Giuseppe Pignatale
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IL TEMPIO GRECO.

Il tempio è la più grande creazione del genio architettonico greco. Vediamo dettagliatamente ......

 
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Il tempio è la più grande creazione del genio architettonico greco. In pratica l'arte greca si afferma con il tempio. Vediamo ora questa semplice costruzione che influenzerà l'architettura sino ai nostri giorni.
Il tempio greco è costituito dai seguenti elementi:
a) verticale, la colonna;
b) orizzontale, la trabeazione;
c) di conclusione, il timpano.

Questi tre elementi, sono alla base dell'architettura, e, quei primi costruttori greci li elaborarono con amore infinito.

La colonna.

La colonna, elemento che compare nell'architettura di tutti i paesi, soltanto in Grecia fu condotta alla massima perfezione. Vediamo ora cosa si intende per colonna.
Gli architetti rispondono che la colonna è una membratura portante: questo però non significa che sia in poche parole un palo. In essa vi è l'idea di un tronco d'albero, che sorregge la ricca arborescenza, e vi è l'idea del corpo umano in piedi - vedi fig.2. La colonna poi è il simbolo di forza e agilità: alta e snella sorregge grandi pesi; è poi il simbolo di aspirazione all'alto, di nobile perseveranza nella fatica.
Sentendo tutto questo, i Greci vollero rendere viva la colonna, farne un motivo animato: e in base a una consi- derazione; quasi umana, tentarono di sostituirla con la figura dell'uomo, cioè con statue maschili e femminili. Successivamente, avendo troppo gusto, tornarono alla colonna vera e propria, perchè l'umanità di un elemento architettonico non si raggiunge imitando semplicemente il corpo umano.


  Tempio greco: la base a gradini, il perimetro delle colonne, il pronao, cioè l'ingresso alla cella dove stanno
  l'ara e il simulacro della divinità.

 
 I tre elementi fondamentali del tempio greco: colonna,
 trabeazione, timpano. - fig.1

 
 evoluzione della colonna, elemento fondamentale del tempio
 greco. - fig.2

 Schema della trabeazione , cioè della fronte del
 tempio, che poggia sulle colonne. - fig.3

La lenta evoluzione della colonna. I Greci e i Cretesi cominciarono a studiare la forma del suo fusto. Un semplice cilindro tutto eguale, in alto come in basso, non ha espressione. Provarono dunque a dargli un senso di scatto facendolo partire da una base piuttosto sottile e allargandolo via via nell'alto, a cono rovesciato. I palazzi di Creta e di Micene avevano colonne così fatte. Se pensiamo a un uomo sull'attenti, comprendiamo subito quale sia stato il motivo ispiratore di questo tipo di colonna: i due piedi riuniti formano una base limitata che va ampliandosi poi alle anche e alle spalle. Inoltre questa forma dà un senso di ascesa: anche lo zampillo di una fontana nasce sottilissimo e si allarga nell'alto. Ma appunto questo movimento violento non soddisfaceva lo spirito greco. Un edificio è una cosa ferma e sicura: perchè fingere in esso un'irrequietudine? Ed ecco che la colonna si rovescia, diviene più grossa alla hase più sottile verso l'alto: dà così un senso di maggiore stabilità e di maggior riposo senza che l'idea dell'ascesa sia totalmente eliminata. Più tardi verrà leggermente ingrossata circa a un terzo dell'altezza per eliminarne l'eccessiva rigidità senza che l'occhio quasi se ne accorga.
Il capitello. Tuttavia la colonna deve sostenere un peso: quello della trabeazione che vi si adagia sopra. Bisognava dare il senso di questo compito e togliere l'impressione che la colonna si incastrasse nella trabeazione come i pioli nei due bracci di una scala. Ed ecco che l'estremità superiore della colonna si allarga, divenendo elemento di sostegno come una mano all'estremità del braccio. E nasce così il " capitello ", che segna il passaggio tra la colonna e la trabeazione. A questo punto la colonna ha una sua precisa individualità, ha terminato, quindi, la sua preistoria e può cominciare la sua storia che è legata, come vedremo, alla storia del tempio stesso e dei suoi tre "ordini".

La trabeazione e il timpano
Architrave, fregio e cornice. Consideriamo adesso l'elemento "portato", quello che, nel giuoco infantile, è rappresentato dal regoletto orizzontale, la trabeazione. Anche questa venne attentamente studiala dai Greci e risulta secondo un armonioso giuoco di proporzioni. La trabeazione rappresenta la fronte del tempio: essa è sostenuta non da due sole colonne come nello schema elementare inventato da fanciullo, ma da un numero notevolmente superiore, ad esempio otto. Deve dunque avere un'altezza conveniente perchè, se fosse troppo sottile, non giustificherebbe tanti elementi di sostegno. Gli architetti greci la divisero quindi in tre membrature sovrapposte. Anzitutto l'"architrave", che poggia direttamente sui capitelli, costituita da una lunga trave di marmo. Poi il "fregio" cioè una fascia superiore variamente adornata. Infine la "cornice", sovrapposta al fregio e sporgente. Questi tre elementi devono essere fra loro in giuste proporzioni, che possono variare ma che non sono mai scelte a caso. Da quelle proporzioni dipende in gran parte l'armonia del tempio.

Timpano e acroteri. II "timpano", infime, è l'elemento triangolare a base molto larga, che viene sovrapposto alla trabeazione e la conclude: su di esso poggiano le due ali spioventi del tetto. Sui suoi tre angoli si levano tre motivi decorativi, tre statuette, detti "acroteri", due laterali e uno centrale, quasi ad annunciare che l'edificio è finito. "L' edificio"? "Ma finora uun abbiamo visto che una semplice facciata e per di più quasi trasparente: una fila di colonne che sostengono soltanto un frontone. Dov'è il tempio? Il tempio vero e proprio deve essere ancora costruito, ma questa facciata ha già detto come dove essere fatto. Immaginiamo di elevare questa facciata su uno dei lati minori di un rettangolo, e facciamo continuare il colonnato c la trabeazione lungo gli altri tre lati. Sul lato minore opposto al primo eleviamo un seconda timpano. e copriamo il tutto con un tetto a due spioventi che poggerà, cinte si è detto sui due timpani. Così abbiamo un edificio, sebbene tutto trasparente perchè le pareti sono formate da colonne. Dentro questa leggiadra gabbia eleviamo ora, a una certa distanza dalle colonne, delle vere pareti in muratura: avremo in questo modo una stanza, o "cella" tutta circondata da un colonnato. Anteriormente. però. e spesso anche posteriormente, la cella rimane alquanto più distante dalle colonne della facciata e in quello spazio sorge una seconda fila di colonne così da formare un vestibolo o "prònao". Ora il tempio è completo.
Sorge nella campagna o su di mi altura: l'interno della cella è illuminato dall alto, diviso in due parti, di cui quella anteriore accoglie i fedeli, quella posteriore i sacerdoti; attorno ad essa le colonne creano un giuoco di trasparenze pieno darla e di sole. Non è un edificio tutto bianco, come molti immaginano, ma ricco di toni rossi, azzurri e neri che si alternano in belle decorazioni lungo ia trabeazione e le pareti della cella, e si accorda così col verde della campagna e l'azzurro del cielo. Questo che abbiamo descritto e per dire così lo schema del tempio greco che assume poi una particolare personalità nei tre famosi "ordini" di cui parlaremo subito.

Gli "ordini"
L'ordine dorico. Che cosa sono gli "ordini"? Sono i modi, gli "stili" con cui questo schema è stato interpretato e realizzato dai Greci in tre momenti successivi della loro storia. Essi prendono il nome dal popolo o dalla regione che li crearono. E rimasero così fondamentali che, fino al secolo scorso ,- e non è detto che la cosa debba proprio finir così - si costruì tenendo presenti questi tre ordini. Il più antico è l'ordine dorico, che rispecchia l'austerità e la rudezza del popolo invasore, i Dori, mitigato e raggentilito, tuttavia, dai popoli ellenici con cui i Dori si fusero. Molto probabilmente nei tempi più antichi per queste costruzioni fu usato il legname, ma, circa seicento anni prioma di Gesù Crisro, si cominciò a usate la pietra.
Il tempio di ordine dorico è sostauziabuenie quello che abbiamo descritto. Esso sorge su di un piano formato da tre gradini di pietra; da questo piano le colonne si levano direttamente, piuttosto massicce, scanalate per tutta la lunghezza, così da ottenere un gìuoco di ombre e di luci che attenua la loro pesantezza. I1 capitello è semplicissimo, formato da tre cerchietti o listelli un poco rilevati e da una svasatura su cui poggia una lastra di marmo quadrata, detta "àbaco". II fregio é decorato da un susseguirsi di tavolette sporgenti, solcate da due scanalature e due smussature, dette o "triglifi"; fra l'una e l'altra ci sono degli spazi quadrati, lisci o decorati, detti "mètope". Davanti al timpano vi sono in genere delle sculture. II colonnato, di solito, è tutto in giro alla cella, ma, nelle forme più semplici, è solo stilla fasciata.

L'ordine ionico. Non molto più tardi, nelle città greche della Jonia, sulle coste dell'Asia Minore, questo tipo di tempio si arricchi e si ebbe il cosiddetto "ordine ionico", più snello ed elegante. In questo ordine, la colonna, invece di sorgere direttamente dal piano, ha una "base" in cui 1'elemento più caratteristico è un rigonfiamento circolare. o cuscino, o "toro"; e più sottile, ha scanalature più numerose e un poco distanziate l'una dall'altra e un capitello di forma caratteristica sostituito da una specie di cuscino che si ripiega ai due lati in volute: su di esso poggia la lastra quadrata o àbaco. L'architrave, invece di essere una semplice trave di marmo, è formato di più fasce sovrapposte e sporgenti l'una sull'altra; il fregio è costituito da un'unica fascia, liscia o adornata da un bassorilievo e decorata superiormente a dentelli o con altri motivi.

L'ordine corinzio. Più tardi, cirra, trecento anni avanti Cristo, appare il terzo ordine, il più ricco, detto a "ordine corinzio" perchè fu prediletto nella città di Corinto. Esso è sostanzialmente un ordine ionico più intensamente decorato, una ha un capitello cararreristico formato da due strati di foglie di acanto stilizzate dai quali si levano otto viticci che si riuniscono a due a due ai quattro lati e si ripiegane in quattto volute. Occorre ricordare che in genere quando si parla di ordini, ci si rileliste soprattutto alla forma dei capitelli. In età tarda si aggiunsero altre forme come il tempio circolare.

 
 Sopra: schema di facciata di un tempio greco di stile  dorico: vediamo i tre gradini, le colonne con i tre  capitelli, la trabeazione e il timpano terminale.
 a centro: colonna e capitello di ordine dorico.
 a seguire giù: schema di trabeazione di un tempio greco  di stile dorico: compaiono le metape cioè i grandi  riquadri di pietra, scolpiti a rilievo con scene  mitologiche.


 Sopra: tempio di Nettuno a Paestum, in stile dorico.




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 Sopra: a sinistra colonna e capitello di ordine ionico;
 sopra: a destra colonna e capitello di ordine corinzio.

 Sopra: schema di trabeazione di stile jonico: le scene a
 rilievo si svolgono senza interruzioni.
 Sotto: schema di trabeazione di stile corinzio: gli elementi  decorativi sono più fitti e complessi.