Giuseppe Pignatale
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   LE NAVI EGIZIE
L'Egitto Antico, che da molti erroneamente è considerata terra dei morti, per come venissero effettuate le sepolture, in realtà è stata una viva antica Civiltà dell'Uomo. Elevate erano le richieste egizie presso i Fenici, di legname necessario alla realizzazione di imbarcazioni. Sotto Neco II, VI sec.a.C, imbarcazioni egizie, guidate da Fenici circumnavigarono l'Africa. Ma come erano fatte le imbarcazioni egizie?

 
 
 Approfondimenti.

 Sopra: nave egizia.
 

Nell’antico Egitto le imbarcazioni erano il mezzo di trasporto per eccellenza. Sia per la navigazione interna lungo il Nilo e i mille canali limitrofi, sia per la navigazione in mare aperto finalizzata agli scambi commerciali con altri popoli.
Sotto Neco II, figlio di Psammetico I, delle imbarcazioni egizie, guidate da Fenici sembra che hanno circumnavigato l'Africa partendo dal mar Rosso e attraverso le porte d'Ercole, sono giunte in Egitto dopo tre anni.
La barca era simbolo anche di viaggio ultraterreno e mezzo usato dalle divinità), le prime attestazioni di raffigurazioni di imbarcazioni risalgono a circa 6000 anni fa.
Le navi egizie sono certamente le prime imbarcazioni di cui si dispone una raffigurazione attendibile. Indiscutibilmente dovevano essere già utilizzate imbarcazioni più semplici e più antiche.
Particolarmente ricco il campionario risalente alla cultura del Neolitico egizio denominata Naqada: per citare qualche esempio si possono annoverare, a puro scopo esemplificativo e non esaustivo, i numerosissimi vasi d'argilla decorati a pittura rossa o nera, il famoso e unico lino di Gebeleine o le rappresentazioni parietarie di una tomba rinvenuta nel sito di Hieraconpolis. In tutti questi casi, la figura dell'imbarcazione compare in posizione dominante e rappresentata sempre nello stesso modo o con poche varianti: uno scafo curvilineo che si innalza nella stessa misura sia a prua che a poppa. Una doppia cabina in posizione centrale e un alto palo che reca insegne o bandiere. Nell'arco dei tremila anni di sviluppo della civiltà egizia, i natanti e le loro rappresentazioni continuano a comparire soprattutto in contesto funerario: oltre alle immancabili rappresentazioni su parete, a partire dal Medio Regno, nelle sepolture dei funzionari o a personaggi dell'upper class, vengono deposti insieme al defunto diversi modellini di barca per lo più realizzati in legno, dotati anche di rematori, come parte integrante del corredo. Tali modellini, nelle credenze degli antichi egizi, avrebbero soddisfatto le necessità del defunto di compiere il proprio viaggio rituale verso Abido o più semplicemente era il mezzo che avrebbero usato nella continuazione della loro vita ultraterrena.
Nell’Egitto predinastico si hanno le prime raffigurazioni schematiche di imbarcazioni mediterranee ma che ci dicono poco sulle caratteristiche tecniche delle navi; nell’Antico Regno le rappresentazioni diventano molto realistiche e puntuali; per il Medio regno anche se il numero di raffigurazioni è maggiore l’approssimazione e la mancanza dei particolari non offrono elementi utili per la conoscenza della navigazione egizia, e si deve aspettare il Nuovo Regno per ritrovare la qualità dei tempi di Cheope o Khufu (2551-2528 a. C. circa), noto faraone della IV dinastia e della sua nave scoperta nel 1954 nei pressi del lato sud della famosa e omonima piramide. Grazie a questo ritrovamento, le conoscenze sulle navi egizie ha avuto un notevole contributo; avendo, infatti, a disposizione un'intera nave integra si è potuto analizzare modalità e tecniche costruttive. Nella realtà dei

 La nave di Keope
fatti la nave era stata accuratamente smontata e riposta in una fossa (con ogni probabilità nel momento della deposizione del defunto); la parti- colarità è che ogni pezzo riportava la propria collocazione rispetto alla prua e alla poppa. Seguendo queste le “istruzioni”, gli egittologi sono riusciti a dar forma e volume a tale meraviglia. Un enorme puzzle costi- tuito da 600 pezzi principali e 624 parti accessorie che una volta montato si è presentata in tutto il suo splendore con una lunghezza di oltre 43 metri e una larghezza di 5,9 metri.
I dati tecnici emersi sono stati estremamente interessanti: il fasciame era di legno di cedro e di acacia; il metodo di costruzione utilizzato prevedeva l'uso di legature con fibre vegetali; lo scafo era autoportante e veniva utilizzata la tecnica delle mortase e dei tenoni. Insomma un vero e proprio capolavoro di ingegneria. Dal 1982 la nave è contenuta in un museo realizzato appositamente per questo oggetto collocato nei pressi della grande piramide.

 

Si tratta di imbarcazioni inizialmente costruite con fasci di papiro legati con cavi e corde anche essi di papiro. Erano imbarcazioni di piccole dimensioni sfruttate per la navigazione fluviale e sprovviste di chiglia.

Successivamente si adottarono nuovo metodo costruttivi che dovevano soddisfare la richiesta di imbarcazioni più grandi per il trasporto di grosse quantità di merci sul Nilo che un aumento demografico richiedeva. La tecnica costruttiva arcaica, probabilmente di origini orientali, costituisce un miglioramento notevole dell’evoluzione delle costruzioni navali. In Egitto si registrava una mancanza di materia prima per la costruzione delle imbarcazione e si importò il legno dal Libano cosa che diede maggiore impulso allo sviluppo navale e che è dimostrato dalla nave di Cheope del 2577 a. C.
Le navi costruite con il legno libanese venivano chiamate Kebenti, ossia navi di Biblo, città fenicia sulla costa del Libano, quelle costruite con materiale egizio, ossia l’acacia, il sicomoro, e il papiro avevano altri nomi (depet) cosa che veniva sottolineata anche nella scrittura geroglifica. La tecnica di costruzione delle zattere (Ratis) con l’uso di legature trasversali e perpendicolari e l’aggiunta di sponde portò alla definizione della tecnica costruttiva arcaica detta sutiles naves cioè a scafi cuciti. Le parti del fasciame che costituivano il fondo dello scafo dell’imbarcazione erano cuciti tra di esse con cuciture trasversali e unite testa a testa senza incastri con una conseguente mancanza di unità strutturale; le tavole delle fiancate, per evitare lo scivolamento tra le assi, venivano sagomate, si creavano forme complementari tra le tavole del fasciame per dare solidità e unità strutturale all’imbarcazione. Inoltre tramite l’uso di cavicchi e biette inserite trasversalmente alle tavole si bloccavano ulteriormente le assi tra loro. Le assi venivano sagomate in modo da intagliare la successiva in accordo alla precedente con lo scopo di evitare lo scivolamento, cosa che le legature per quanto efficienti non davano assicurazioni in questo senso. La nave di Cheope ci mostra tutti i dettagli di questa tecnica costruttiva e ci informa dell’uso di tavole corte pur disponendo di tavole piuttosto lunghe. Nella nave egizia raffigurata nei rilievi della tomba di Hatscepsut ( 1500 a. C.) si possono notare invece delle raffinate soluzioni tecniche come i bagli sporgenti, che trattandosi di navi a guscio portante evitavano il collasso dello scafo su se stesso, la presenza di cavi di tensione e legature che serravano il guscio dello scafo per dargli robustezza. Questa nave fu costruita con una chiglia stretta e poppa e prua molto alta sopra l’acqua con una lunghezza di 70 piedi.
Le imbarcazioni egizie da trasporto erano anche di notevoli dimensioni se potevano trasportare gli enormi blocchi di pietra usati per la costruzione delle piramidi; erano azionate da vele quadre, invece, le navi da parata sfruttavano la forza dei rematori che con pagaie di sicomoro potevano remare inginocchiati o in piedi come è illustrato in un bassorilievo della V dinastia.


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