Giuseppe Pignatale
 Presenta:
Il Trionfo degli uomini di Buona Volontà.
 


    
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 Religione e culto dei morti.
 
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Gli Egiziani seguivano una religione politeista, cioè credevano nell'esisten- za di molte divinità, le cui statue, conservate nei templi, erano venerate con preghiere, con cerimonie religiose e con offerte votive. A questi culti presiedevano i sacerdoti, che abitavano negli stessi templi. Gli dèi egiziani simboleggiavano le forze e gli elementi della natura, dai quali è condizionata la vita degli uomini. Poiché si credeva che essi si incarnassero in alcuni animali, venivano rappresentati con testa di leone, di falco, di sparviero, di sciacallo, di gatto. Dio supremo era il Sole apportatore del calore che fa crescere le messi e che produce tutti i beni necessari alla vita dell'uomo. II Sole era adorato con diversi nomi e con culti diversi secondo i suoi vari aspetti e secondo le città in cui sorgevano i suoi templi: Ammone, adorato in Tebe, era la causa prima di tutte le cose; Râ , adorato in Eliopoli, era il Sole che brilla nel suo meridiano splendore; Osiride adorato specialmente a Menfi, era il Sole che tramonta ed anche il dio del Nilo benefico, l'autore del crescere e del decrescere delle acque del fiume; Horus figlio di Osiride e della dea Iside che simboleggiava la luna, era il Sole che sorge e il vincitore del malefico Set il dio che provocava la siccità ed inaridiva i campi. Incarnazione di Osiride era il Bue Api, un bue nero con una macchia bianca sulla fronte, un'altra macchia sul tergo a forma di luna falcata e un rigonfiamento sulla lingua a forma di scarabeo. Osiride era anche il dio dei morti. Al suo tribunale, per essere giudicate, si presentavano le anime appena uscite dai corpi: le anime dei malvagi erano condannate a reincarnarsi in animali finché non si fossero purificate delle loro colpe; quelle dei buoni entravano nel regno dei beati. Le anime dei buoni potevano rimanere nel regno dei beati soltanto fino a che i loro corpi si conservassero intatti. Perciò gli Egiziani imbalsamavano i cadaveri, trattandoli con sostanze che li conservassero dalla corruzione. L'arte dell'imbalsamazione dei cadaveri raggiunse in Egitto un così alto grado di perfezione che ancor oggi, dopo molti millenni, le mummie conservano intatte le forme dei corpi e le fattezze dei volti. I cadaveri, imbalsamati ed avvolti in bende di lino, erano chiusi in casse di legno dipinte, il cui coperchio spesso raffigurava il corpo del defunto; le casse, a loro volta, erano chiuse in grossi sarcofaghi di pietra variamente scolpiti, che venivano collocati per la conservazione in celle sotterranee. Accanto al sarcofago erano poste le cose più care al defunto: le vesti, gli ornamenti, gli oggetti personali, ed anche i cibi necessari al suo nutrimento per poter continuare a vivere nell'oltretomba.
Nella prima metà del secolo XIV a. C. fu tentata in Egitto una grande riforma religiosa: l'abolizione del politeismo e l'introduzione del mono- teismo, cioè l'adorazione di un solo dio, il dio Râ-Aton, il disco solare, colui che dà vita e calore a tutte le cose.
Autore di questa riforma fu il faraone Amenhotep IV. Egli cambiò il suo nome, che significa "Ammone" è pago", col nome Akenaton, che significa "è gradito ad Aton ", e trasferì la capitale dello Stato da Tebe, centro dell'antico culto di Ammone, in una nuova città da lui stesso fatta costruire e chiamata Aketaton, che significa " orizzonte di Aton ". Ma la riforma religiosa di questo Faraone ebbe breve durata e, dopo la sua morte, in tutto l'Egitto rifiorirono le credenze e i culti tradizionali.

 
 sopra: processione del bue Apis;
 sotto: mummia di Ramses II;  sotto a destra:
 Secmet, dea della guerra con testa di leone;

 a destra: Anubi.

 


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