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Oggi la fotografia "analogica" con pellicola fotografica è stata in gran parte
sostituita da quella "digitale". Ma, vediamo comunque un pò di storia della fotografia.
La fotografia si basa su due fatti fondamentali: la camera oscura e il secondo
è che il nitrato e il cloruro d'argento, esposti alla luce annerivano.
Della camera oscura ne ha parlato in modo vago lo stesso Aristotele; poi nel
1200 il dotto monaco inglese Ruggero Bacone ne aveva fatta una descrizione
esatta.La camera oscura consiste in una scatola a cui viene fatto un foro
su una parete; aprendo una finestra nella parete opposta e mettendo un foglio
di carta oleata vedremo successivamente che puntando la scatola - ossia
la camera oscura - su una immagine, sarà illuminata, vedendo la stessa
immagine rovesciata. I raggi luminosi attraversano il foro in linea retta e vanno a illuminare la superficie

semitrasparente della carta. Se nel foro si
incastra una lente, o una serie di lenti, l'immagine sarà più nitida. Nel 1824
il pittore francese Luigi Daguerre e il fisico Giuseppe Niepce giunsero a un
sistema di riproduzione di immagini detto dagherrotipia. In pratica si prendeva
una lastra d'argento e la esponeva a vapori di iodio formando sulla sua
superficie uno strato di ioduro d'argento, di colore azzurrognolo, sensibile
alla luce. Questa lastra veniva messa nella camera oscura e esposta quindi
all'immagine, per esempio un paesaggio, illuminata per 3-4 minuti; poi si trattava
con vapori di mercurio, ottenuti scaldando sotto di essa una capsula,
contenente mercurio: l'immagine compariva sulla lastra. Per fissarla, per farla
restare occorreva trattare la lastra con sale da cucina o con iposolfito.
Si passa dalla dagherrotipia alla fotografia nel 1845 quando si sostituiscono
le lastre di vetro a quelle d'argento. La lastra di vetro costituiva la negativa,
ossia l'immagine corrispondeva esattamente al disegno dell'immagine fotografata,
però rovesciando le luci: i chiari divenivano scuri e gli scuri divenivano
chiari. Un numero infinito di positive si potevano ottenere applicando la lastra
su una carta sensibilizzata ed esponendola alla luce.
Una volta impressionate le lastre o le pellicole fotografiche occorre svilupparle
per poi procedere alla stampa delle immagini impressionate. Le operazione di
sviluppo e stampa sono svolte da un negozio di materiale fotografico e sono
comunque piuttosto complesse e richiedono tanta esperienza e accuratezza.
Le pellicole impressionate, cioè quelle esposte alla luce nella macchina fotografica e
quindi impressionate da un'immagine, a meno che il fotografo sia maldes tro, non
presentano alcuna differenza visibile da quelle non impressionate.
Entrando in una stanza buia, illuminata da una debolissima luce verde, e le
confrontiamo tra loro non notiamo alcuna differenza essendo entrambi di colore
giallastro uniforme; la stanza buia e la luce verde sono state "prese" per non
rovinare il materiale fotografico.
Il processo di sviluppo è fondamentale per far comparire l'immagine sulla
pellicola fotografica precedente impressionata; esso consiste nell'immergere
la pellicola in un bagno così da trasformare in argento metallico e, quindi
opaco, i granuli di alogenuro di argento colpiti dalla luce, lasciando inalterati e
quindi trasparenti gli altri. L'alogenuro di argento è costituito da
piccolissimi cristalli sensibili alla luce che vengono emulsionati, ossia tenuti
in sospensione, in una sostanza gelatinosa spalmata sulle pellicole.
L'emulsione dopo essere stata sviluppata, operazione che deve essere fatta al
buio, in presenza della luce verde, deve essere fissata al fine da evitare
l'annerimento perchè tutti i cristalli verrebbero egualmente impressionati. Il
fissaggio consiste nell'immergere la pellicola in un altro bagno che trasforma
gli alogenuri non colpiti dalla luce in sali solubili nell'acqua che vengono eliminati
mediante lavaggio in acqua pura.
Si ottiene così la negativa: in essa i punti molto esposti alla luce sono divenuti
molto oscuri perchè l'alogenuro si è trasformato in metallo; quelli meno esposti
sono divenuti più o meno grigi perchè solo pochi cristalli sono stati colpiti
dalla luce e di conseguenza quelli pochissimo illuminati sono quasi trasparenti.
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APPROFONDIMENTI
La fotografia digitale
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