoscevano un gas, l'idrogeno, che era infiammabile, perà che era 14 volte più leggero dell'area, mentre l'area calda pesa la metà. Nel 1783, veniva lanciato in area un pallone a idrogeno.
A questo punto, si era riusciti ad innalzarsi, però, non si poteva parlare di navigazione aerea perchè i palloni erano soggetti ai capricci del vento senza possibilità di essere guidati, vere navi alla deriva.
Si iniziò a pensare del problema della dirigibilità.
Nel 1785, un ufficiale francese Giambattista Meusnier, realizzava il primo dirigibile con involucro ovale e che si spostava grazie ad eliche azionate a mano: il principio era esatto ma il motore era insufficiente. Nell'Ottocento si tentò di applicare ai dirigibili un motore, che all'inizio non dette buoni risultati perchè i motori risultarono troppo deboli per con- . trastare la forza del vento. Nel 1884, in Francia si levava il dirigibile "La France", progettato da Re- nard e Krebs che fece un viaggio di 8 Km in venti minuti, tornando al punto di partenza. Da questo momento il dirigibile inizia l'impiego del dirigibile. In Germania Ferdinando von Zeppelin, costruiva un dirigibile rigido, con ossatura in alluminio e acciaio, diviso internamente da scompartimenti; in Francia e in Italia si affermavano i tipi semirigidi e, in particolare in Italia raggiunsero la massima perfezione. Nel 1926, un dirigibile italiano, acquistato dalla Norvegia, chiamato Norge, compì la trasvolata del Polo Nord: raggiungeva la velocità di 118 Km orari. La vita del dirigibile fu comunque breve: raggiunta la massima perfezione aerea tra il 1930-1938 furono aboliti in tutti gli stati anche a causa dei progressi fatti dall'aeroplano. Nonostante che nell'Ottocento "il più leggero dell'area" sembrava che po- tesse risolvere i problemi del volo, erano comunque continuati gli studi sul "più pesante dell'area".

Padre dell'aeroplano, è lo scienziato inglese Giorgio Cayley, che enunciò il principio fondamentale del volo meccanico sostenendo che applicando a una superficie una forza sufficiente di propulsione, si produceva sulla aria una reazione tale da sostenere un dato peso. Questo semplice principio dava agli studi una giusta direzione. Il Cayley dimostrava l'importanza dell'elica nel volo, che agiva come una trottola volante: vedi figura giù, la stecca elastica, stendendosi, fa girare in senso opposto le due eliche, che dando una eguale spinta verso l'alto perchè sono diversamente orientate. Questo avveniva nei primi anni dell'800. Per tutto l'Ottocento si fecero molti studi e tentativi in tutta Europa. In Francia, nel 1871, Alfonso Pénaud creava un modellino di aeroplano a elastico avente elica posteriore. In Italia, Enrico Forlanini, nel 1885, sperimentava un altro modello volante azionato da un razzo a polvere da sparo. Poi, in Francia,nel 1897, Clemente Ader, riusciva a far sollevare un aeroplano che cadeva dopo un balzo di pochi metri. In Germania i fratelli Otto e Gustavo Lilienthal, si interessavano del volo senza motore e, i loro studi furono fondamentali per determinare il comportamento delle superfici curve che scivolano nell'aria.


L'epoca dell'aviazione vera e propria iniziò con i fratelli Wilbur e Orville Wright, costruttori di biciclette, che continuarono l'opera dei Lilienthal. Questi iniziarono con il volo planato ossia senza motore grazie a un aereo di un ingegnere francese, stabilitosi in America, Ottavio Chanute che a sua volta aveva seguito i risultati degli esperimenti dei Lilienthal. Dopo moltissime prove, o fratelli Wright crearono un aereo che aveva due eliche azionate da un motore di venti cavalli, che riuscì a volare per un minuto. I fratelli Wright continuarono gli studi per altri due anni in gran segreto e nel 1905 eseguivano un volo di 38 minuti per 39 Km. Alla Francia che voleva acquistare l'apparecchio, furono chiesti un milione di euro e non si fece nulla; nel 1908 accettarono metà somma e giunti in Francia nel dicembre di quell'anno, compirono un volo di due ore percorrendo circa 125 chilometri.
Anche in Francia proseguivano gli studi. Il Voisin aveva creatp un biplano che volò per una novantina di metri e l'anno dopo per un chilometro. Migliore fu il monoplano di Bleriot progettato nel 1907 e che nel 1909 compì la trasvolata della Manica in 27 minuti. L'aereo di Bleriot è il più simile agli aerei moderni: aveva un'elica anteriore che attraeva l'aria e la spingeva sotto le ali ed era quindi più efficace dell'elica posteriore dei fratelli Wright. Le ali poi erano su un piano, montate sulla fusoliera che accoglieva il motore, il pilota e il combustibile. La coda era formata da un piano orizzontale e da un timone verticale. Si trattava di un apparecchio razionale che si sarebbe affermato non appena gli si fosse applicato un motore più potente.

 
 Sopra vari tipi di motore.

Nel 1910, il tedesco Ugo Junkers progettava un aereo a grande sviluppo di ala, nel quale gli uomini, il motore e carico sono alloggiati in un'unica ala: questo è il principio su cui si basano gli apparecchi metallici. Da questo momento l'aereo venne perfezionato in tutte le nazioni: nel 1927 l'americano Lindberg effettuò la traversata dell'Atlantico da New York a Parigi in 33 ore e mezzo la distanza di 5860 Km. Nello stesso anno il maggiore Mario De Bernardi, italiano, stabiliva il record mondiale di velocità alla media di 479,290 Km orari e lo migliorava l'anno successivo portandolo a 512,776 Km.
Nel 1920 l'ingegnere spagnolo Giovanni de la Cierva inventava un nuovo tipo di aereo che chiamava autogiro in cui le ali sono sostituite da pale ruotanti che si mettono in rorazione per effetto dell'avanzamento dell'apparecchio in seguito alla normale azione dell'elica. Questo sistema serve a dare all'aereo una certa sicurezza: se l'elica si arresta in seguito a un guasto del motore, l'autogiro scende lentamente perchè la caduta viene trattenuta dalle pale rotanti, o elica sostenitrice che continuano a girare a causa dell'attrito dell'area. L'autogiro è praticamente scomparso perchè la sua ala rotante offre una elevata resistenza all'area che impedisce di raggiungere alte velocità.

Lo sviluppo dell'aviazione è caratterizzato dal trionfo del motore a reazione dopo la Seconda Guerra Mondiale: con questo motore, le eliche sono state abolite e l'aeroplano è spinto, come un razzo, dalla continua esplosione dei gas prodotti da uno o più reattori. Si parla di turboreattori, cioè di motori in cui l'aria è spinta e compressa in una camera di combustione dalle pale di un rotore applicato a una turbina messa in moto dalla stessa esplosione. Oggi gli apparecchi militari vanno tranquillamente a velocità superiori a quella del suono. Anche l'aviazione civile si sta spostando verso i motori a reazione che raggiungono velocità superiori ai 900 chilometri orari contro i 600 dei motori ad elica. Gli aerei con motore a reazione sono caratterizzati da ali a freccia, volte nettamente all'indietro o a delta - forma triangolare che più si prestano per raggiungere le alte velocità, caratterizzate da dimensioni ridotte. Poi per dare all'aereo una maggiore aerodinamicità e per avere minor rumore in cabina, il motore viene messo in coda. Accanto ai motori a reazione, ci sono i turboelica ove l'elica viene mossa da una turbina e caratterizzati da velocità massime di 600 Km orari.


 
 

Sopra: l'aeroplano di Ader.
Sotto: l'aeroplano dei Wright 1905.


 
 

Sopra: biplano Voisin 1907
Sotto: monoplano Bleriot


Sopra: Progetto dell'ala unica di Junkers 1910
Sotto: autogiro de la Cierva


 A sinistra schema di un turboreattore: 1) ingresso aria;
 2 rotore; 3 ingresso carburante; 4 camera di combustione;
 5 turbina.
I MISSILI


Principio di funzionamento del razzo
   

L'aeroplano è una macchina che può funzionare solo nell'aria, che gli serve per sostenersi in volo e per i motori. Per andare nello spazio e, arrivare ai pianeti e alle stelle occorre un motore non legato all'aria: questi è il razzo. Montato su un missile, il razzo ci permette di svincolarci dalla forza di gravità del nostro pianeta, sia per la grande potenza fornita e per la possibilità di funzionare anche in assenza di aria.
Il razzo è di origine molto antica per chè era già conosciuto intorno al Mille dai Cinesi che lo impiegavano in guerra. In Europa venne impiegato sia per i fuochi artificiali e qualche volta per uso bellico. Un piccolo razzo da festa di paese è da considerare un missile: esso è costituito da un cilindro di cartone, chiuso a una estremità, mentre sull'altra presenta una strozzatura, riempito da polvere da sparo e fissato a un bastoncello per consentirgli una maggiore stabilità di volo; la polvere viene accesa dalla miccia e si sviluppa una grande quantità di gas che attraversando la strozzatura determinano la spinta per reazione per cui il razzo parte in direzione opposta. La spinta della reazione è un fenomeno interno e non come molti credono che il getto retrostante si appoggia sull'aria retrostante. Per questo motivo il razzo vola anche in in assenza di aria. Al fine Ottocento, il matematico russo Costantino Ziolkowski, credeva possibile la costruzione di astronavi a razzo e calcolò le possibili rotte di voli interplanetori e di voli intorno la Terra. Egli poi credeva che i combustibili liquidi erano più efficaci dei solidi.

 
 

Durante la Seconda Guerra Mondiale fu studiato un Germania un razzo a liquido, presto noto col nome di V2, che presentava una carica esplosiva di una tonnellata e permetteva di bombardare le città inglesi da lunga distanza. Era lungo 14 metri e impiegava combustibile liquido messo in due serbatoi. Poi un sistema di pompe mandava i due liquidi nella camera di combustione ove per contatto si trasformano in gas che poi usciva con notevole violenza da un ugello. Dalla figura a sinistra si nota come i due serbatoi di gas liquido occupano la maggior parte del razzo: questa caratteristica, propria dei razzi, diventa tanto più evidente quanto maggiore è la distanza da percorrere. La combustione durava 70 secondi circa e venivano trasformati in gas 8750 Kg di liquido; la velocità raggiunta è di 6000 Km l'ora. La V2 fu la base per gli studi continuati in Russia, Stati Uniti e in Inghilterra.
 


Razzo a tre stadi
Negli anni successivi continuarono gli studi che non tardarono a dare i loro frutti. Un primo perfezionamento della V2 fu il Viking degli Stati Uniti nel 1949, capace di raggiungere i 252 Km di altezza. Poi la Russia, per prima, realizzò un missile il T3, che pesava più di cento tonnellate e di gittata superiore i 1600 Km. Gli Stati Uniti con il Thor raggiungevano una gittata di 2400 Km. Nel 1955, un razzo russo compiva un tragitto di 4800 Km tra Omsk e l'isola di Bennett nel Mar Glaciale. Iniziava così l'era dei missili a lunga gittata. Attualmente qualsiasi punto della Terra è raggiungibile dai missili intercontinentali, come quelli americani Atlas, Titan, Minutesman. Si tratta di armi terribili a testata atomica o all'idrogeno. Da essi sono nati i veicoli spaziali.

I razzi a lunga gittata, distanze superiori dai 6000 ai 10000 Km, si dovette superare un problema che sembrava insormontabile: infatti in un missile, maggiore è la distanza da percorrere, maggiore dovrà essere la quantità di combustibile da bruciare e quindi le dimensioni, in vo- lume e peso, del missile aumenteranno con la distanza. Con l'aumentare del peso e dimensioni del missile aumenterà la richiesta di carbu- rante arrivando a un circolo chiuso. Gli scienziati risolsero il problema con il razzo a più stadi.
Il razzo a più stadi è composto da più sezioni, in genere tre, ognuno dei quali si stacca quando il combustibile è finito: in questo modo il missile si alleggerisce passando da un peso iniziale di 50.000 kg, al finale di 500 Kg. In questo modo è stato possibile raggiungere velocità di 26.000 km l'ora richieste per distanze di 10.000 Km.
Una velocità di 26.000 Km l'ora sarebbe sufficiente a scaldare e successivamente distruggere il missile: se questo non avviene è perchè il razzo viaggia negli strati atmosferici superiori, meno densi, ove l'attrito è inferiore e si ha un minor riscaldamento.
Questo si spiega in questo modo:
Un missile si può associare a un colpo di cannone che durante il volo descrive una traettoria, cioè una curva, che sarà tanto più alta quanto più lunga.
 
  

Data la lunghezza che si vuol dare a una traiettoria è possibile calcolare l'altezza che essa dovrà avere: su questi calcoli si basa la balistica ossia la scienza che studia il movimento dei proiettili di artiglieria. La canna di un cannone viene tanto più inclinata quanto più lontano deve essere mandato il proiettile, e quindi quanto più alta deve essere la sua traiettoria.
Per un tragitto di 6000 Km, l'altezza massima della traiettoria deve essere di 1045 Km e, considerando che il limite che la stratosfera, cioè dell'estremo spessore d'aria in cui l'attrito è sensibile, è di 80 km, si comprende che il missile può viaggiare senza preoccuparsi dell'attrito dell'aria sulla sua corsa. Poi, il missile parte verticalmente al fine di ridurre il tempo impiegato per attraversare gli strati atmosferici di maggiore densità; solo dopo aver superato la stratosfera, assume, automaticamente, l'inclinazione necessaria.
Vediamo ora come i missili possono superare la distanza di 6000 km.
I missili a lunga gittata. La distanza superabile è funzione della velocità. Lanciando un sasso, noteremo subito che quanto maggiore è la velocità che gli si imprime tanto maggiore sarà la distanza a cui sarà mandato. Per percorrere una traiettoria di 6000 km il razzo deve raggiungere una velocità di 22.000 km l'ora circa, cioè 6,15 km al secondo.
La massima velocità che può essere raggiunta da un razzo a uno stadio è di 10.000 km orari; per velocità superiori occorre ricorrere a razzi multistadio, per esempio a tre stadi. Il primo stadio è il più grande: deve contenere il carburante (per esempio 20 tonnellate) necessario a portare l'intera massa a una velocità di 7500 km orari circa. La partenza avviene verticalmente e la combustione si esaurisce in un centinaio di secondi: 20 tonnellate di carburante vengono consumate in poco più di un minuto! Alla fine della combustione del primo stadio il missile ha raggiunto la velocità di circa 7500 Km orari circa. A questo punto il primo stadio si stacca e si accende contemporaneamente ilcarburante del secondo stadio.Quest'ultimo può raggiungere la velocità di circa 7500 Km orari, ma siccome vi è una velocità iniziale di 7500 km orari, le due velocità si sommano raggiungendo circa i 15.000 km orari. La combustione del secondo stadio, molto più piccolo del primo, avviene in un tempo molto più ridotto - pochi secondi - al termine del quale su stacca e si accende il terzo e ultimo. Questo può raggiungere i 7500 Km orari che sommandosi ai precedenti 15.000 Km orari portano a una velocità finale di 22.000 Km orari necessari per compiere il viaggio. Questo avviene in un paio di minuti. Da questo momento il razzo viaggia senza propulsione: la sua velocità andrà diminuendo man mano che ci si avvicina al vertice della traiettoria, raggiunto il quale, inizia la caduta verso terra, e la velocità aumenta per effetto dell'attrazione terrestre.
Da quanto detto si ha una idea schematica del volo.

 

I SATELLITI ARTIFICIALI.
A questo punto non bisogna meravigliarsi se l'Uomo, seguendo il suo vecchio sogno di lanciare i missili verso altri mondi. Per primo è stato realizzato un satellite artificiale, che può essere di forma sferica, che come una piccola Luna ruota attorno alla Terra: l'espessione "mettere in orbita un satellite" è divenuta familiare.
Vediamo esattamente, parlando della gravitazione universale e per quale ragione i pianeti ruotano attorno al Sole e la Luna attorno alla Terra: si tratta della combinazione di un moto rettilineo che i pianeti seguirebbero se mom fossero attratti da un corpo più grande di loro, con un moto di caduta verso questo corpo, cioè il Sole e nel caso della Luna, la Terra, che i pianeti seguirebbero se non fossero sollecitati dal loro primo movimento. Si ottiene quindi un moto circolare simile a quello che si ottiene facendoci girare un sasso legato allo spago: lo spago rappresenta la forza di attrazione.
"Mettere in orbita un satellite" significa quindi imprimere al piccolo satellite artificiale un movimento rettilineo di velocità tale che, combinandosi col moto di caduta determinato dall'attrazione terrestre, si trasformi in un movimento circolare, ossia in un orbita. La velocità che si deve imprimere a un razzo perchè segua una traiettoria circolare, a una altezza di circa 200 Km è di 28.100 Km orari. Questa velocità diminuisce se l'altezza della traiettoria aumenta.

 
 
 

Lo Sputnik I. (In russo la parola Sputnik significa "Compagno di viaggio" e in astronomia "Satellite") fu il primo satellite artificiale in orbita intorno alla Terra nella storia. Esso venne lanciato (quando i russi intuirono la possibilità di modificare missili militari in vettori per il lancio di satelliti) il 4 ottobre 1957 dal cosmodromo di Baikonur, nell'odierno Kazakistan, grazie al vettore R-7 (Semyorka). Fu utilizzato un razzo a tre stadi. Lo Sputnik era una sfera metallica di alluminio, di 83 Kg, che conteneva alcuni strumenti scientifici con una piccola stazione radiotrasmittente che trasmetteva a terra, i dati scientifici automaticamente stabiliti.

L'orbita dei satelliti artificiali. L'orbita dello Sputnik I (e quella dello Sputnik II, lanciato nel dicembre del dello stesso 1957, rimasto noto) per la presenza della cagnetta Laika), non fu esattamente circolare ma ellittica e questo perchè per ottenere un'orbita circolare la velocità del satellite dovrebbe essere calcolata con moltissima precisione da essere in pratica irrangiungibile. Basta una piccolissima variazione in più o in meno che la traiettoria diventi ellittica.
Vediamo perchè!
Se la velocità è poco maggiore di quella richiesta dall'orbita scelta, il satellite uscirà più o meno dall'orbita stessa allontanandosi dalla Terra; poi andrà perdendo velocità, perchè sappiamo che la velocità di un proiettile diminuisce man mano che la traiettoria sale. Dopo Verrà il momento in cui la velocità non sarà più sufficiente a vincere la forza di attrazione e il satellite comincerà a cadere con una velocità sempre maggiore. Entro certi limiti, il razzo non cadrà sulla Terra, perchè la velocità raggiunta nella caduta gli permetterà di vincere nuovamente l'attrazione terrestre e di compiere il suo giro tornando al punto di partenza con la velocità iniziale. Dalla figura si può notare che il risultato è una traiettoria ellittica.
Lo stesso avviene se la velocità è poco inferiore al necessario: il satellite tenderà a cadere verso la Terra, acquistando velocità per poi riuscire egual- mente a compiere il suo giro secondo una traiettoria che risulterà anch'essa ellittica come si vede in figura.
Si avrà così un naturale assestamento del satellite nella sua orbita, però solo per piccoli errori di calcolo.
Se però l'errore supera un certo limite, ls caduta del satellite è inevitabile.

L'Uomo sulla Luna. Finalmente il 20 Luglio del 1969, l'uomo conquistava il suolo lunare: il LEM chiamato Eagle (Aquila) si appoggiò sul suolo lunare nel Mare della Tranquillità. Il primo uomo a scendere fu Armstrong alle 04:57 ore italiane del 21 Luglio 1969.
 
 Sopra: L'equipaggio dell'Apollo 11:
 da sinistra a destra: Armstrong, Collins  e Aldrine Aldrin
 
 Sopra: l'Eagle distaccato dal Columbia.

   Sotto: lo SPUTNIK 1.
 
 
 Sopra: interno di un satellite americano tipo Vanguard.
 Sotto: satellite Telstar II.

 
 
Sopra: un'orbita è una traiettoria di una particolare lunghezza

 
 
 
  
  

 Sotto: sonde per lo studio dello spazio.

   

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La stazione spaziale internazionale è stata realizzata inizialmentea dalla Russia e gli USA; poi si sono inseriti altri 16 paesi come il Giappone, l'Italia, aggiungendo altri moduli per la sua realizzazione.
Le spese per la conquista dello Spazio, sembrerebbero ai più esagerate visto i molti problemi che ha l'Umanità sulla Terra (Fame, malattie,...) Tenendo conto che la Terra è da sempre minacciata da asteroidi (vedi figura giù) che nell'impatto, agiscono con la potenza distruttiva di una bomba atomica di grande potenza: sembra abbiano causato la fine dei grandi rettili (vedremo poi dettagliatamente). Non è da dimenticare la minaccia, poi rientrata di Apophis.....
Comunque lo studio dello spazio e in particolare dei pianeti (con le loro lune) procede grazie alle numerose sonde lanciate nello spazio e alla costruzione di megatelescopi.

 

 A sinistra la Terra da sempre minacciata da asteroidi.
 sopra: Apophis che minacciò la Terra negli ultimi anni.