Giuseppe Pignatale
 Presenta:
 
Il Trionfo degli Uomini di Buona Volontà.
 
  
   
   Supersapiens.it  Promozione Sviluppo Globale Benessere.
 
  Hobby:
  La fotografia
La fotografia permise di riprodurre un'immagine così come era. Certo dalla vera foto in bianco e nero ottenuta con macchine fotografiche da cui si otteneva la "negativa" e infine con procedimenti complessi la foto vera e propria, si sono fatti negli ultimi anni passi da gigante con la foto digitale.....
Google
 
Web www.supersapiens.it

 Supersapiens.it
 Forum Culturale
  

Oggi la fotografia "analogica" con pellicola fotografica è stata in gran parte sostituita da quella "digitale". Ma, vediamo comunque un pò di storia della fotografia.

La fotografia si basa su due fatti fondamentali: la camera oscura e il secondo è che il nitrato e il cloruro d'argento, esposti alla luce annerivano. Della camera oscura ne ha parlato in modo vago lo stesso Aristotele; poi nel 1200 il dotto monaco inglese Ruggero Bacone ne aveva fatta una descrizione esatta.La camera oscura consiste in una scatola a cui viene fatto un foro su una parete; aprendo una finestra nella parete opposta e mettendo un foglio di carta oleata vedremo successivamente che puntando la scatola - ossia la camera oscura - su una immagine, sarà illuminata, vedendo la stessa immagine rovesciata. I raggi luminosi attraversano il foro in linea retta e vanno a illuminare la superficie


semitrasparente della carta. Se nel foro si incastra una lente, o una serie di lenti, l'immagine sarà più nitida. Nel 1824 il pittore francese Luigi Daguerre e il fisico Giuseppe Niepce giunsero a un sistema di riproduzione di immagini detto dagherrotipia. In pratica si prendeva una lastra d'argento e la esponeva a vapori di iodio formando sulla sua superficie uno strato di ioduro d'argento, di colore azzurrognolo, sensibile alla luce. Questa lastra veniva messa nella camera oscura e esposta quindi all'immagine, per esempio un paesaggio, illuminata per 3-4 minuti; poi si trattava con vapori di mercurio, ottenuti scaldando sotto di essa una capsula, contenente mercurio: l'immagine compariva sulla lastra. Per fissarla, per farla restare occorreva trattare la lastra con sale da cucina o con iposolfito.

Si passa dalla dagherrotipia alla fotografia nel 1845 quando si sostituiscono le lastre di vetro a quelle d'argento. La lastra di vetro costituiva la negativa, ossia l'immagine corrispondeva esattamente al disegno dell'immagine fotografata, però rovesciando le luci: i chiari divenivano scuri e gli scuri divenivano chiari. Un numero infinito di positive si potevano ottenere applicando la lastra su una carta sensibilizzata ed esponendola alla luce. Una volta impressionate le lastre o le pellicole fotografiche occorre svilupparle per poi procedere alla stampa delle immagini impressionate. Le operazione di sviluppo e stampa sono svolte da un negozio di materiale fotografico e sono comunque piuttosto complesse e richiedono tanta esperienza e accuratezza. Le pellicole impressionate, cioè quelle esposte alla luce nella macchina fotografica e quindi impressionate da un'immagine, a meno che il fotografo sia maldes tro, non presentano alcuna differenza visibile da quelle non impressionate.
Entrando in una stanza buia, illuminata da una debolissima luce verde, e le confrontiamo tra loro non notiamo alcuna differenza essendo entrambi di colore giallastro uniforme; la stanza buia e la luce verde sono state "prese" per non rovinare il materiale fotografico. Il processo di sviluppo è fondamentale per far comparire l'immagine sulla pellicola fotografica precedente impressionata; esso consiste nell'immergere la pellicola in un bagno così da trasformare in argento metallico e, quindi opaco, i granuli di alogenuro di argento colpiti dalla luce, lasciando inalterati e quindi trasparenti gli altri. L'alogenuro di argento è costituito da piccolissimi cristalli sensibili alla luce che vengono emulsionati, ossia tenuti in sospensione, in una sostanza gelatinosa spalmata sulle pellicole. L'emulsione dopo essere stata sviluppata, operazione che deve essere fatta al buio, in presenza della luce verde, deve essere fissata al fine da evitare l'annerimento perchè tutti i cristalli verrebbero egualmente impressionati. Il fissaggio consiste nell'immergere la pellicola in un altro bagno che trasforma gli alogenuri non colpiti dalla luce in sali solubili nell'acqua che vengono eliminati mediante lavaggio in acqua pura. Si ottiene così la negativa: in essa i punti molto esposti alla luce sono divenuti molto oscuri perchè l'alogenuro si è trasformato in metallo; quelli meno esposti sono divenuti più o meno grigi perchè solo pochi cristalli sono stati colpiti dalla luce e di conseguenza quelli pochissimo illuminati sono quasi trasparenti.

  Torna alla HomeBase



 APPROFONDIMENTI
 La fotografia digitale